Vespe orientali a Livorno, l'allarme dell'apicoltore: «Attenzione, se disturbate possono fare male»
Il presidente dell'associazione labronica, Vero Tampucci: «Se infastidite, reagiscono aggredendo. Affidarsi a esperti per toglierle dagli avvolgibili. Pur non essendo la specie più diffusa in zona, amano l'habitat cittadino perché qui trovano carne e pesce, specie sul porto. Nelle campagne infatti non ce ne sono». Poi racconta la sua terribile esperienza con i calabroni, l'altra specie nonché la più diffusa in Italia: «Mi "deformarono" il volto dalle punture. Passai accanto a un nido in un bosco».
LIVORNO. Una specie autoctona del Mediterraneo protetta al pari del calabrone: «Le vespe orientali? Non le possiamo sterminare. A chi le trova nei cassoni degli avvolgibili consiglio di fare attenzione, perché possono diventare aggressive e attaccare». A parlare dopo l’invasione livornese dell’insetto è Vero Tampucci, presidente degli apicoltori labronici.
Tampucci, che cosa bisogna sapere sulla “vespa orientalis”?
«È endemica del Mediterraneo, così come il calabrone. Non possiamo pensare di combatterle o eliminarle indiscriminatamente. È possibile intervenire soltanto in caso di pericolo imminente per la popolazione, per esempio quando un nido si trova in un’abitazione o in un avvolgibile».
E cosa si deve fare?
«Rivolgersi a chi effettua il servizio di rimozione. È un intervento che viene fatto a pagamento, a Livorno a cento euro più Iva. La cosa più importante è non improvvisarsi disinfestatori».
Perché è così rischioso intervenire da soli?
«Perché, per esempio, tirando su un avvolgibile si può disturbare il nido. Le vespe diventano aggressive e possono uscire tutte insieme e aggredire: se vengono disturbate, reagiscono».
Sono più pericolose delle api?
«Il comportamento è diverso. Le vespe e i calabroni possono pungere più volte perché hanno un pungiglione dritto. L’ape, invece, quando colpisce muore e, prima di farlo, ci pensa parecchio. Per questo le vespe possono arrivare a fare anche diverse punture alla stessa persona».
Cosa le attira?
«Proteine. Se una persona mangia un panino con la mortadella, per esempio, può capitare che arrivino numerose. Le api invece sono attratte dagli zuccheri».
Qual è la situazione delle vespe a Livorno?
«In generale, in Italia, abbiamo tre tipi principali di vespe: il calabrone, la “orientalis” e la “velutina”. Il calabrone è quello più comune, poi viene la “velutina” e quindi la “orientalis”, anche se la presenza può cambiare molto da una zona all'altra».
La “velutina”, però, è diversa.
«Sì, perché non è endemica. È una specie alloctona e su quella possiamo intervenire. Gli apicoltori possono combatterla anche grazie ai contributi che la Regione ha messo a disposizione. Si può usare anche con il cosiddetto “Cavallo di Troia”, il veleno nel nido. Le normative, al contrario, non consentono di farlo con la “orientalis”, proprio perché è autoctona».
Le vespe orientali, sebbene meno diffuse delle altre, sembrano preoccupare non poco i livornesi. Negli ultimi giorni stiamo assistendo a un’invasione o quasi. Come mai?
«La città è un habitat molto favorevole. Trovano facilmente cibo come carne e pesce, e possono nidificare negli anfratti e negli avvolgibili. In campagna se ne trovano meno. La “orientalis” è molto presente nella zona portuale».
Lei ha mai avuto un’esperienza diretta con le vespe?
«Sì, qualche anno fa. Ero nel bosco per raccogliere i funghi, quando sono passato vicino a un nido di calabroni che si trovava su un albero. Mi hanno punto sulla testa, sul viso e sulle labbra. Ero completamente “deformato” e sono dovuto andare in ospedale per evitare il rischio di choc anafilattico».
Lei è stato punto da uno sciame di calabroni nel bosco. In città, invece, ha mai sentito parlare di aggressioni delle “orientalis”?
«Personalmente non ne ho memoria. Questo non significa però che non bisogna prestare attenzione. Se si trova un nido dentro un avvolgibile, non bisogna intervenire da soli».
Quindi qual è il messaggio agli apicoltori e ai cittadini?
«Noi apicoltori siamo allo stremo delle forze, anche perché possiamo intervenire solo sulla “vespa velutina”. Per le specie endemiche dobbiamo rispettare le regole. Se c’è una situazione di pericolo bisogna affidarsi a chi è autorizzato alla rimozione, senza tentare soluzioni fai da te».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=40075dc)