Livorno, malore in palestra: Andrea torna nel luogo del miracolo e abbraccia i suoi angeli custodi – «Mi hanno salvato la vita»
Il 54enne il 4 febbraio si è accasciato sul tapis roulant: clienti e gestori della palestra lo hanno salvato. Poi la guarigione completa in ospedale attraverso un lungo e delicato percorso
LIVORNO. I suoi angeli. Così li ha più volte definiti. Perché sono riusciti a strapparlo letteralmente alla morte. L’hanno raggiunto, appena si è accasciato al suolo. E l’hanno rianimato, tenendolo in vita fino all’arrivo dell’ambulanza che l’ha portato al pronto soccorso in condizioni gravissime. Andrea Valenti (54 anni) sta meglio, adesso, ma se l’è vista brutta. «È stato un miracolo. E i miei angeli si chiamano Valentina, Andrea, Francesca, Serenella e Nicola». Cioè i ragazzi della Evo One al parco Levante, che hanno soccorso il responsabile di Aamps immediatamente, appena l’hanno visto cadere sul tapis roulant. E martedì 10 marzo Valenti e la sua famiglia sono andati in palestra ad abbracciarli tutti, uno per uno, quegli angeli. «Grazie davvero per quello che avete fatto. Se non fosse stato per voi adesso non sarei qui. Vi devo la vita».
Il malore
C’era gioia, al primo piano del centro commerciale di via Gelati. E tanta commozione. Perché se è vero che gli istruttori della palestra hanno fatto ciò che sono formati a fare, è anche vero che sarebbe potuta andare diversamente. «Me l’ha detto chiaramente il medico. Se mi fossi sentito male mentre correvo sul viale Italia sarei morto o avrei riportato danni cerebrali irreversibili». Perché il defibrillatore non sarebbe stato così vicino, per esempio. E perché, con ogni probabilità, anche un eventuale soccorso non sarebbe stato così rapido. Gli sguardi si incontrano, alla Evo One, mentre le mani si avvicinano. C’è la gratitudine negli occhi. E la gioia di essere lì in quel momento. Dovevo farlo, prima o poi. Tornare lì. E l’ha fatto insieme alla famiglia, Valenti. Perché anche la moglie Barbara Gai, i figli Tommaso e Giulia, i genitori Grazia e Giancarlo e i fratelli Valerio e Barbara non finiranno di ringraziare i loro angeli.
I soccorritori
L’ex capitano del Livorno e contitolare della palestra Andrea Luci, per esempio, che è corso a prendere il defibrillatore e ha tolto Valenti dal tappeto dopo la caduta intervenendo insieme alla collega Valentina Bartola. Francesca Coria, anche lei istruttrice, che ha praticato il massaggio cardiaco. E poi gli infermieri e clienti della palestra Serenella Gini e Nicola Pagnucci che sono interventi durante la rianimazione per srotolare la lingua e avviare il defibrillatore. «Hanno fatto il miracolo».
Le operazioni
È passato poco più di un mese da quel 4 febbraio. Da quando Valenti è andato in arresto cardiaco dopo una corsa di quaranta minuti sul tapis roulant. «Ho premuto il tasto del defaticamento – ha raccontato in una recente intervista al Tirreno – mi sono girato per prendere l’acqua e all’improvviso mi si è chiusa la vista». Poi il buio. Si è risvegliato in ambulanza. Adesso ha ripreso in mano la sua vita sebbene qualcosa sia cambiato per sempre. In ospedale, infatti, come ha raccontato lui stesso, gli hanno trovato una coronaria occlusa e alte due messe male a causa di una arteriosclerosi cominciata una decina di anni fa. È stato quindi operato con l’installazione di stent nelle coronarie danneggiate oltre che di un defibrillatore sottocutaneo, dato che nel frattempo è stata scoperta una piccola lesione al cuore.
La ripresa
Dopo dieci giorni trascorsi all’Utic dell’ospedale di Livorno, Andrea Valenti ha ripreso a vivere incamminandosi verso un progressivo e gioco forza lento ritorno alla normalità, che è passato dall’incontro con i suoi eroi.
I ringraziamenti
Non poteva essere altrimenti, d’altra parte. Perché «a salvarmi la vita è stata la fortuna di essere in palestra, la tempistica e la professionalità di tutti quelli che ho incontrato». I medici del reparto di Cardiologia guidato dal dottor Emilio Pasanisi. Ma anche gli istruttori della Evo, i primi a intervenire un secondo dopo il malore, che ieri pomeriggio hanno abbracciato Valenti proprio tra quelle mura in cui gli hanno salvato la vita. Accanto al tapis roulant sui cui si stava allenando un attimo prima di cadere a terra privo di sensi e con il cuore che ha smesso temporaneamente di battere.
Gli abbracci
Nessuno di coloro che erano presenti alla Evo One, c’è da scommetterlo, potrà mai scordare quello che è successo lo scorso 4 febbraio. Ma tutti potranno raccontarlo. Ricordando, come ha fatto di recente lo stesso Valenti, l’importanza della prevenzione, della presenza dei defibrillatori la cui rete deve essere la più estesa possibile, e della preparazione di chi lavora come istruttore nelle palestre. Istruttori che martedì 10 marzo hanno accolto Andrea Valenti salutando lui e la famiglia. Un incontro «che è stato un vero e proprio abbraccio collettivo».
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