Il Tirreno

Livorno

L’allarme

Livorno, 18enne aggredito dopo una serata in discoteca. La madre: «Mio figlio massacrato dalla gang, gli hanno rotto una bottiglia in testa»

di Martina Trivigno

	(foto archivio)
(foto archivio)

La donna ha già dato mandato all’avvocato: «Non si può uscire per divertirsi e ritrovarsi in ospedale: gli hanno applicato dodici punti di sutura»

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LIVORNO. «Mio figlio è stato aggredito da una gang. Erano in tre contro uno: lo hanno accerchiato e poi, da dietro, gli hanno spaccato una bottiglia di vetro in testa». La voce della madre trema ancora quando ripensa a quella telefonata arrivata nel cuore di mercoledì notte (29 luglio): il nome del figlio che compare sul display del cellulare, il cuore che accelera prima ancora di rispondere. Dall’altra parte c’è un 18enne livornese con una profonda ferita alla testa.

E ora la donna ha deciso di raccontare al Tirreno quei minuti che hanno trasformato una serata di divertimento in un incubo. Il ragazzo, di cui omettiamo le generalità per evitare possibili ritorsioni da parte del gruppo che l’ha aggredito, è stato medicato al pronto soccorso dell’ospedale di Livorno e i medici gli hanno applicato dodici punti di sutura.

Il racconto

Tutto è iniziato verso le 3 di mercoledì notte, quando il 18enne, con altri due amici, è uscito dalla discoteca Beach, al Cinquale. L’aggressione, però, si è consumata a un centinaio di metri dal locale che è totalmente estraneo ai fatti tant’è che – racconta la donna – i due gruppi non si erano neppure incrociati all’interno. In altre parole, nessun incontro precedente, nessuna tensione accumulata. Soltanto pochi minuti, fuori dal locale, che avrebbero cambiato tutto. «Mio figlio era in macchina con gli amici – racconta la donna – . Erano appena usciti dalla discoteca e stavano per ripartire, per tornare a Livorno». Ma a quel punto, secondo il racconto, si è avvicinato un gruppo composto da tre ragazzi. All’inizio sembrava un episodio destinato a finire in pochi secondi: qualche parola, la richiesta di una sigaretta. «Erano un po’ alterati e facevano i prepotenti – racconta la madre – . Mio figlio e gli amici non volevano problemi. Hanno cercato di chiudere lì la situazione dicendo: “Dai, lasciateci in pace”».

Il confronto, però, prende un’altra direzione. «Uno dei giovani ha colpito mio figlio con uno schiaffo attraverso il finestrino dell’auto che era aperto – aggiunge la donna – . A quel punto mio figlio è sceso dalla macchina, non per cercare una rissa. È sceso perché era stato colpito. Ma appena fuori si è trovato davanti più persone».

«In tre contro uno»

Ed è la madre a ripercorrere quei momenti. «Prima uno, poi gli altri – prosegue – . Erano in tre contro uno. Mio figlio ha cercato di difendersi». Gli amici sono lì, vedono quello che accade. Uno di loro, racconta la donna, resta in macchina e non riesce nemmeno a scendere nei momenti più concitati. Poi arriva il momento più drammatico. «A un certo punto ha sentito un colpo dietro la testa – sottolinea la donna – . Non ha visto arrivare nulla. Ha sentito soltanto il dolore, fortissimo». Un gesto improvviso che provoca una ferita profonda. Il sangue, la paura, la corsa per chiedere aiuto. Poco dopo arrivano sul posto i carabinieri della Compagnia di Massa, che raccolgono le prime testimonianze e avviano gli accertamenti.

Secondo quanto riferito dalla madre e dagli amici del 18enne, durante la colluttazione uno degli aggressori ha perso il telefono cellulare, poi recuperato dai militari: un elemento che potrebbe risultare molto utile nell’ambito delle indagini.

«Denuncia»

Dopo la notte trascorsa in ospedale, sporgeranno denuncia ed è già stato conferito il mandato all’avvocato Matteo Vivoli del Foro di Livorno. Ma nelle parole della madre, più della rabbia, c’è la paura di chi ha vissuto una notte che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi. «I ragazzi devono divertirsi – sottolinea la donna – . È giusto uscire, stare con gli amici, vivere la loro età. Ma non si può uscire per una serata e ritrovarsi con una ferita in testa». Da qui, la riflessione più ampia. «Vorrei che i ragazzi capissero che la violenza non è mai una risposta – conclude la donna – . Una parola o una discussione non possono mai giustificare il fatto di fare del male a un’altra persona. Bisogna insegnare che la vera forza non è essere quello che fa più paura. La vera forza è riuscire a fermarsi. Una serata dovrebbe lasciare ricordi belli, non una ferita che, in alcuni casi, resta addosso per sempre».

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