Caos in Comune a Livorno, il sindaco: «Ci ho ragionato e mi ha consegnato il coltello»
Il primo cittadino ha "disarmato" Stefano Perullo e lo ha accompagnato fuori dal municipio: «Noi gli unici ad ascoltarlo, i servizi sociali per lui fanno tantissimo»
LIVORNO. «Quando mi hanno chiamato sono arrivato subito: mi sono fermato con lui in sala giunta, ricordandogli tutto ciò che come Comune abbiamo fatto per aiutarlo e dandogli la mia disponibilità a risolvere anche la situazione di cui si lamentava. Alla fine mi ha consegnato il coltello che aveva: siamo riusciti a tranquillizzarlo, non voleva fare del male a nessuno. È andato a casa e i servizi sociali lo seguiranno: vedremo di risolvere questa situazione e questo pagamento che aspetta».
A parlare, pochi minuti dopo l’irruzione in municipio del cinquantottenne livornese Stefano Perullo, è il sindaco Luca Salvetti. Il primo cittadino è appena riuscito a “disarmare” l’uomo (che abita in una casa popolare ed è costantemente e danni seguito dai servizi sociali) e nel frattempo sta rincuorando la vicesindaca Libera Camici, ferita con una scheggia di vetro a un dito dal maestro d’ascia nel momento in cui, in preda all’ira, stava spaccando tutto. La abbraccia, perché è molto spaventata. «Una situazione che conosciamo benissimo, di una persona in carico ai servizi sociali e che conosciamo sia io che l’assessore Andrea Raspanti – prosegue il primo cittadino –. Da sei anni con lui stiamo facendo un percorso e per un tema lavorativo, relativo a dei soldi che non ha ancora ricevuto, ha avuto un momento difficile e complicato. È venuto in Comune, dove ci sono le uniche persone che lo ascoltano quotidianamente, e si è reso protagonista di questa situazione di non lucidità, da gestire, pericolosa, perché poi ha arrecato danni all’interno del palazzo civico e il personale al lavoro si è molto impaurito».
Non è la prima volta, come spiegato anche da Salvetti, che Perullo semina il panico in Comune. Spesso, in passato, si è presentato all’ingresso senza appuntamento pretendendo di parlare col primo cittadino o con l’assessore alla casa e al sociale, Andrea Raspanti, con cui i rapporti sono praticamente a cadenza quotidiana e che ieri pomeriggio, nel momento in cui è scoppiato il caos, non era al lavoro. «Con lui in sei anni non è mai accaduto niente di particolarmente drammatico – conclude Salvetti – ci abbiamo sempre ragionato e lo abbiamo fatto anche stavolta: è capitato alle volte che non ci fossimo né io né l’assessore Andrea Raspanti, che siamo i suoi riferimenti, ma poi siamo riusciti a riportare tutto alla normalità».
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