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Il livornese Menicagli sul palco con Allevi: «Il maestro ha i colori delle note»

di Claudio Marmugi
Il livornese Menicagli sul palco con Allevi: «Il maestro ha i colori delle note»

Nel concerto dopo Sanremo il musicista ha ringraziato il suo accordatore di piano. «Una sorpresa, l’unica avvisaglia la telefonata dove mi invitavano a vestirmi bene»

11 febbraio 2024
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Livorno Giovanni Allevi e Luca Menicagli. Un sodalizio artistico che va avanti da venti anni e che si è rinnovato venerdì sera a Massa, al teatro Guglielmi, per la prima data del “Piano Solo Tour” del maestro Allevi, in simultanea con la rinascita (fisica e spirituale) del grandissimo pianista che, solo quattro giorni fa, a Sanremo, ha lasciato l’Italia intera a bocca spalancata e con gli occhi lucidi, durante quei dieci minuti folgoranti animati dal racconto del suo calvario per la malattia che lo ha colpito due anni fa, proprio durante una tournée. Venerdì 9 febbraio, a Massa, davanti a un tutto esaurito delle grandi occasioni, il maestro ha tributato un omaggio a Luca Menicagli di “Menicagli Pianoforti”, livornese, classe 1961, da sempre uno degli accordatori del piano del maestro Allevi (e accordatore unico per l’intero tour 2024) chiamandolo in scena con sé, sulla ribalta. «Non sapevo che sarei finito sul palco», confessa Menicagli. «L’unica avvisaglia che ho avuto è che nel pomeriggio mi era arrivata una telefonata dalla produzione che mi invitava “a vestirmi bene”. Non perché io di solito mi vesta male (ride, ndr), ma solitamente vado ad accordare con la divisa da lavoro della mia società». L'incontro a sipario aperto è stato un momento molto emozionante della serata, culminato in un abbraccio liberatorio. Tra i due, infatti, c'è un legame di grande stima che va al di là della musica. Non è un caso infatti che “Giovanni Allevi” sia sempre il primo musicista che Menicagli nomina quando gli viene chiesto chi sono i suoi “musicisti del cuore”, tra le migliaia per cui ha accordato in 45 anni di carriera, artisti di fama mondiale che vanno da Vladimir Aškenazi a Martha Argerich, da Burt Bacharach a Bob Dylan, passando per Chick Corea, Ennio Morricone, James Taylor e Stevie Wonder.

Per Allevi la cura del suono è un nodo fondamentale della sua musica. Si racconta che quando arriva in un luogo del mondo dove deve esibirsi domandi sempre “Come sta il pianoforte?”, come se il piano fosse una persona.

«Giovanni Allevi è unico», spiega Menicagli. «La sua sensibilità per le sfumature del suono del pianoforte è straordinaria. Quello che ricerca è la vera voce dello strumento, perché quando si esibisce sembra proprio che lui voglia far parlare e cantare il pianoforte, riesce a rendere viva proprio l’anima dell’esemplare che ha davanti». E questo diventa possibile anche grazie a figure professionali come quella di Luca. L’accordatore, infatti, è quell’entità che si pone tra il pubblico e l’artista (e tra l’artista e il pianoforte) rendendo possibile questa magia. «Spiegare il mio lavoro sulle note non è facile a voce», continua Menicagli. «Il suono che Allevi vuol far scaturire dal pianoforte è ben chiaro nella sua mente. Nella sua testa ha i colori che le note dovranno avere una volta fuori dallo strumento. E parlo proprio di colori perché spesso mi ha dato indicazioni facendo riferimento proprio allo spettro della luce: “Luca, pensa il cuore del suono color arancio, poi bianco come una piuma e leggerissimo”. Il mio lavoro è realizzare il suo desiderio». Un lavoro che è arte – appresa con una lunga formazione e tantissima esperienza. «Capisco di aver fatto un buon lavoro nei primi secondi del concerto: lui entra concentratissimo, si siede, appoggia le mani sulla tastiera e se ci siamo, se ho fatto quello che voleva, dopo le prime tre note, s’illumina e ci trasporta tutti nel suo universo». Impossibile non domandare a Menicagli cosa ha provato vedendo Giovanni Allevi sul palco del Festival di Sanremo, nella serata di mercoledì. «Giovanni è un uomo che a parole non si può descrivere. Mi ha colpito al cuore l’incredibile equilibrio con cui ha raccontato quello che ha passato e le cose che ha scoperto di sé nella malattia. Non nego che mi sono commosso». l


 

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