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Darsena, l’Europa cambia le regole: i big alla finestra aspettando l’Adsp

di Martina Trivigno
Darsena, l’Europa cambia le regole: i big alla finestra aspettando l’Adsp

Livorno, le nuove norme sul project financing hanno frenato l’iniziativa dei grandi player

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LIVORNO. L’interesse non è mai venuto meno, ma ora la sensazione è che i grandi player internazionali abbiano deciso di fermarsi sulla linea di partenza, in attesa della mossa decisiva dell’Autorità di sistema portuale. Perché la partita della Darsena Europa — il maxi ampliamento a mare destinato a cambiare il futuro del nostro porto — si gioca ormai su un terreno completamente nuovo, riscritto dalle recenti sentenze europee e nazionali sul project financing.

Da un anno e mezzo i nomi che gravitano attorno ai primi piazzali della futura piattaforma container sono sempre gli stessi: Msc attraverso Til, con il gruppo Neri e Lorenzini, ma anche Grimaldi tramite Tdt. Colossi che si sono mossi, hanno presentato manifestazioni di interesse (Til) e vere e proprie istanze di concessione (Tdt). Poi però il silenzio: nessun affondo definitivo, nessuna accelerazione pubblica. Tutti fermi ad aspettare.

Il motivo? Sulle loro teste pende una vera e propria spada di Damocle giuridica che arriva direttamente dall’Europa. Nel febbraio scorso, infatti, la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha dichiarato incompatibile con il diritto comunitario il diritto di prelazione previsto nel project financing. Una pronuncia destinata a cambiare gli equilibri delle grandi opere pubbliche. In altre parole, nel sistema del project financing — lo strumento attraverso cui un soggetto privato propone, finanzia e realizza un’opera pubblica ottenendone poi la gestione — il promotore godeva storicamente di una corsia preferenziale: in pratica, fino a poco tempo fa, se dopo la proposta arrivava un’offerta migliore da parte di un concorrente, il promotore iniziale aveva il diritto di “pareggiarla” e aggiudicarsi comunque la concessione. Ma ora non più: secondo la Corte di giustizia questo meccanismo altera la concorrenza e disincentiva il mercato. E pochi giorni fa – il 14 maggio per la precisione – il Consiglio di Stato ha recepito formalmente quel principio, decretando per la prima volta anche in Italia l’illegittimità del diritto di prelazione storicamente riconosciuto al promotore nei procedimenti di finanza di progetto.

Tradotto: chi presenta per primo una proposta non ha più la certezza di mantenere una posizione privilegiata e questo cambia tutto. E proprio mentre il quadro normativo cambiava, a Livorno si stava accendendo la corsa ai primi 62 ettari della Darsena Europa, quelli destinati al traffico contenitori e all’arrivo delle grandi portacontainer oceaniche che dovranno impedire allo scalo di Livorno di restare tagliato fuori dalle principali rotte mondiali.

Era il 18 novembre scorso quando, durante un convegno sulla portualità organizzato dal Secolo XIX ai Bagni Pancaldi, l’amministratore delegato del Terminal Lorenzini, Dino Lorenzini, annunciò che il gruppo era alle battute finali: «Contiamo di affinare entro la fine dell’anno il progetto definitivo di project financing, così da mettere l’Autorità portuale nelle condizioni di far partire il bando pubblico». Da allora, ufficialmente, poco altro. Anche se nelle ultime settimane, secondo indiscrezioni, Paolo Maccarini — direttore dell’area Mediterraneo di Til, la società terminalistica di Msc — avrebbe confermato la volontà del gruppo di restare in partita, anche aumentando l’impegno economico.

Il presidente dell’Authority, Davide Gariglio, conferma che il quadro sul fronte giuridico è questo, ma che l’ente sta lavorando per preparare il bando, anche se sui tempi il primo inquilino di Palazzo Rosciano non si sbilancia. «Quando abbiamo ricevuto la manifestazione di interesse di Til abbiamo immediatamente fornito tutta la documentazione richiesta dalla società – sottolinea Gariglio – e, per garantire la massima trasparenza, abbiamo deciso di pubblicarla integralmente sul sito dell’Autorità portuale, rendendola accessibile a chiunque fosse interessato. È un passaggio importante, soprattutto alla luce del nuovo quadro giurisprudenziale europeo che impone condizioni di piena concorrenza e parità tra gli operatori. La Darsena Europa è un’infrastruttura strategica non solo per Livorno ma per l’intero sistema portuale nazionale e mediterraneo. Noi sappiamo bene che le risorse pubbliche da sole non sono sufficienti per completare l’opera, in particolare per quanto riguarda i piazzali e le aree operative: il contributo dei privati sarà quindi fondamentale. Per questo stiamo lavorando alla predisposizione del bando, che gli uffici stanno elaborando dal punto di vista tecnico e che dovrà poi integrarsi con una precisa politica gestionale dello scalo».

«Nel frattempo – prosegue Gariglio – tutti i tasselli amministrativi stanno andando al loro posto, dal collegio dei revisori fino al rappresentante regionale nel comitato di gestione. Ci sarà anche un sopralluogo sull’area già nei prossimi giorni. Sui tempi non voglio sbilanciarmi, ma abbiamo il tempo necessario per costruire una procedura solida e attrattiva prima che i piazzali siano pronti. È chiaro però che il bando sarà il vero passaggio decisivo: sarà quello lo strumento capace di far emergere concretamente l’interesse dei grandi player internazionali».

Ed è proprio il bando, adesso, il vero discrimine. Le sentenze europee hanno cancellato il vantaggio competitivo del promotore iniziale e rimesso tutti sullo stesso piano. Chi entrerà nella partita dovrà farlo sapendo che non esisteranno più corsie preferenziali. È questo il motivo per cui nessuno, almeno per ora, scopre fino in fondo le proprie carte. Nessuno vuole investire milioni in progettazione senza conoscere nel dettaglio le regole definitive della competizione. Così i grandi operatori osservano, studiano, aspettano. Sapendo che la posta in gioco non è soltanto un terminal, ma il futuro stesso dello scalo di Livorno. Ed è chiaro che sugli uffici dell’Authority la pressione adesso si alza ulteriormente: perché finché non ci sarà il bando, i privati staranno alla finestra e lo sviluppo della Darsena resterà frenato. Insomma, il pallone è sui piedi di palazzo Rosciano e tutti (lèggi Grimaldi, Msc, eventuali terzi player, ma anche i terminalisti livornesi) stanno aspettando che Gariglio lo calci per iniziare la partita. 
 

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