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Livorno, Orti Urbani: dietrofront del Comitato – È tutto da rifare: cosa succede ora

di Flavio Lombardi

	L'assemblea agli Orti Urbani in via Goito
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L'assemblea agli Orti Urbani in via Goito

A distanza di appena 24 ore dall’apertura sul 10% dell’area a Frangerini, arriva il ripensamento

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LIVORNO. Dopo la conferenza stampa di lunedì 28 settembre, a distanza di meno di 24 ore, il passo avanti che sembrava essersi compiuto nella vertenza degli Orti Urbani appare annullato. È probabilmente il segno che dentro il comitato l’ala più oltranzista ha prevalso, imponendo una linea più dura rispetto a quella che il giorno prima sembrava emergere. Di certo c’è che il comunicato diffuso nel pomeriggio di martedì 29 settembre dall’assemblea rimette al centro tutte le distanze con il Comune: cemento zero, modifica del Piano operativo della città, trasferimento degli indici edificatori altrove e presidio permanente nell’area di via Goito.

Il nodo del 90-10

Il nodo è tecnico, ma con un inevitabile riflesso politico. Lunedì, nella conferenza stampa che era sembrata risolutiva, il comitato aveva aperto alla possibilità di valutare la proposta avanzata dall’amministrazione al tavolo istituzionale con lo stesso comitato e con l’aggiudicatario dei terreni, l’impresa Frangerini: ovvero passare dall’attuale rapporto 80-20 previsto dalla scheda AT03 del Piano urbanistico (quindi 20 per cento dell’area che resta privato e il restante 80 per cento da cedere al pubblico come verde attrezzato) a un 90-10 (90 pubblico e 10 privato), con una quota maggiore di parco pubblico e una parte privata ridotta. Ma quella, puntualizza ora dal comitato Giovanni Ceraolo, non era un’adesione al 10 per cento dove costruire. «Noi non abbiamo mai detto di accettarlo. Abbiamo chiesto al Comune di fare dei passaggi e poi, insieme alla città, avremmo fatto una valutazione».

La richiesta di una variante urbanistica

Il punto sul quale il comitato insiste è il modo con cui quella riduzione dovrebbe essere messa nero su bianco. La richiesta è una variante al Piano operativo, cioè una modifica dello strumento urbanistico generale che oggi consente a chiunque sia proprietario dell’area di edificare entro i limiti fissati dalla scheda. Per il comitato, solo intervenendo lì, il 10 per cento diventerebbe un vincolo valido non per Frangerini, ma per qualsiasi proprietario presente o futuro. «Se si modifica il Piano operativo – spiega Ceraolo – chiunque arrivi su quell’area potrà costruire il 10%, punto e basta».

Lo scontro sugli indici edificatori

Ed è proprio qui che il comunicato alza il tono. L’assemblea contesta quella che considera una contraddizione dell’amministrazione. Fino a pochi giorni fa, ricostruisce Ceraolo, l’amministrazione aveva ripetuto che non si può “mercanteggiare” con il privato per spostare gli indici edificatori, perché questo significherebbe aprire un precedente. Ora, invece, la riduzione dal 20 al 10 per cento verrebbe raggiunta recependo una proposta progettuale dello stesso costruttore e poi formalizzandola attraverso gli atti successivi. «Allora – dice Ceraolo – se con il privato si può parlare per ridurre la percentuale, perché non si è mai voluto valutare anche il trasferimento degli indici su un’altra area già urbanizzata?».

L’obiettivo del comitato

È questa la vera novità della posizione assunta ieri. Il comitato torna a mettere davanti a tutto il proprio obiettivo originario: zero nuovo consumo di suolo e cento per cento dell’area trasformata in parco naturalistico urbano. E chiede che venga approfondita proprio la strada dello spostamento delle capacità edificatorie altrove, anziché concentrare l’intervento ai margini di via Goito. «Non facciamo una chiusura totale – precisa a voce Ceraolo – ma se si può fare un accordo con il privato, allora quantomeno si faccia un tavolo per affrontare seriamente anche il trasferimento degli indici». Il comunicato richiama invece una proposta già consegnata al tavolo e ritenuta fin qui ignorata. Un progetto per conservare integralmente il bosco urbano, mantenere una fruizione naturalistica dell’area e affiancare orti didattici, sociali e di ricerca.

Il presidio resta

Nel frattempo resta ferma un’altra linea: il presidio continuerà e gli attivisti sono pronti a opporsi a sgombero e cantierizzazione finché non arriveranno garanzie ritenute sufficienti. Ceraolo insiste anche su un altro dubbio: il 90-10, così come prospettato, non ridurrebbe automaticamente i metri quadrati edificabili. Le previsioni restano infatti attorno ai 4.125 metri quadrati complessivi, da sviluppare su un’impronta a terra più contenuta e con edifici maggiormente concentrati in altezza. Per il comitato conta dunque anche cosa accadrà concretamente al verde nell’area scelta per l’intervento.

La replica del sindaco Salvetti

Dal municipio, però, Luca Salvetti prova a togliere terreno allo scontro. Il sindaco, sentito una prima volta prima del comunicato del dietrofront e poi nuovamente dopo la presa di posizione dell’assemblea, ribadisce un concetto: per arrivare al 90-10 non serve cambiare il Piano operativo. La scheda urbanistica, sostiene, stabilisce il massimo consentito; se la proprietà presenta una proposta che riduce quella previsione, il Comune può recepirla senza necessità di una variante. «La modifica sarebbe necessaria se Frangerini chiedesse di fare di più – spiega – ma quello previsto dal Piano è il limite massimo entro il quale può muoversi».

Il prossimo tavolo

Il percorso indicato resta quello già tracciato. Frangerini dovrebbe presentare al Comune una proposta formalmente impostata sul 90-10, con il 10 per cento riservato alla proprietà e il restante 90 destinato al parco pubblico. A quel punto la giunta adotterebbe rapidamente un primo atto ufficiale, seguito poi dal passaggio in consiglio comunale con il piano attuativo e la convenzione. «Loro chiedono un atto e l’atto lo faremo», aveva spiegato Salvetti già in mattinata, indicando la volontà di mettere nero su bianco la nuova impostazione appena arriverà la proposta dell’impresa. E dopo il comunicato degli Orti il sindaco aggiunge un’altra precisazione: a suo giudizio non è corretto parlare di una trattativa con Frangerini. «Io non tratto con nessuno. Se arriva una proposta al di sotto di quanto oggi è consentito, come Frangerini si è sempre detto disponibile a fare, noi la recepiamo e la accettiamo». Da qui la convinzione che non esista la contraddizione denunciata dal comitato: il Comune non starebbe negoziando una nuova capacità edificatoria, ma semplicemente accettando che il proprietario eserciti meno di quanto il Piano oggi gli consentirebbe.

Accordo più lontano

Salvetti conferma comunque che il tavolo sarà riconvocato, come promesso. È lì che si misurerà la distanza fra le parti. Da un lato il Comune considera il 90-10 una soluzione capace di aumentare il parco pubblico, ridurre l’area privata e concentrare l’edificato in un unico cantiere. Dall’altro il comitato chiede una tutela più forte, svincolata dal singolo proprietario, e rimette sul tavolo il trasferimento degli indici. Ventiquattro ore dopo quella che sembrava una possibile apertura, la vertenza di via Goito torna dunque ad allungarsi. Il dialogo non è chiuso, ma l’accordo, oggi, appare un po’ più lontano.

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