Livorno, l'accensione e l'esplosione: cosa è successo nella raffineria Eni ai tre lavoratori
Dipendenti dell'azienda di Macerata "Promo spa", in appalto da Saipem, sono rimasti feriti a causa dello scoppio di un quadro elettrico di un mezzo sul cantiere della bioraffineria
LIVORNO. Ha girato la chiave per mettere in moto ed è esploso il quadro elettrico. Grave incidente sul lavoro alla raffineria Eni di Stagno: mercoledì 9 settembre, poco prima delle 8, tre operai dell’indotto sono stati investiti dallo scoppio del macchinario con il quale di lì a poco avrebbe dovuto scaricare dei pannelli coibentati nel cantiere per la realizzazione della futura bioraffineria. Disposto, per il momento, il sequestro dell’area e del macchinario utilizzato.
Cosa sappiamo
Il mezzo in questione, le cui batterie erano rimaste in carica per tutta la notte, serviva a sollevare i pannelli con un sistema tipo ventosa, ad aria, senza l’ausilio di cavi e altri accessori. Al momento dell’accensione, prima ancora che iniziassero i lavori, il quadro è deflagrato per cause che le autorità stanno cercando di appurare e lo sportello che lo copriva, per la pressione, si è staccato colpendo due dei tre lavoratori e provocando a uno di loro un importante trauma al volto, con la rottura di alcuni denti. Il collega che invece aveva acceso il macchinario si è procurato una sospetta frattura a un braccio.
I soccorsi
Per i soccorsi sono sopraggiunti i volontari della Misericordia di via Verdi con tre ambulanze, oltre ai vigili del fuoco, al medico e all’infermiere del 118 sull’automedica dell’Asl e al personale dell’ufficio prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro della stessa azienda sanitaria, che stanno effettuando tutti gli accertamenti per comprendere, nel dettaglio, come mai il meccanismo si è rotto, esplodendo. Si è trattato, spiega invece l’Eni, di «un disservizio a un’apparecchiatura dell’impresa esterna alla quale stavano operando i tre lavoratori della ditta esecutrice, e non di un’esplosione dovuta a sostanze idrocarburiche. Eni Industrial Evolution conferma che sta prestando la propria massima collaborazione per tutti gli accertamenti in corso da parte delle Autorità intervenute sul luogo dell’incidente»
Il cantiere
Il cantiere per la costruzione della bioraffineria di Stagno, il cui completamente era stato annunciato fra la fine dell’anno e l’inizio del 2027, è suddiviso in vari lotti. Questo, in particolare, è stato progettato e viene gestito da Saipem, società italiana (sempre del gruppo Eni) leader nelle attività di ingegneria, perforazione e realizzazione di grandi progetti nei settori dell’energia e delle infrastrutture. Il colosso dello Stivale aveva però affidato l’intervento a un’azienda terza, che a sua volta aveva effettuato un ulteriore subappalto alla ditta adriatica per la quale lavoravano gli operai feriti. Si tratta della “Promo spa” di Corridonia, in provincia di Macerata, nelle Marche, realtà con un fatturato nel 2025 di 12.016.450 euro e un utile di 743.306. I dipendenti coinvolti appartengono quindi a quest’impresa, che contattata dal Tirreno ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione. «“Promo spa” – scrive sul proprio sito web – è stata fondata nel 1977 da Giuliano Procaccini, Sandro Procaccini e Silvano Montecchiarini. In quasi mezzo secolo di attività abbiamo collaborato con prestigiosi studi di architettura e progettazione per committenti di rilievo nazionale e internazionale, prestando le nostre professionalità nella produzione e installazione di involucri edilizi architettonici, facciate continue, componenti ad alte prestazioni tecnologiche per rivestimenti esterni completi, realizzati con metodologia di costruzione a secco».
L’onda d’urto
L’onda d’urto è stata molto potente, ma nessuno dei tre operai è in pericolo di vita. Sono sempre rimasti coscienti e sono stati trasportati al pronto soccorso: uno in codice rosso con l’importante trauma al volto e alcuni denti rotti, gli altri in giallo, il secondo livello più alto dell’emergenza-urgenza sanitaria. Uno di questi ultimi ha una sospetta frattura a un braccio. Nessuno di loro è livornese: fra i feriti un cinquantatreenne originario di Fermo, nelle Marche, e residente a Sant’Elpidio a Mare, poi un sessantacinquenne e un quarantatreenne sempre del posto, visto che l’azienda che si era aggiudicata i lavori è della provincia di Macerata. Questi ultimi sarebbero coloro che sono stati assistiti in condizioni meno gravi rispetto al collega.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
