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Autotrasporto, con il caro carburanti è a rischio un’impresa su cinque: così la crisi in Toscana. Quanto costa oggi un pieno a un Tir

di Redazione Toscana
Autotrasporto, con il caro carburanti è a rischio un’impresa su cinque: così la crisi in Toscana. Quanto costa oggi un pieno a un Tir

Morde la crisi del settore: in Toscana in 10 anni sparito oltre il 28% delle aziende. La Cgia: «Non soltanto camion che si fermano ma un sistema che può implodere». Quanto costa oggi ad un autotrasportatore fare il pieno al proprio Tir

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La crisi dell’autotrasporto non risparmia nemmeno la Toscana. Lo dicono i numeri. In dieci anni è andato perso il 28,1% delle sedi di imprese attive nel settore, passando dalle 4.912 del 2015 alle 3.532 dell’anno scorso con un calo pari a 1.380 unità. Lo certificano i dati diffusi dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre che lancia un autentico grido d’allarme: Tir in ginocchio perché senza liquidità. L’annuncio del fermo dell’autotrasporto, arrivato l’altro ieri, è solo l’ultimo campanello d’allarme di un settore in affanno, dove la protesta non è più episodica, ma il sintomo di una crisi profonda e persistente.

Se il diesel...

E nei prossimi mesi la situazione potrebbe addirittura peggiorare. Infatti, secondo le stime della Cgia, un’impresa su cinque rischia di chiudere entro la fine dell’anno, schiacciata da una crisi di liquidità sempre più soffocante. Se il prezzo del diesel dovesse rimanere costantemente sopra i 2 euro al litro sino alla fine del 2026, non c’è speranza. Molti piccoli padroncini, sostiene la Cgia, saranno costretti a gettare definitivamente la spugna.

Numeri impietosi

I numeri sono impietosi: a fronte di 67.349 imprese del settore dell’autotrasporto presenti in Italia, oltre 13.000 di queste potrebbero essere costrette ad arrendersi entro la fine di quest’anno, lasciando i propri automezzi fermi nei piazzali, come carcasse silenziose di un settore in affanno. Non si tratta solo di camion che si fermano, ma di un intero sistema che rischia di implodere, con ripercussioni a catena sull’economia reale e sulla tenuta di migliaia di famiglie.

Il calcolo da sapere

In un'azienda di trasporto media, ricorda la Cgia, il gasolio rappresenta circa il 30% dei costi operativi totali. Insieme al costo del personale, è la voce di spesa più pesante. Quando il prezzo del gasolio subisce impennate repentine, questo equilibrio si spezza istantaneamente. A differenza di altri settori produttivi, l'autotrasportatore opera spesso con contratti a lungo termine o tariffe fisse negoziate mesi prima.

Se il carburante aumenta del 24 per cento come è successo dall'inizio del conflitto nel Golfo - nota la Cgia - questo costo extra viene assorbito interamente dal trasportatore. Il prezzo del diesel alla pompa in modalità self oggi è mediamente pari a 2,135 euro al litro. Nonostante il taglio delle accise deciso dal governo Meloni e prorogato fino al prossimo inizio di maggio, rispetto all'inizio della guerra nel Golfo l'incremento di prezzo è stato del 24 per cento (+0,415 euro al litro). Ma se il confronto lo facciamo con il 31 dicembre scorso, il rincaro è stato addirittura del 30,6 per cento (+0,50 euro al litro).

Considerato che un serbatoio di un mezzo pesante contiene circa 500 litri di gasolio, oggi ad un autotrasportatore fare il pieno al proprio Tir costa 1.067 euro, 207 euro in più rispetto ad un mese e mezzo fa e 250 euro in più se la comparazione viene eseguita con la fine dell'anno scorso. Ipotizzando che il prezzo del diesel odierno rappresenti il dato medio del 2026, quest'anno per rifornire un mezzo pesante che percorre 120mila km (con consumo medio di poco superiore a 3 km/litro) il proprietario - conclude la Cgia - dovrebbe spendere 76.860 euro, quasi 17.500 euro in più di quanto ha speso nel 2025.
 

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