Livorno, il padre del 15enne rapinato al Parterre: «In tre gli hanno spaccato uno zigomo»
La rabbia del genitore dopo quanto accaduto in pieno giorno: «Lo hanno massacrato di botte, è fuggito insanguinato nell’indifferenza generale. Solo una persona lo ha aiutato vedendolo scappare mezzo nudo per strada»
LIVORNO.«Mio figlio era solamente andato a farsi una passeggiata al Parterre per non stare chiuso in casa. Questa è stata la sua unica “colpa”. Fatto sta che a un certo punto, raggiungendolo da dietro, tre-quattro persone lo hanno afferrato al collo, messo la maglietta in testa per non fargli vedere nulla, buttato a terra e privato delle scarpe, oltre che del portafogli con dentro cinque euro e del cellulare. Se non avesse avuto la forza di rialzarsi, e per fortuna è atletico e ce l’ha fatta, io penso che lo avrebbero ammazzato. Lo hanno massacrato di botte, rompendogli uno zigomo: era una maschera di sangue».
È un racconto terrificante quello del padre del ragazzino di 15 anni che venerdì 12 giugno, attorno a mezzogiorno, è stato pestato e rapinato – come riportato dal Tirreno – al parco Pertini, nella parte lungo viale Carducci. L’adolescente, Il Tirreno omette il nome del babbo proprio per non renderlo identificabile in quanto minorenne, è stato immediatamente trasferito in ospedale ed è ancora sotto choc: «Avrà bisogno di un aiuto psicologico, sta male, stamani (sabato 13 per chi legge ndr) ha trascorso tutta la mattinata a piangere. Quanto accaduto avrà delle conseguenze permanenti». Intanto, sul fronte penale, dopo la querela sporta nel pomeriggio del 13 dai familiari si sono messi in moto gli agenti della Squadra mobile della questura, diretti dal vicequestore Riccardo Signorelli.
Andrea – è un nome di fantasia – ci racconti cosa è successo a suo figlio.
«Lo hanno massacrato di botte. Persone che lui non conosceva: erano in tre o quattro, ma lui ha fatto in tempo a vederne uno. Era scuro di pelle, penso del Centro Africa».
Come sta adesso?
«Male. Lo hanno preso a pugni, rompendogli uno zigomo. È sotto l’osservazione del pronto soccorso, seppur dimesso: dobbiamo sperare che non abbia subìto un trauma cranico e stare attenti a determinati sintomi che potrebbero far emergere qualcosa di ancora più grave. Speriamo sia solo un’ipotesi residuale, non voglio neanche pensarci».
Ora suo figlio ha paura a tornare lì?
«Sì, ma sono io a non mandarcelo più. Ho parlato con i genitori dei suoi amici: il Parterre adesso è proibito, non ci andremo mai più fino a quando non interverranno le forze dell’ordine allontanando questi personaggi pericolosi. Già meno di un mese fa c’era stata una rapina. Mi sembra evidente: non è un posto sicuro e serve un presidio fisso di polizia o carabinieri. Confido nel prefetto: lui può fare qualcosa. Mi appello quindi a Giancarlo Dionisi e naturalmente anche al sindaco Luca Salvetti, chiedendo loro di intervenire prima che succeda qualcosa di ancora più grave».
Chiede più sicurezza in quell’area della città?
«Sì, più pattuglie: ormai i nostri figli non sono più padroni neanche di trascorrere qualche ora al parco. È inaudito».
Nel caso della rapina accaduta il 20 maggio scorso era stato arrestato un senzatetto che spesso trovava riparo lì o comunque in strutture di fortuna vicine.
«Da quel che ho capito anche chi ha pestato mio figlio dimorava in zona. Si tratta di persone che si nascondono fra i cespugli, così mi dicono. Mio figlio mi ha descritto l’unico che ha visto come un giovane di 20-30 anni, scurissimo di pelle, probabilmente quindi centroafricano. Di più, francamente, non posso dire. E non voglio essere additato come razzista: io non ce l’ho con gli stranieri, anzi la mia famiglia proprio da questo punto di vista è un esempio di integrazione. Io sono del pensiero che chi delinque debba essere perseguito al di là della provenienza. Ma sa cosa mi dà più noia?».
Prego.
«Che quando mio figlio è scappato lungo viale Carducci, fino ad arrivare all’intersezione con viale Alfieri, nessuno lo ha soccorso. Nessuno».
Possibile che non abbiano capito la situazione?
«Assolutamente no. Era insanguinato, scalzo (con i calzini e basta ndr) e senza maglietta. Se vedi un ragazzino di 15 anni in queste condizioni, non ti fermi quantomeno per chiedergli che è successo qualcosa? È una barbarie».
Poi qualcuno lo ha soccorso?
«Devo ringraziare un corriere espresso che si è fermato e lo ha accompagnato al bar Tramezzino. Poi sono arrivati i volontari dell’ambulanza e i poliziotti, ai quali ho sporto denuncia».
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