Il Tirreno

Medio Oriente

Guerra in Iran, Crosetto: «Un missile ha colpito la nostra base di Erbil. No vittime». Tajani: «Inaccettabile»

di Federica Scintu, Luca Barbieri e Andrea Capello

	Nave cargo thailandese Mayuree Naree, colpita e incendiata nello Stretto di Hormuz
Nave cargo thailandese Mayuree Naree, colpita e incendiata nello Stretto di Hormuz

Intanto secondo quanto riportato dalla Cnn, la nuova Guida Suprema, Mojtabi Khamenei, sarebbe rimasto ferito. Le ultime e gli aggiornamenti

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Prepararsi a uno scenario con il costo del petrolio a «200 dollari al barile». È la minaccia lanciata dall’Iran nei confronti di Stati Uniti, Israele e dei loro partner. Teheran ha proseguito nella sua politica di blindatura dello stretto di Hormuz, dal quale non verrà permesso «nemmeno a un litro di petrolio» di passare senza autorizzazione. Parole ma anche fatti, perché le forze armate iraniane hanno attaccato tre navi cargo che avevano tentato di attraversare lo stretto. La prima, battente bandiera thailandese, era diretta in India, mentre una delle altre due è stata descritta come una nave battente bandiera liberiana ma di proprietà di Israele.

Un braccio di mare che – come ha detto il presidente francese Emmanuel Macron nel corso di una riunione in videocall del G7 – è diventato un «teatro di guerra», nel quale occorre ripristinare la libertà di navigazione «il prima possibile». Resta infatti aperta anche la questione delle mine che secondo alcune indiscrezioni la marina dei Pasdaran avrebbe posizionato. Lo stesso Macron ha detto di non avere indicazioni di intelligence certe a riguardo, mentre Donald Trump ha minimizzato, sottolineando che gli Stati Uniti hanno eliminato «quasi tutte» le navi posamine iraniane «in una sola notte».

Teheran ha risposto facendo sapere che qualora i suoi porti venissero attaccati – come lasciato intendere dal Comando militare centrale Usa, che ha invitato i cittadini a stare lontano dalle infrastrutture portuali –, allora tutti i porti del Golfo diventerebbero «obiettivi legittimi».

Trump ha parlato anche dei tempi della guerra, dicendo che «presto» arriverà la fine delle operazioni militari perché «non c’è più praticamente nulla da colpire. Quando io vorrò che finisca, finirà», ha rimarcato il tycoon, mentre il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Ghalibaf, ha affermato che Teheran ha «accecato» i sistemi radar americani nel Golfo e pertanto ora l’Iran «può colpire qualsiasi postazione desideri».

Nel paese, però, restano i dubbi sulla sorte di Mojtaba Khamenei. La nuova Guida Suprema non è ancora comparsa in pubblico dalla sua nomina. Secondo la Cnn, il figlio del defunto ayatollah Khamenei sarebbe rimasto colpito nel primo giorno della campagna di bombardamenti da parte di Usa e Israele e avrebbe «una frattura a un piede» e ferite giudicate «lievi» al volto. Al nuovo leader religioso di Teheran ha prestato giuramento nelle ultime ore il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem.

La milizia sciita libanese ha continuato nel suo botta e risposta di attacchi con Israele, mentre Beirut ha reso noto che dalla ripresa delle ostilità le persone decedute sono oltre 570. Anche l’Iran ha continuato il suo lancio di missili e droni verso lo Stato ebraico, dove si attende un’intensificazione dei raid da parte di Teheran.

I Pasdaran hanno inoltre colpito con due droni nei pressi dell’aeroporto internazionale di Duba, ferendo quattro persone. Per quanto concerne invece la strage di studentesse nella scuola iraniana di Minab, costata la vita a 157 persone, un’inchiesta del New York Times ha puntato il dito contro le forze armate americane, per quello che viene definito un errore di mira nel lancio di un missile Tomahawk, che presumibilmente avrebbe dovuto colpire una struttura militare adiacente all’edificio. Uno scenario tesissimo, nel quale anche l’Italia ha compiuto la sua prima mossa. Nelle ultime ore la fregata “Martinengo” della Marina militare ha raggiunto l’area di Cipro, nell’ambito di un’operazione in coordinamento fra Italia, Francia, Spagna e Olanda per la difesa dell’isola.

Intanto di fronte all’impennata dei prezzi del petrolio, l’Agenzia internazionale dell’energia corre ai ripari. I 32 Paesi membri dell’organizzazione nata in seguito alla crisi petrolifera del ’74 hanno concordato all’unanimità di mettere a disposizione del mercato 400 milioni di barili di petrolio dalle loro riserve di emergenza. La mossa era stata anticipata dall’annuncio di Germania e Giappone di attingere alle proprie riserve.

«Le perturbazioni nel Golfo si ripercuotono rapidamente sui prezzi ovunque. Finché importiamo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili, siamo vulnerabili e dipendenti», avverte la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. «Dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%», ovvero «10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza». Per l’Unione europea non è ancora il momento di varare misure d’emergenza come accadde nel 2022, perché la situazione potrebbe rientrare rapidamente, se le operazioni militari si arrestano.

(Qui sotto tutti gli aggiornamenti in tempo reale. La schermata LIVE avrà bisogno di circa 30 secondi per aprirsi. Grazie della vostra pazienza e buona lettura)

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