Livorno, rapina alle Poste: pistola puntata alla direttrice – Banditi in fuga con i soldi delle pensioni
Una dipendente di 55 anni, sotto choc, portata all’ospedale. La fuga su un’auto: i componenti della banda, almeno tre, indossavano guanti e passamontagna
LIVORNO. Si erano organizzati alla perfezione. Sapevano, evidentemente, che all’interno della cassaforte dell’ufficio c’erano i soldi delle pensioni di dicembre. Così, poco dopo le 8 di mattina di sabato 29 novembre, nascosti dietro a un furgone hanno atteso l’arrivo dei dipendenti delle Poste, puntandogli contro una pistola (probabilmente giocattolo) e costringendo la direttrice ad aprire il “forziere” con il denaro da versare agli anziani per i corrispettivi mensili arricchiti dalle tredicesime. Un bottino importante: 130mila euro secondo una prima ricostruzione. Maxi-colpo ieri mattina all’ufficio postale di via Karl Marx, a Stagno, dov’è stata messa a segno la rapina. I banditi, almeno tre secondo una prima ricostruzione, sono poi scappati su un’auto nera verso il Villaggio Emilio, facendo perdere le loro tracce lungo l’Aurelia. I loro volti erano coperti dai passamontagna, indossavano anche dei cappellini con la visiera e i guanti per non lasciare impronte. Nessuno, purtroppo, è riuscito a vederli in volto: da quelle poche parole pronunciate il sospetto è che siano italiani, non si sa però di dove in quanto dall’accento la provenienza non poteva essere compresa. Questo, al momento, l’unico indizio su cui sta lavorando la polizia.
Il colpo
L’ufficio postale della frazione colligiana, come quasi tutti quelli d’Italia, apre alle 8,20. È proprio a quest’ora che è scattato l’allarme, con i rapinatori che hanno costretto i dipendenti appena entrati al lavoro ad aprire la cassaforte con la chiave per racimolare tutti i soldi. Un blitz durato pochi minuti, con le telecamere della videosorveglianza che hanno ripreso l’intera azione e l’allarme scattato da remoto. Purtroppo, però, all’arrivo delle volanti della polizia di Stato i banditi avevano già fatto perdere le loro tracce su un’auto nera, come testimoniato da alcune persone agli agenti. Quelli rubati erano i soldi delle pensioni di dicembre, in pagamento da domani, comprensivi delle tredicesime. La banda, e questo è pressoché certo, non ha scelto a caso la giornata del 29 novembre: sapeva che nel “forziere” era già custodito il denaro, sapeva quindi che attraverso i portavalori era già stato consegnato. Andando a colpo sicuro.
Dipendente sotto choc
Una dipendente livornese di 55 anni è stata trasferita sotto choc all’ospedale dai volontari della Svs, giunti con un’ambulanza dalla sezione nord di via delle Corallaie. Era sotto choc, per questo ha chiesto di essere soccorsa. I sanitari, sul posto, si sono presi cura dell’intera forza lavoro dell’ufficio, quasi interamente femminile. Nessuno, per fortuna, durante la rapina è rimasto ferito. La direttrice, e con lei i dipendenti, come prescrivono le disposizioni aziendali non ha opposto resistenza. Per questo nessuno si è fatto male.
Le indagini
Sul posto, in pochi minuti, sono sopraggiunti gli agenti della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della polizia di Stato, diretto dal commissario capo Gabriele Nasca, che hanno ascoltato il personale rimasto sul posto e la cinquantacinquenne trasferita al pronto soccorso. Nell’ufficio hanno invece operato i colleghi della polizia scientifica, mentre a tirare le fila delle indagini c’è la Squadra mobile, guidata dal vicequestore aggiunto Riccardo Signorelli. I poliziotti, oltre ad aver acquisito tutte le immagini della videosorveglianza interna, hanno chiesto i video delle telecamere esterne, incluse quelle del vicino centro commerciale, con l’obiettivo di scoprire il numero di targa della macchina in fuga. Auto che, con ogni probabilità, sarà stata rubata: praticamente impossibile, dato che significherebbe consegnare agli inquirenti la propria identità, che i banditi abbiano messo a segno il colpo con un veicolo di proprietà. La macchina potrebbe essere poi stata abbandonata nelle campagne circostanti, sostituita da un altro mezzo “pulito”.
Cosa sappiamo
Al momento, di certo, sappiamo che i banditi erano almeno tre, due dei quali – coloro che sono entrati all’interno dell’ufficio – coperti in volto con dei passamontagna e con i guanti per non lasciare impronte digitali. Uno di loro – secondo quanto ricostruito dai dipendenti – indossava dei jeans e un giubbotto blu ed era armato di pistola. Un’arma con ogni probabilità finta: forse una “scacciacani”: la direttrice della struttura, infatti, ricorda che aveva il tappo rosso.
Ufficio chiuso
Subito dopo l’episodio, con un cartello, l’ufficio è stato dichiarato «chiuso per rapina». Un avviso poi sostituito da «chiuso per evento criminoso». Scritte che hanno spaventato non poco clienti e correntisti, che chiedevano che cosa fosse accaduto. I poliziotti hanno operato all’interno per tutta la mattinata, cercando anche tracce utili alle indagini nella vegetazioni circostante, dalla parte del supermercato Conad. È da lì, con ogni probabilità, che i banditi si sono dati alla fuga a piedi prima di salire sulla macchina nera. Fra l’altro, in via Karl Marx, sono pure in corso dei lavori e davanti all’ufficio c’è un semaforo, dato che la strada è praticamente tagliata in due da una voragine scavata con gli escavatori. È proprio vicino a uno di questi che, ieri mattina, verso le 7,50 è stato visto un “palo”. Un uomo sui 50 anni, apparentemente da solo, in piedi vicino al macchinario guardare le Poste. Ed è da qui che partono le indagini.
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