Il Tirreno

Livorno

L’incidente

Livorno, esplode un quadro elettrico all’Eni di Stagno: feriti tre operai

di Stefano Taglione

	Lo stabilimento di Stagno
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Lo stabilimento di Stagno

Nessuno di loro è in pericolo di vita: la deflagrazione all’accensione di un macchinario per il sollevamento dei pannelli coibentati nel cantiere di Saipem per la bioraffineria

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LIVORNO. Incidente sul lavoro alla raffineria Eni di Stagno (Livorno): poco prima delle 8 di mattina di mercoledì 9 settembre tre operai dell’indotto sono stati investiti dall’esplosione di un quadro elettrico del macchinario con il quale di lì a poco avrebbe dovuto scaricare un pannello coibentato nel cantiere per la realizzazione della futura bioraffineria. Questa, almeno, la prima ricostruzione di quanto accaduto nel grande impianto industriale alla periferia nord labronica.

Cosa è successo

Il mezzo, le cui batterie erano rimaste per tutta la notte in carica, serviva a sollevare il pannello coibentato con un sistema tipo ventosa, ad aria, senza l’ausilio di cavi. Al momento dell’accensione, prima ancora che iniziassero i lavori, il quadro elettrico è deflagrato per cause che le autorità stanno accertando e lo sportello che lo copriva, per la pressione, si è staccato investendo due dei tre lavoratori e  provocando a uno di loro un importante trauma al volto, con la rottura di alcuni denti. Il collega che invece aveva appena acceso il macchinario si sarebbe procurato la sospetta frattura di un braccio. Sono tutti all’ospedale

I soccorsi

Per i soccorsi, sul posto, sono immediatamente sopraggiunti i volontari della Misericordia di via Verdi con tre ambulanze, oltre ai vigili del fuoco, al medico e all’infermiere del 118 sull'automedica dell’Asl Toscana nord ovest partiti dall’ospedale e al personale dell’ufficio prevenzione igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro della stessa azienda sanitaria, che stanno effettuando tutti gli accertamenti per comprendere, nel dettaglio, come mai il meccanismo si è rotto, esplodendo.

Il cantiere

Il cantiere per la costruzione della bioraffineria di Stagno è suddiviso in lotti. Questo, in particolare, è stato progettato e viene gestito da Saipem, società italiana sempre del gruppo Eni leader nelle attività di ingegneria, perforazione e realizzazione di grandi progetti nei settori dell'energia e delle infrastrutture. Il colosso dello Stivale aveva però affidato gli interventi a una seconda azienda, che a sua volta aveva effettuato un ulteriore subappalto alla ditta per la quale lavoravano gli operai feriti, che è marchigiana. I dipendenti rimasti coinvolti nell’incidente sul lavoro non sono né di Eni né di Saipem.

L’onda d’urto

L’onda d’urto, secondo quanto ricostruito, è stata molto potente, ma nessuno dei tre operai è in pericolo di vita. Sono sempre rimasti coscienti e sono stati trasportati al pronto soccorso di Livorno: uno in codice rosso con l’importante trauma al volto e alcuni denti rotti, gli altri in giallo, il secondo livello più alto dell’emergenza-urgenza sanitaria. Uno di questi ultimi ha una sospetta frattura a un braccio. Nessuno di loro è livornese: fra i feriti un cinquantatreenne originario di Fermo, nelle Marche, e residente a Sant’Elpidio a Mare, poi un sessantacinquenne e un quarantatreenne sempre della zona. 

La Cgil: «Sicurezza nella filiera degli appalti»

La Filctem Cgil – con il segretario regionale Gianluca Persico e il provinciale Stefano Santini – esprime «forte preoccupazione per il grave incidente avvenuto all’interno del cantiere Saipem all’interno della raffineria Eni che ha coinvolto tre lavoratori di una ditta in subappalto. In attesa che venga chiarita l’esatta dinamica dell’accaduto e accertate tutte le responsabilità, esprimiamo la nostra vicinanza ai lavoratori feriti e alle loro famiglie, augurando loro una pronta guarigione. Quanto avvenuto ripropone ancora una volta il tema della sicurezza lungo tutta la catena degli appalti e dei subappalti. Non possono esistere lavoratori con meno tutele perché dipendenti da un’impresa appaltatrice o subappaltatrice. Chi lavora nello stesso sito e affronta gli stessi rischi deve avere gli stessi diritti, la stessa formazione, le stesse protezioni e le stesse garanzie. Le aziende committenti devono rispondere della sicurezza dell’intera filiera, verificando con rigore organizzazione del lavoro, manutenzione delle attrezzature, formazione e rispetto delle procedure. La moltiplicazione dei passaggi negli appalti non può diventare un modo per diluire responsabilità, comprimere i costi e ridurre le tutele. Non a caso la Cgil è impegnata nella raccolta delle firme per la proposta di legge di iniziativa popolare. La sicurezza non può fermarsi al cancello dell’azienda committente e non può cambiare in base al contratto applicato o al nome scritto sulla busta paga. Chi entra al lavoro deve poter tornare a casa sano. Sempre».

La Regione

Il presidente Eugenio Giani e l'assessore al lavoro Alberto Lenzi esprimono vicinanza ai tre operai rimasti feriti questa mattina in un incidente nel cantiere Saipem per la realizzazione della bioraffineria all'interno dello stabilimento Eni di Stagno, a Livorno. «Un pensiero va anzitutto ai tre lavoratori coinvolti e alle loro famiglie, a cui rivolgiamo l'augurio di una pronta e completa guarigione», affermano Giani e Lenzi. «Ci auguriamo che gli accertamenti su quanto avvenuto in un sito che peraltro punta a rinascere come occasione di innovazione del sistema industriale del Paese siano rapidi», sottolineano, dichiarandosi a disposizione delle autorità competenti. «La gravità dell’incidente unita alla circostanza che i lavoratori coinvolti siano dipendenti di ditte in subappalto - tengono a sottolineare Il presidente e l’assessore - impone di guardare con rigore a tutta la filiera: chi lavora in un sito industriale complesso come quello della bioraffineria di Stagno deve poter contare sulle stesse tutele, sulla stessa formazione e sugli stessi controlli, indipendentemente dal contratto e dall'azienda per cui lavora».  

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