Tentato omicidio al pronto soccorso di Livorno, Cifariello segnalato decine di volte all'Asl
Prima di sparare con una pistola per fortuna scarica a un paziente aveva già creato molti problemi. Nelle mail veniva descritto come «insistente, imprevedibile e falsamente fragile»
LIVORNO. Le segnalazioni c’erano. Numerose, dettagliate e ripetute nel tempo. Eppure, mese dopo mese, sono rimaste lettera morta, incapaci di produrre un intervento risolutivo. Oggi, alla luce della tragedia sfiorata, quelle stesse mail alla dirigenza dell’Asl Toscana nord ovest assumono un peso diverso: un allarme ignorato.
Il quarantottenne napoletano Salvatore Cifariello – anche prima di essere arrestato mercoledì 18 marzo per tentato omicidio per aver sparato un colpo con una pistola scarica, rubata a una guardia giurata, contro un paziente molesto verso le infermiere – era una presenza ormai abituale al pronto soccorso. Un uomo descritto da chi lavora nella struttura come «insistente, imprevedibile, capace di muoversi tra i reparti sfruttando le pieghe del sistema e una presunta condizione di fragilità che, nei fatti, gli avrebbe garantito una sorta di impunità».
Le prime denunce parlavano di danneggiamenti sistematici: distributori automatici manomessi con oggetti inseriti nella gettoniera, monete bloccate e poi recuperate con colpi violenti. Un comportamento illecito e dannoso per l’utenza, che si ritrovava a pagare senza ricevere alcun prodotto. Episodi ripetuti, documentati, «segnalati più volte anche alla prefettura e alle forze dell’ordine».
Ma non è tutto. Cifariello era stato allontanato decine di volte dall’ospedale, salvo poi farvi ritorno con impressionante regolarità: ben 120 accessi impropri al pronto soccorso nel solo 2025, circa 150 negli ultimi 12 mesi. Un numero che da solo basterebbe a raccontare la dimensione del problema. Il triage è diventato per lui un punto di riferimento continuo, una sorta di rifugio che gli consentiva di accedere indisturbato agli altri spazi dell’ospedale, in particolare ai padiglioni 9 e 11, dove è stato più volte sorpreso a dormire.
Nel gennaio scorso un’ulteriore escalation: tre allontanamenti per occupazione abusiva dei locali e un’identificazione della polizia. Nonostante ciò, la sua presenza non si interrompe. Viene intercettato ancora il 15 e il 20 gennaio, sempre senza un motivo sanitario valido. A febbraio la situazione si aggrava ulteriormente. Nonostante interventi strutturali per limitare gli accessi – come il blocco delle maniglie delle finestre – Cifariello riesce comunque a introdursi negli spogliatoi del personale sanitario, forzando gli infissi. Viene trovato all’interno dei locali alle prime ore del mattino, costringendo il personale delle pulizie ad allontanarlo. Le testimonianze parlano di un clima di crescente tensione: operatori sanitari che evitano di andare lì per il timore di incontrarlo.
L’episodio del 2 marzo scorso conferma un copione ormai noto: presenza non autorizzata negli spogliatoi della dialisi, utilizzo delle docce, atteggiamenti aggressivi verso la vigilanza. E poi, ancora una volta, il ritorno al pronto soccorso, punto di partenza e di arrivo di un ciclo impossibile da interrompere.
Proprio qui, attorno alle 23 di mercoledì 18 marzo, Cifariello ha rapinato una guardia giurata della sua arma di servizio e, con il caricatore per fortuna vuoto, ha premuto il grilletto contro un crocierista siciliano di circa 60 anni con il quale stava litigando perché molesto verso le infermiere. Sarebbero state queste ultime, secondo quanto dichiarato dall’arrestato in tribunale, a chiedergli di aiutarle perché esasperate dai pesantissimi apprezzamenti a sfondo sessuale da parte del paziente. Ora, ma c’è voluta quasi una tragedia, è in carcere.
