Il Tirreno

Grosseto

Tribunale

Marito e moglie morti sull’Aurelia: chiesto processo per otto persone - I nomi e le accuse

di Matteo Scardigli

	I soccorsi sul luogo dell’incidente (foto Giancarlo Grassi) e le vittime, Giovanni Cardinali e Monica Rosi
I soccorsi sul luogo dell’incidente (foto Giancarlo Grassi) e le vittime, Giovanni Cardinali e Monica Rosi

L'incidente a Gavorrano nel 2023: a perdere la vita una coppia del Pisano. Nel fascicolo vertici, dirigenti, funzionari e tecnici Anas, e l’appaltatore. La procura contesta l’idoneità del guardrail

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GAVORRANO. Damiano Menchise, Mauro Petrone e Antonio Scalamandrè, Gioacchino Del Monaco, Stefano Liani, Sebastiano Ciminelli e Maurizio Coppari, e Salvatore Munciguerra. Vertici, dirigenti, funzionari e tecnici Anas, e l’appaltatore.

Sono gli otto per i quali il sostituto procuratore Carmine Nuzzo ha chiesto il rinvio a giudizio per l’incidente stradale sull’Aurelia del 20 agosto 2023 in cui morirono marito e moglie: Giovanni Cardinali, 54 anni, originario di Sezze (provincia di Latina) impiegato all'aeroporto di Pisa, e Monica Rosi, 46 anni, insegnante all'istituto Buonarroti di Ponte a Egola (frazione di San Miniato, nella provincia di Pisa); lui sul colpo e lei ore dopo, alle Scotte.

La procura contesta agli otto, a vario titolo, responsabilità gestionali e tecniche in merito al guardrail installato lungo la carreggiata nord, considerato non idoneo a quel tratto di strada.

Quella domenica la Renault Captur della coppia stava viaggiando in direzione di rientro verso il Pisano, poco dopo l’uscita per Gavorrano (all’altezza del golf club Il Pelagone). L’auto sbandò e uscì dalla corsia, colpì la barriera destra e si capovolse in aria più volte in un volo di una quarantina di metri finito contro il tronco di un albero di pino. Il 118 inviò sul posto le ambulanze della Croce Rossa di Follonica e Gavorrano e della Misericordia di Massa Marittima, le automediche di Follonica e Grosseto, pattuglie della polizia Stradale e mezzi dei vigili del fuoco; poco dopo arrivarono anche Pegaso 1 e Pegaso 2, uno decollato da Grosseto e l’altro da Firenze. Fin da subito fu chiaro che Cardinali non aveva speranze, per Rosi venne tentato l’impossibile.

I rilievi tecnici vennero eseguiti dalla polizia stradale di Grosseto, che ricostruì la dinamica grazie al sistema di elaborazione tridimensionale in dotazione. L’inchiesta comprese anche accessi a vari uffici Anas.

Su queste basi Nuzzo ritiene che il guardrail sia stato determinante a causa del terminale non idoneo: in quel punto ne sarebbe stato installato uno di tipo semplice, adatto a un limite di velocità di 50 chilometri orari, piuttosto che uno in grado di reggere l’urto di un veicolo in marcia all’andatura massima di 110 chilometri orari. L’ipotesi è che quel giorno la barriera possa aver fatto da “rampa di lancio”. Il sostituto procuratore contesta la mancanza dei certificati di corretto montaggio, corretta posa e collaudo, ritenendo sussistenti anche omissioni su scelta del dispositivo e successivi controlli e vigilanza.

Pochi anni prima, proprio quel tratto (in entrambe le direzioni di marcia) era stato oggetto di sostituzione della vecchia barriera con una di una tipologia più moderna e – in teoria – maggiormente efficace nel contenere le sbandate dei mezzi in transito. Contestualmente, sempre lungo quella parte di Aurelia era stato rinnovato anche il manto stradale, andando a sanare i macroscopici segni di usura della principale arteria di collegamento fra le province di Grosseto e Livorno.


 

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