Il Tirreno

Livorno

L'inchiesta

Livorno, soldi spariti dall’Ordine degli architetti: ora indaga la guardia di finanza

di Stefano Taglione
Daniele Menichini, l'ex presidente dell'Ordine degli architetti denunciato per peculato dal suo successore
Daniele Menichini, l'ex presidente dell'Ordine degli architetti denunciato per peculato dal suo successore

L’ex presidente dell'organismo, il professionista di Piombino Daniele Menichini, è stato denunciato dal suo successore Marco Niccolini per peculato. Accertamenti da parte delle fiamme gialle

05 luglio 2024
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LIVORNO. Dopo la querela del presidente dell’Ordine degli architetti, ora si muove anche la guardia di finanza. Accertamenti in corso delle fiamme gialle su Daniele Menichini, il cinquantaseienne piombinese fino al 2021 a capo dell’organismo di autogoverno della professione. L’8 maggio scorso era stato denunciato per peculato dal suo successore, Marco Niccolini, per aver portato via – secondo quanto riportato nell’atto – 133.500 euro da due conti correnti secondari dell’istituzione provinciale. E nei giorni scorsi è stato convocato dal consiglio di disciplina che, nei suoi confronti, potrebbe adottare delle sanzioni o decidere l’archiviazione.

L’inchiesta dei militari punta a far luce sulle presunte responsabilità dell’architetto, cercando anche di capire anche se sia stato fatto tutto il possibile, da parte di chi vigilava, per evitare l’ammanco. I depositi, da Menichini, sarebbero stati svuotati «con ricariche di carte prepagate, bonifici verso i propri conti correnti e verso un’associazione culturale da lui fondata». Quei due conti venivano ritenuti «salvadanaio» dall’ente, che ne usava un terzo per i flussi ordinari. Il professionista ha guidato l’Ordine dal 2015 al 2021, ma secondo l’attuale presidente – così si legge nella querela – avrebbe avuto «accesso esclusivo ai due conti anche dopo la cessazione della carica, fino al 14 dicembre 2023». È quando Niccolini, come si scopre dalla denuncia, ha scoperto dell’ammanco. «Dal 2014 – si legge sempre nell’atto – tutti gli estratti conto, le rendicontazioni e i movimenti relativi a quei conti venivano inviati via mail all’Ordine da Menichini e non direttamente dalla banca. Quei movimenti inviati da Menichini vennero quindi utilizzati per la stesura della prima nota e dei bilanci, visto che dall’istituto non giungevano altre comunicazioni. Il fatto che Menichini continuasse ad avere accesso esclusivo a quei due conti, pur non avendone più la legittimazione, non preoccupò il nuovo consiglio: da un lato perché non erano più utilizzati dall’Ordine, dall’altro soprattutto perché l’ex presidente, del quale i consiglieri e il nuovo presidente continuavano ad avere fiducia, forniva periodicamente estratti conto "regolari", apparentemente provenienti dalla banca».

Il consiglio se ne è accorto quindi in ritardo, anni dopo, «nonostante le frequenti richieste di fornire le credenziali di accesso da parte del presidente Marco Niccolini e del tesoriere Antonio Casalini. Menichini, infatti, continuando a non fornire i dati richiesti non faceva altro che temporeggiare adducendo varie motivazioni e in particolare comunicando che tali conti erano collegati a delle sim telefoniche e che le stesse avrebbero dovuto subire modifiche o cambiamenti da parte del gestore in virtù delle nuove cariche. Pur non fornendo le credenziali rassicurava però il nuovo consiglio fornendo periodiche rendicontazioni mediante copia degli estratti conto “apparentemente” provenienti dalla banca», si legge sempre nella denuncia. «Perché questi due conti – scrive Niccolini nella querela – pur essendo rimasti aperti, non furono più oggetto di movimentazione da parte dell’Ordine, che si appoggiava su un altro. Rappresentavano una sorta di riserva salvadanaio». Un tesoretto che, nel 2021 quando l’attuale consiglio si è insediato, ammontava a 98.125,76. E che invece, nel dicembre scorso, era sceso a «-14,955,58 euro il primo e 5.343,24 il secondo». l


 

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