Livorno: la storia di Luca Masini, chef a Bali. «Nel menù il cacciucco e ho provato anche le triglie»
Il livornese vive in Indonesia da 11 anni. E’ cresciuto tra i Bagni Fiume, la passione per la pesca e il rugby
LIVORNO. Ogni tanto un "boia" scappa, anche se ormai vive a Bali da 11 anni. E non manca di presentare agli ospiti dell’ hotel 4 stelle dove lavora, il Segara Village e al suo beach club che si trovano a Sanur, sulla costa est, qualche ricetta labronica rivisitata. «Da Livorno certamente mi porto moltissime ricette tradizionali livornesi che rivisito con il mio stile e usando tecniche più innovative». Lui è Luca Masini, 34 anni.
Viene da Stagno, è cresciuto tra la passione per la pesca e il surf, il rugby, le estati tra i bagni Fiume e gli scogli del Romito. Dopo gli studi all’Alberghiero di Pisa e poi specializzazioni sulla cucina la decisione di farsi esperienze da cuoco prima a Londra, poi alla ricerca di un clima migliore, dopo Singapore e l’Australia è finito a Bali. Ed è lì che vuole stare.
Luca che fa a Bali?
«Sono executive chef di un albergo 4 stelle (Segara village hotel) e il suo beach club (Byrdhouse beach club), che si trovano a Sanur. Ho sempre lavorato in ristoranti gourmet, molto duri a livello di orari e pressione, qui invece avendo una posizione manageriale passo moltissimo tempo alla ricerca di prodotti, nuove ricette e riesco a trovarmi molto più tempo per me e i miei hobby».
Ha introdotto nel menù alcuni dei nostri piatti tipo il cacciucco?
«Ho provato le triglie alla livornese, ma qui le triglie sono grosse come orate quasi, ma non andavano molto. Sì, il cacciucco l’ho provato a proporre all’inizio col suo nome originale, alla fine l’ho chiamato seafood casserole, omaggio alla mia Livorno e alle tradizioni di casa mia. Comunque di piatti nostri ne propongo tanti: qui i clienti sono soprattutto australiani, indonesiani e nord europei».
Ha fatto scoprire ai turisti dal mondo anche crostini ai fegatini e coniglio alla cacciatora?
«Diciamo di sì, anche se qui il coniglio alla cacciatora non lo faccio come secondo, ma ci faccio il ragù con le pappardelle: piace molto, così come piacciono i tagliolini al ragù di polpo, il paté di fegatini, il dentice all’acqua pazza. Cerco di usare ricette tradizionali e combinarle».
Nel suo settore quali differenze in meglio o in peggio vede tra i paesi dove ha vissuto e l’ Italia?
«Nel mio settore, all’estero trovo che ci siano molte possibilità di crescita e opportunità, in Italia anche se la nostra cucina ha una qualità di prodotti molto alta e riconosciuta a livello mondiale, lo trovo un settore molto stagnante e poco stimolante, ti ritrovi a fare una gavetta infinita senza mai vedere ripagati i tuoi sforzi».
Il primo grande salto all’estero come è capitato?
«Durante le prime esperienza lavorative ho conosciuto molte persone che avevano lavorato all’estero e mi spronavano a provare, quindi dopo essermi diplomato, con un mio amico, abbiamo deciso di andare a Londra, un po’ per cercare di migliorarmi in cucina e per imparare l’inglese. Dopo 2 anni ho sentito il bisogno di cambiare e cercare anche un clima migliore, quindi mi sono trasferito a Singapore, poi in Australia e alla fine mi sono fermato a Bali in Indonesia. Comunque dopo aver fatto l’Alberghiero a Pisa e studiato cucina, le primissime esperienze lavorative le ho fatte stagionali fra Tirrenia e Livorno».
Come vede Livorno e i livornesi da lontano?
«Purtroppo io riesco a tornare solo 2 o 3 settimane l’anno a Livorno, ma quando torno lo faccio sempre con entusiasmo, certamente per trovare familiari e amici, ma anche per ritrovare i modi di fare scherzosi livornesi. Una passeggiata sul lungomare non me la faccio mai mancare, così come il mercato perché si sente molto l’animo livornese, fra prodotti e i modi di fare della gente. Sono molto legato alle mie radici: la mia infanzia l’ ho passata frequentando i luoghi livornesi, l’estate sempre sul lungomare ai Bagni Fiume, sugli scogli del Romito o alle Baracchine. Avevo la passione per la pesca e anche per il rugby. Quando riesco a tornare, purtroppo non più d’estate perché lavoro, questi luoghi vado a rivedermeli sempre».
Che vita fa a Bali?
«Io vivo a Bali da 11 anni, mi sono integrato abbastanza bene nella comunità locale, ho imparato la lingua indonesiana e le usanze. Il mio tempo libero lo passo molto surfando, con i miei amici stiamo sempre alla ricerca di onde in giro per l’isola».
Uscire dal guscio livornese aiuta a crescere come persone e professionalmente?
«Ai ragazzi livornesi e non solo, che hanno dei sogni, consiglio di sforzarsi a realizzarli e buttarsi in nuove esperienze. Viaggiare porta a conoscere moltissime persone di diverse nazionalità’ e cultura, e anche a livello professionale esplorare diverse opportunità, che, chissà poi potrebbero essere riproposte proprio a Livorno».
All’estero cosa le manca della sua città? Riesce a cucinarsi qualche piatto labronico?
«Spesso e volentieri mi farei un bel 5 e 5, ma molti altri piatti riesco a cucinarmeli. Certamente ogni tanto mi capita di trovare qualche livornese surfando o anche solo in vacanza, mi rendo conto che, come viaggio, è abbastanza impegnativo per la distanza, ma trovo che molta gente, surfista e non, trovano molto interesse a venire a Bali e in Indonesia in generale»
Pensa di tornare a vivere a Livorno un giorno?
«Al momento sono felice della mia vita qua, quindi non sto pensando a tornare, ma mai dire mai».
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