Livorno, due bande in guerra per lo spaccio di droga: "Salesiani" contro "Magenta"
Ecco ciò che emerge dalle indagini: i due gruppi rivali di tunisini sono in lotta per il mercato degli stupefacenti. Ecco come sono composti gli schieramenti. Tutti i nomi
LIVORNO. Una vera e propria guerra per il controllo della città, una faida senza esclusione di colpi fra fazioni rivali disposte a tutto pur di imporre la propria egemonia sul mercato della droga. Con le bande che frequentano due diversi bar livornesi e hanno un nome: “Salesiani” contro “Magenta”. Le tappe di un’escalation di inaudita violenza, consumata in pieno giorno tra il 13 e il 18 giugno scorsi, emergono con nitidezza dalle indagini delegate dal pubblico ministero Niccolò Volpe alla Squadra mobile della polizia di Stato e al nucleo investigativo dei carabinieri. Il bilancio – come anticipato dal Tirreno – è di due arresti in carcere (il ventisettenne tunisino Wael Ben Ennaceur e il connazionale di 32 anni Mohamed Ennaceur Hamdi) e un totale di undici indagati, tutti tunisini. Durante il blitz i militari dell’Arma hanno anche arrestato un uomo con 160 grammi di hashish.
L’assalto col machete
L’episodio più cruento, che ha fatto scattare le manette per i due presunti capi dei “Salesiani”, risale al pomeriggio del 15 giugno scorso. Teatro dell’assalto il ristorante “Arkan Food”, sugli Scali delle Cantine. Qui Hamdi (detto “Disa”) e Ben Naceur – secondo l’accusa – fanno irruzione seminando il panico. Il primo, nonostante fosse già sottoposto a un avviso orale della questura, impugna un machete col quale sfonda la vetrata del locale, mentre il secondo è armato di una bomboletta spray urticante al peperoncino. L’obiettivo è chiaro: “ripulire” il registratore di cassa. Così “Disa” ferisce all’avambraccio un cliente e colpisce di striscio i gestori, mentre lo spray satura l’aria rendendo l’ambiente irrespirabile. Solo la pronta e coraggiosa reazione di un cliente riesce a sventare il colpo, costringendo i banditi alla fuga a bordo di un Honda Sh nero. Saranno le telecamere comunali installate nell’area e le tracce ematiche analizzate dalla Squadra mobile della questura, diretta dal vicequestore Riccardo Signorelli, a incastrare la coppia, portando al doppio arresto disposto tre giorni fa dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno per scongiurare il pericolo di reiterazione del reato e l’inquinamento probatorio.
Caos e speronamenti
Quello dell'Arkan Food non resta un episodio isolato, ma scatena una sequenza di ritorsioni incrociate fra le due bande, sulla scia di quanto accaduto cinque anni fa con la maxi-rissa a colpi di sedie, asce e machete in via Buontalenti, che fra qualche mese potrebbe concludersi con la sentenza di primo grado. Il giorno successivo, il 16 giugno, la tensione si sposta in piazza della Vittoria. Qui Hamdi, spalleggiato da Ben Naceur e dal fratello ventinovenne Karin Ben Naceur – anch’egli indagato e domiciliato a Tirrenia, sul litorale pisano – intercetta un rivale del gruppo “Magenta”. “Disa” – secondo l’accusa – estrae una pistola, la scarrella e urla minacce di morte (“Vieni, ti ammazzo”), inseguendo la vittima fin dentro un portone di corso Amedeo. Il giorno dopo la violenza sale ancora di livello. Un commando dei “Salesiani” composto da Hamdi, dai fratelli Ben Naceur, dal trentasettenne Khaled Lachaal e dal ventitreenne Khalil Ben Khalil – anche loro indagati senza misure cautelari – intercetta un esponente rivale a bordo del suo motorino. Lachaal – stando a quanto ricostruito dai carabinieri del nucleo investigativo, comandati dal tenente colonnello Guido Cioli – sperona intenzionalmente lo scooter guidando una Bmw, scaraventando il malcapitato a terra. Subito dopo, il branco lo accerchia brandendo machete, mazze e coltelli, minacciando di morte l’uomo prima di rubargli il motorino. Pochi minuti dopo, scatta la controrisposta del “Gruppo Magenta” in piazza Caproni. Quattro esponenti del sodalizio accerchiano un rivale arrivando a bordo di una Ford Fiesta blu e di uno scooter. Yassine Sghaier – altro indagato, 23 anni – scende e punta una pistola alla nuca della vittima, costringendola a scappare verso piazza Cavour. L'apice della guerriglia si consuma la notte tra il 17 e il 18 giugno scorsi, con la maxi-rissa in piazza della Vittoria a colpi di bottiglie, fumogeni e oggetti contundenti che ha terrorizzato i residenti.
Gli schieramenti
Del gruppo “Salesiani”, stando alla ricostruzione accusatoria, farebbero parte – oltre ad Hamdi, ai fratelli Ben Naceur, a Lachaal e a Ben Khalil – anche il ventottenne Mohamed Amine Laama, il ventitreenne Seifeddine Amri e altri sei connazionali attualmente non indagati. Ad Hamdi, che è in carcere, vengono contestati i reati di tentata rapina aggravata in concorso, lesioni aggravate, porto abusivo di armi, minaccia aggravata, rissa e rapina. A Wael Ben Naceur, anch’egli alle Sughere, pure la violazione di un Daspo urbano; mentre al fratello Karim minaccia aggravata dall’uso di armi, rapina e porto abusivo di coltello, rapina aggravata in concorso, lesioni e porto in luogo pubblico di armi bianche (machete e coltelli). Per Lachaal, invece, rapina aggravata in concorso, lesioni aggravate e porto in luogo pubblico di armi e oggetti atti a offendere. Ben Khalil risponde per la rissa aggravata con il lancio di oggetti e fumogeni in piazza della Vittoria, rapina aggravata in concorso, lesioni e porto di armi bianche. Infine Laama e Amri: per loro l’accusa è solo rissa. Dell’altro schieramento, quello denominato “Magenta”, fanno parte 13 persone, quattro delle quali indagate. Sono, oltre a Sghaier – accusato di rissa e minaccia e violenza aggravata in concorso per aver accerchiato un rivale in piazza Caproni e avergli puntato una pistola alla nuca per intimorirlo – il trentanovenne Mahmoud Jlassi, indagato per minaccia sempre nell’ambito dello stesso episodio, il trentasettenne Mohamed Ali Mehouachi (stesse accuse) e Mabrouk Abdelkarim Ben Jemaa, coetaneo e anche lui accusato di minaccia in concorso aggravata dall’uso di armi e da più persone riunite per l'accerchiamento di piazza Caproni. Stando alla ricostruzione accusatoria lui avrebbe messo a disposizione e guidato la propria Ford Fiesta blu per l’agguato e garantire la fuga del gruppo “Magenta”.
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