Il Tirreno

Livorno

La sentenza

«Ha adescato una quattordicenne su Facebook»: condannato un operaio livornese

di Stefano Taglione
Un ragazzino su Facebook (foto d'archivio)
Un ragazzino su Facebook (foto d'archivio)

La ragazzina era amica dei figli dell’uomo: un anno e otto mesi di reclusione decisi dal tribunale. Ecco i messaggi sui social

16 maggio 2024
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LIVORNO. «Mi piaci». Poi altre frasi con espliciti desideri sessuali, come «Mi piacerebbe poterti abbracciare e leccare tutta». Avrebbe aggiunto una quattordicenne su Facebook per molestarla. Per questo un operaio livornese di 32 anni – Il Tirreno non lo identifica con nome e cognome per non rendere riconoscibile la vittima, amica di famiglia – è stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione per adescamento di minore. I fatti sarebbero avvenuti nel luglio di tre anni fa, con la ragazzina, che conosce i figli dell’uomo, che ha subito raccontato l’episodio ai genitori. Il contatto sarebbe avvenuto fra il profilo social della minorenne e un altro, con un nome diverso da quello dell’imputato ora condannato in primo grado, ma secondo gli inquirenti sotto il suo controllo.

La quattordicenne e l’operaio si conoscevano già. Una conoscenza che ha convinto la minorenne ad accettare la richiesta di amicizia del trentaduenne che si era presentato sì con un nome diverso da quello vero, ma con la foto del suo volto. «Pensavo fosse lui», le parole della vittima. Il diretto interessato, tuttavia, ha sempre smentito questa ricostruzione, anche se una volta venuto a conoscenza della questione non ha mai denunciato nessuno per aver, nel caso, hackerato il suo profilo replicandolo con la sua immagine. Perché è questo che lui sostiene: che ad aggiungere la quattordicenne, che lui conosceva, sarebbe stato uno sconosciuto che avrebbe falsificato il suo account, aprendolo con un nome diverso. A sua insaputa, naturalmente.

Per l’operaio, difeso dall’avvocata Barbara Luceri, il giudice Ottavio Mosti il 16 maggio ha accolto la richiesta di condanna del pm: un anno e otto mesi. «Ha adescato la minore – si legge nell’accusa mossa dalla procura – attraverso un comportamento lusinghiero, volto a carpirne la sua fiducia, consistito nel chiederle dove si trovasse, nel farle di capire di essere una delle poche a conoscere l’account con il quale era stata contattata, nel chiederle come stesse e nel dirle che lei era in grado di farlo sempre sorridere, manifestandole successivamente le sue reali intenzioni con frasi del tipo “Mi sarebbe piaciuto poterti abbracciare e leccare tutta”».

Nelle scorse udienze l’uomo era stato ascoltato proprio dal magistrato, non sottraendosi all’esame in aula: «Sono andato dai carabinieri, che mi hanno detto di recarmi alla polizia postale, ma poi non ci sono mai andato», le sue parole motivando la mancata querela per la contestata clonazione del profilo della persona che poi, secondo la sua ricostruzione, avrebbe aggiunto la ragazzina adescandola.

Per mettere in correlazione l’account e l’uomo, in ogni caso, i militari dell’Arma – delegati dalla procura per le indagini – hanno chiesto delucidazioni a Facebook, che ha risposto con due indirizzi Ip (corrispondenti alla connessione Internet utilizzata per l’invio dei messaggi) che hanno poi convinto il tribunale a pronunciare la sentenza di colpevolezza. «Non sono stato io a scrivere quelle frasi, non sono così», si è sempre difeso l’uomo nel corso del processo. l


 

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