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La leader del Movimento 5 Stelle verso l’ultimo mandato: «A Livorno noi per la prima volta in coalizione per vincere»

Juna Goti
La leader del Movimento 5 Stelle verso l’ultimo mandato: «A Livorno noi per la prima volta in coalizione per vincere»

Intervista a Stella Sorgente: «Da noi prova di maturità. Potere al Popolo? Il gruppo locale è un valore»

20 febbraio 2024
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Livorno Dovrà decidere Stella Sorgente, ex vicesindaca e da cinque anni capogruppo e volto simbolo del Movimento livornese: candidarsi al consiglio comunale o provare la strada del consiglio regionale. Perché le regole a 5 Stelle dicono che di fatto, davanti a sé, ha il suo eventuale terzo, e quindi ultimo possibile mandato nelle istituzioni. Quando risponde al telefono è a casa, alle prese con un po’ di influenza. Mentre Primo Polo entra nel vivo della sua corsa.

Sorgente per la prima volta il M5S decide a Livorno di allearsi con altre forze politiche e civiche. Non era accaduto nel 2014, quando vinse Nogarin, e non è accaduto nel 2019, quando è diventato sindaco Salvetti. Perché questa decisione?

«La collaborazione che c’è stata in questi anni in consiglio comunale, ma anche fuori, ha portato all’alleanza. Un’alleanza che non ha richiesto particolari forzature, ma sicuramente l’impegno a mettersi al tavolo e superare differenze di approccio. Sui temi dirimenti per la città, comunque, il percorso è stato naturale. Livorno è in emergenza, ci preoccupano i dati demografici, economici».

Correte con Buongiorno, Rifondazione comunista, Possibile e Orizzonti comuni. Ma incredibilmente non ci sarà Potere al Popolo, almeno non con il suo simbolo ufficiale: il livello nazionale del partito ha bocciato l’alleanza proprio con il M5S. Che ne pensa?

«Il gruppo locale di Pap ha sempre fatto parte di questo percorso ma ha sempre detto che sarebbe riuscito a definire la propria posizione ufficiale a fronte della presentazione del programma e della candidatura. Io comprendo le difficoltà di chi fa parte di un partito nazionale. Penso che la posizione nazionale vada rispettata anche se ovviamente non la condivido. Ma soprattutto penso che il gruppo locale saprà risolvere la situazione. Aggiungo solo che per me è un valore importante della coalizione, esprime freschezza e innovazione».

Sì, ok, ma lei sa cosa faranno? In questo momento sono introvabili o in silenzio stampa. È vero che il gruppo locale di Pap potrebbe staccarsi dal partito nazionale presentando una propria lista, una sorta di “potere Livorno”, restando così in coalizione?

«Lo diranno loro appena avranno preso una decisione. Quello che è certo è che il lavoro fatto insieme in consiglio comunale ha avuto risultati importanti che hanno avuto risalto anche a livello nazionale, come la mozione del M5S sul salario minimo emendata da Pap».

Non temete di perdere voti se non avranno il simbolo? Tra l’altro la coalizione ha già perso un pezzo, Prospettiva, che invece era data proprio come l’ala civica più vicina al M5S.

«Non temiamo niente perché pensiamo che la nostra proposta politica abbia un valore, a prescindere da un eventuale simbolo. Il gruppo di Pap a Livorno è davvero valido: il M5S ha sempre preso i valori più alti in Toscana e lo stesso è stato per Pap, vuol dire che c’è stato un lavoro sul territorio».

E Prospettiva? Che è successo?

«Stimiamo tante delle persone che sono all’interno di Prospettiva. Il punto è capire qual è l’obiettivo di ognuno: il nostro è vincere e ne siamo così convinti che siamo stati anche in grado di sostenere la candidatura di una persona, una donna, Valentina Barale, che è proveniente da un’altra forza politica, ma che ci rappresenta benissimo. Vogliamo portare i nostri valori, non la nostra bandierina e basta. Vogliamo vincere, non piazzare dei consiglieri all’opposizione. Temo invece che la linea che sta prevalendo in Prospettiva sia diversa».

È stato detto che era già tutto deciso, che la candidatura di Barale era pronta da mesi.

«Non è così, il M5S ha votato nella sua assemblea due giorni prima dell’assemblea di Villaggio».

Ma è stata una decisione difficile da digerire per la vostra base? Il M5S ha di fatto rinunciato a presentare un proprio nome, nonostante sia l’azionista di maggioranza della coalizione, quello con più voti.

«Non c’è stato nulla da digerire, la discussione si è sviluppata nel corso dei mesi, la decisione non è stata calata dall’alto. La nostra assemblea ha dimostrato una grande maturità politica: ci siamo tutti resi conto che Valentina è una donna competente, piena di energie, che può esprimere bene i nostri valori e che provenendo da Bl non può essere un facile bersaglio di strumentalizzazioni da parte di centrosinistra e centrodestra».

Certo avete una coalizione con parecchie differenze: da un ex leghista come Vito Borrelli a Rifondazione comunista.

«Certo, ma è un nostro valore, dimostra come siamo riusciti nel corso del tempo a superare le divisioni. Vito è un uomo di competenza e cultura, poi in realtà viene dal mondo socialista, quella della Lega è stata solo una parentesi: ha fatto quell’esperienza rendendosi conto di tutte le debolezze del centrodestra locale ed evidentemente non vede negli altri alternative vere ai soliti blocchi di potere».

Mi dica tre punti che dovranno stare in cima al programma comune.

«Prima di tutto il lavoro, inteso anche come lavoro di qualità, con la formazione: vogliamo portare qui persone che possano dare un valore aggiunto con le loro esperienze, valorizzando i giovani, anche mettendo a disposizione spazi, per esempio di uno studentato pubblico. Poi l’ambiente, inteso come salvaguardia del territorio dalle cementificazioni: tutta la coalizione è riuscita a fare una battaglia orgogliosa contro Piano strutturale e operativo, che noi bloccheremo se saremo al governo. Quindi stop al consumo di suolo, ma anche battaglia contro l’inceneritore, l’inquinamento da fumi navali, la discarica del Limoncino. Poi il programma sarà pervaso dal tema della partecipazione e della sicurezza, intesa come sicurezza urbana ma anche sui luoghi di lavoro o nelle scuole».

Il biglietto da visita della vostra campagna è stato #doposalvetti: sembra che per voi un’eventuale conferma del centrosinistra sia peggio di una vittoria della destra.

«In realtà per noi il centrosinistra e il centrodestra sono speculari. Parlavamo della cementificazione: il Pd dice che non cementifica ma intanto costruisce l’ospedale in un parco e vorrebbe fare un’area produttiva al Puntone del Vallino. Il centrodestra apparentemente si oppone a idee di questo tipo, ma la Lega propone un nuovo ospedale fuori città, quindi si suppone in territori vergini. Centrosinistra e centrodestra sono state d’accordo sulla variante urbanistica per l’ampliamento della Leonardo, azienda che produce armi, noi abbiamo votato contro. E anche i due candidati sono simili come profilo, approccio e carattere. Per questo li chiamiamo Guardetti o Salvucci».

Eppure anche Pap nazionale ha detto che il M5S è “organico” al centrosinistra. È davvero così impossibile un’alleanza 5 Stelle-Pd nei confini livornesi?

«Al momento non è praticabile. Noi siamo andati anche a fare un incontro a casa loro, in via Donnini. Ma non c’è né la volontà né la capacità di mettersi al tavolo per parlare seriamente di alcuni temi. Poi questa amministrazione ha provato a distruggere tutto quello che era stato costruito nei 5 anni di amministrazione 5 Stelle. E la costituzione di parte civile del Comune di Livorno nel processo contro Nogarin è stata francamente incommentabile. Ricordo infine che il Pd ha preferito dare la presidenza della commissione anti corruzione alla Lega, quando è un tema centrale nella nostra azione politica. Come si può pensare di sviluppare un accordo? Qui non si tratta di posizioni personali o rancori, come dice spesso Salvetti, ma di temi politici centrali».

Ma voi eravate tutti d’accordo su campagne come quella del pupazzo del sindaco con la testa rotta? Non avete un po’ inciampato?

«Il pupazzo è stato travisato da alcuni: esprimeva semplicemente il fatto che la coalizione di centrosinistra, tenuta insieme solo dalla figura di Salvetti, è molto fragile».

Senta si parla di un patto di sorellanza tra lei e Barale: Barale candidata sindaca con il sostegno vostro e Sorgente candidata alle regionali (o eventualmente vicesindaca) con il sostegno loro. Lei ha disposizione il suo terzo e ultimo mandato: si candiderà al consiglio comunale o alle regionali del 2025?

«Cosa farò lo decideremo insieme all’assemblea. In ogni caso l’impegno sarà massimo per la città». Sorride: «Non vi liberete di me, in ogni caso sarò in prima linea nella campagna elettorale. Come diceva Casaleggio: è difficile vincere con chi non si arrende mai, e Salvetti lo sa bene». «Quanto al patto di sorellanza è stato naturale, con Barale ma anche con Aurora Trotta (Pap), Flavia Marzano (di Possibile, ex assessora a Roma), con le donne di Rifondazione, poi ricordo che Alessandra Rossi guida il gruppo territoriale M5S e Simona Corradini è la presidente di Bl».

Quindi pensate di arrivare al ballottaggio?

«Certamente, puntiamo a quello e a vincere, proponendo alla città una proposta innovativa, che unisce giovani alla prima esperienza e l’esperienza di persone che sono state al governo della città».

E se invece ci saranno altri? Che indicazione di voto darete?

«Per noi gli elettori non sono greggi di pecore, anche questa volta non daremo indicazioni di voto».

Ok, ma lei chi voterebbe?

«Io voterò Barale. Per il resto, se vuole, le dico cosa ho fatto al ballottaggio nel 2019: ho votato Beppe Grillo, quindi ho annullato la scheda».

A proposito, le europee: sulla scheda ci sarà un livornese?

«Ci piacerebbe, ma non è ancora uscito nessun regolamento del M5S, vedremo».
 

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