Il Tirreno

Livorno

L'operazione

Livorno, arrestati per la guerra fra bande in città: chi sono

di Stefano Taglione
Carabinieri in piazza Garibaldi (foto d'archivio)
Carabinieri in piazza Garibaldi (foto d'archivio)

Rapine, inseguimenti armati e pestaggi hanno sconvolto il centro dal 13 giugno. Ecco gli episodi contestati

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LIVORNO. Una lunga scia di violenze, rapine, inseguimenti, aggressioni armate e risse che per settimane – a partire da metà giugno – ha alimentato paura e tensione in città, soprattutto in centro. All’alba di due giorni fa la risposta di carabinieri e polizia di Stato è scattata con un’operazione congiunta: il ventisettenne tunisino Wael Ben Ennaceur e il connazionale di 32 anni Mohamed Ennaceur Hamdi, peraltro già arrestati poco più di un anno fa sul viale Italia con un chilo e mezzo di hashish nascosto nell’auto, sono stati portati in carcere per aver – secondo l’accusa – commesso una rapina in un locale sugli scali delle Cantine, l’Arkan Food, mentre altre nove persone, stesso Paese di provenienza, sono state indagate e perquisite perché coinvolte, almeno stando alla ricostruzione della procura, in rapine consumate e tentate, episodi di lesioni aggravate e possesso armi od oggetti atti a offendere. Quanto accaduto sugli scali delle Cantine, accanto a piazza Garibaldi, avrebbe rappresentato l’apice delle violenze fra le due bande, che sarebbero letteralmente giunte alla guerra per contendersi, stando alla procura, le piazze di spaccio cittadine.

L’inchiesta

L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari Antonio Del Forno su richiesta del pubblico ministero titolare del fascicolo, Niccolò Volpe. Contestualmente gli investigatori hanno eseguito numerose perquisizioni alla ricerca di ulteriori elementi utili alle indagini. L’operazione ha impegnato gli agenti della Squadra mobile della questura, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli, che materialmente hanno effettuato gli arresti per la rapina all’Arkan Food, e i militari del nucleo investigativo dei carabinieri, comandati dal tenente colonnello Guido Cioli, con il supporto dei commissariati di polizia di Piombino, Cecina e Rosignano, della digos e delle volanti della questura, i cui agenti sono intervenuti in vari degli episodi contestati.

Sei episodi collegati

Secondo gli investigatori, i sei episodi criminali non sarebbero fatti isolati, ma tasselli di un’unica escalation di violenza nata dai contrasti fra due gruppi di tunisini. Qualcosa di molto simile a quanto accaduto in via Buontalenti nel settembre nel 2021. Ben Ennaceur e Hamdi farebbero parte dello stesso. Le indagini, avviate dopo gli interventi delle pattuglie e sviluppate attraverso testimonianze e individuazioni fotografiche, hanno permesso di ricostruire una serie di aggressioni concentrate nell’arco di pochi giorni. Il primo episodio risale al 13 giugno scorso, quando uno degli indagati avrebbe rapinato un connazionale del cellulare puntandogli un coltello alla gola. Due giorni dopo, il 15, si sarebbe verificato uno degli episodi più gravi. Ennaceur e Hamdi – come anticipato dal Tirreno – hanno fatto irruzione all’Arkan Food sfondando la vetrina con un machete. Una volta entrati, avrebbero spruzzato spray urticante al peperoncino nel tentativo di impossessarsi del registratore di cassa e dei soldi. La reazione dei titolari e di un cliente ha però mandato a monte il colpo. I due commercianti – marito e moglie – sono rimasti feriti sia dai colpi sferrati con il machete sia dalle schegge della vetrata andata in frantumi. Il giorno successivo invece tre uomini, in sella ad altrettanti scooter, avrebbero inseguito un connazionale dopo averlo minacciato con una pistola. Il 17, invece, cinque indagati avrebbero speronato con un’auto il motorino della vittima, facendola cadere sull’asfalto. Una volta a terra l’uomo sarebbe stato circondato da persone armate di coltelli, una mazza e un machete, che lo avrebbero minacciato di morte. Solo rifugiandosi in un negozio sarebbe riuscito a sottrarsi all’aggressione. Sempre il 17 giugno, in piazza Caprini, altri quattro indagati, a bordo di due auto e una moto, avrebbero accerchiato un uomo. Uno di loro gli avrebbe puntato una pistola alla nuca, costringendolo a fuggire. Infine gli investigatori contestano ad almeno sei nordafricani la partecipazione alla rissa avvenuta in piazza della Vittoria delle settimane scorse, caratterizzata dal lancio di oggetti e dall’accensione di fumogeni. Per quell’episodio sono ancora in corso accertamenti.

Le armi sequestrate

Le perquisizioni hanno consentito di sequestrare un vero e proprio arsenale. Nelle abitazioni e sono stati trovati passamontagna, numerosi coltelli a serramanico, tre bombolette di spray al peperoncino da mezzo litro, un machete, una mannaia, una katana e oltre cinquemila euro in contanti, denaro del quale gli interessati non avrebbero saputo giustificare la provenienza. Durante l’operazione è stato inoltre arrestato un trentaseienne tunisino, trovato in possesso di circa 160 grammi di hashish. L’inchiesta prosegue per chiarire l’origine dello scontro tra i due gruppi criminali e accertare eventuali ulteriori responsabilità. Gli investigatori non escludono infatti che possano emergere altri episodi collegati alla stessa faida che nelle ultime settimane ha seminato paura in diverse zone della città. l

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