La scomparsa di Kata rimane un mistero: richiesta l’archiviazione dell’indagine
Firenze, la Procura: «Non ci sono i presupposti per sostenere l’accusa nei confronti degli zii»
FIRENZE. Sessanta pagine, dopo tre anni e tre mesi di indagini. «Gli elementi raccolti non consentono una ragionevole previsione di condanna». È la frase che porta davanti al gip l’inchiesta sulla scomparsa di Kataleya Mia Alvarez Chicclo, la piccola Kata sparita a 5 anni il 10 giugno 2023 dall’ex hotel Astor di via Maragliano. La pm Christine von Borries ha chiesto l’archiviazione per gli ultimi due indagati: lo zio materno Abel Argenis Vasquez e quello paterno Marlon Chicclo, accusati di sequestro di persona.
L’ultima immagine certa resta quella di una bambina di cinque anni sulle scale esterne dell’albergo occupato. Sono le 15,13. Kata sale, poi torna verso il pian terreno. La madre Katherine Alvarez è al lavoro in un supermercato e aveva affidato i figli al fratello. Da lì comincia un vuoto che carabinieri e magistrati hanno provato a riempire con perquisizioni, analisi del Dna, cani molecolari, video, interrogatori, rogatorie e controlli all’estero.
L’Astor era già un luogo sotto pressione. Occupato dal settembre 2022, ospitava decine di famiglie e 42 minori. Dentro, secondo un’inchiesta parallela, si era sviluppato un racket delle camere: soldi per entrare o restare, minacce, violenze. Il 28 maggio 2023, tredici giorni prima della scomparsa, un ecuadoregno si era gettato da una finestra per sfuggire a un’aggressione. Abel, arrestato poi in quel procedimento, era considerato dagli investigatori uno degli uomini del sistema. Da qui una delle piste più battute: Kata rapita per una vendetta maturata nell’Astor. Nel settembre 2023 gli indagati per il sequestro diventano cinque. Tre persone erano state riprese mentre uscivano dall’hotel con trolley e un borsone; in alcune stanze erano emerse tracce ritenute ematiche. Gli esami esclusero il Dna di Kata, i bagagli non diedero riscontri e tre posizioni uscirono dal fascicolo. Rimasero Abel e Marlon.
La Procura ha seguito anche le piste della droga, dello scambio di persona e degli abusi. Una rogatoria in Perù portò all’audizione di familiari e conoscenti. Furono verificate segnalazioni fuori dall’Italia. Nessuna svolta.
Nel 2024 il procuratore Filippo Spiezia parlò di quattro piste e di un piano organizzato. Nel 2025 gli accertamenti stabilirono che Kata non era rimasta nell’Astor e che non era uscita dagli accessi ripresi dalle telecamere. Fu sperimentato anche un percorso dal cortile verso via Monteverdi, scavalcando il muro: praticabile, ma mai provato come via di fuga.
Katherine ha continuato a chiedere che chi sa parli. Negli anni si è detta convinta che la figlia sia viva, forse «venduta» o affidata illegalmente a qualcuno. È la sua convinzione, non l’esito dell’indagine. Oggi Kata avrebbe otto anni. Nei fascicoli l’ultima immagine resta quella bambina sulle scale dell’Astor.
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