Addio a Cristina Cerrai, il marito e i figli: «Aiutava senza chiedere niente in cambio»
Il ricordo: «Ci ha insegnato cosa significa amare incondizionatamente, cosa significa essere presenti per gli altri, anche nei momenti più difficili»
LIVORNO. «Non è facile trovare le parole in un momento come questo, perché come si può racchiudere una vita intera, un amore così grande, dentro poche frasi? Ma vogliamo provare a condividere con voi chi era lei per noi e per chi l’ha conosciuta».
Inizia così la lettera inviata al Tirreno dal marito e dai figli di Cristina Cerrai – Fabrizio, Camilla e Yan Carlos Filippelli – che con queste bellissime parole ricordano la loro moglie e mamma, l’avvocata livornese di 65 anni scomparsa nella mattinata di giovedì 5 settembre a causa di una malattia. Un simbolo per le donne, Cristina, che con lo sportello antiviolenza della Provincia di Livorno, ente di cui è stata consigliera di parità, ha salvato vite, difendendole dai mariti violenti, dai maltrattamenti in famiglia. Sempre in prima linea per loro, ma lontano dai riflettori, come amava lei. Fare del bene in silenzio. E in silenzio, negli ultimi mesi, ha voluto tenere riservato questo momento difficile, dopo l’insorgenza della malattia che purtroppo, per chi non lo sapeva improvvisamente, l’ha strappata alla vita ad appena 65 anni.
«Mamma era una bellissima persona a livello umano. Ha fatto una scelta di vita per amore, mettendo la famiglia al centro di tutto. Ha sempre messo al primo posto i suoi figli e suo marito – scrivono i familiari – togliendo tempo a sé stessa e alla professione. Questo è il più grande esempio di amore e generosità che potesse lasciarci. In una parola lei ci ha trasmesso la disciplina dell’amore. Era una donna dal carattere molto forte, eppure con delle fragilità che non mostrava al mondo. La sua forza non era nell’assenza di difficoltà, ma nella capacità di andare avanti senza mai far pesare agli altri le proprie fatiche. Sempre pronta ad ascoltare e ad aiutare chiunque ne avesse bisogno, non lo faceva per ricevere qualcosa in cambio, ma semplicemente perché credeva che fare del bene fosse la strada giusta. Era fermamente convinta che prima o poi quel bene sarebbe tornato indietro e così è stato: oggi siamo qui tutti a testimoniarlo con il nostro affetto e la nostra gratitudine. Ci ha insegnato cosa significa amare incondizionatamente, cosa significa essere presenti per gli altri, anche nei momenti più difficili. Aveva grandi passioni, oltre alla famiglia, amava le passeggiate in montagna, il sole e il mare della nostra costa, amava cucinare per sé e per gli amici, attraverso i suoi piatti riusciva a trasmettere amore e calore. E amava la sua casa e il suo giardino, che curava con estrema attenzione, pianta dopo pianta, fiore dopo fiore. Quel giardino non era solo un luogo di bellezza, ma lo specchio del suo modo di essere: pieno di vita, di spiritualità e di amore», si conclude la lettera scritta dal marito Fabrizio e dai figli Camilla e Yan Carlos.
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