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Covid, Sani frena gli allarmismi: «Non faremo la fine della Cina, ma gli over 65 devono vaccinarsi»

di Giulio Corsi
Covid, Sani frena gli allarmismi: «Non faremo la fine della Cina, ma gli over 65 devono vaccinarsi»

Il primario di malattie infettive: «Anche Gryphon è sotto controllo. Ma il Covid non sparirà: andremo avanti a piccole ondate, fondamentale proteggersi»

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Livorno L’incidenza settimanale dei contagi da Covid è in aumento in tutta Italia, tre regioni (Lazio, Puglia e Umbria) sono definite ad alto rischio, in Toscana sono in crescita contagi e ricoveri. Anche ieri sono stati 107 i nuovi positivi registrati a Livorno.

Spartaco Sani, primario di Malattie Infettive, c’è da preoccuparsi?

«Vediamo cosa succederà nelle prossime giornate, dopo la fine delle feste. Al momento abbiamo una situazione favorevole perché la maggior parte della popolazione per fortuna è protetta».

Lei fino ad oggi ha mostrato sempre molta cautela nelle valutazioni. Sentirla così sereno e positivo fa un effetto strano…

«Attenzione: abbiamo davanti un inverno ancora lungo e impegnativo».

Sta correggendo il tiro?

«No, diciamo che questa stagione particolare e calda ha aiutato, molta gente è stata fuori, in giro, anziché in ambienti chiusi. E questo è un elemento importante. E poi l’immunità delle persone è buona, sia grazie alla vaccinazione che al fatto che molti sono stati contagiati nel tempo. Guai tuttavia a pensare che il Covid non ci sia più e non sia più pericoloso».

La situazione cinese sta creando apprensione. Può riversarsi su di noi?

«La Cina ad ora non rappresenta una preoccupazione enorme. Gli allarmismi non sono motivati».

Ma l’impennata dei contagi e dei morti sembra devastante…

«La Cina è un esempio importante: quel che sta succedendo là è dimostrativo del fatto che il virus con le sottovarianti Omicron, in soggetti e popolazioni non sufficientemente protette, può fare sconquassi».

Perché allora dice che non c’è da preoccuparsi?

«La differenza tra noi e la Cina è che noi siamo protetti e dunque il virus pur circolando e dando infezione, crea disagi sugli ospedali ma non produce malattie severe e dunque al momento si contiene».

Ritiene che la vaccinazione ci protegga a differenza dei cinesi?

«Da noi la campagna vaccinale è stata fatta bene. In Cina hanno vaccinato poco, male e sbagliando il target di popolazione. Hanno vaccinato in prevalenza persone giovani e in età lavorativa e curato meno gli anziani. E il vaccino cinese, il Sinovac, funziona meno e probabilmente richiede più dosi per funzionare mentre in pochi laggiù hanno fatto le tre dosi. Il risultato è che hanno una popolazione poco protetta, improvvisamente hanno interrotto i lockdown che sono efficaci finché li fai ma non impediscono il contagio zero e così quando hanno riaperto le attività il virus ha ricominciato a circolare, ha trovato una popolazione non protetta e finito per mettere in ginocchio il sistema sanitario, riempiendo gli ospedali e facendo morti».

E pensare che Omicron sembrava meno aggressiva…

«La situazione cinese è lo specchio di cosa avrebbe fatto Omicron se non ci fossimo vaccinati. È altamente educativa, dimostra quanto ci ha protetto la vaccinazione, che è stata la nostra salvezza».

Sulla durata dei vaccini però non ci sono certezze…

«Per questo il governo deve impegnarsi a ripartire con la campagna vaccinale. Bisogna che la gente si vaccini».

A chi consiglia di vaccinarsi?

«Tutti gli over 65 devono fare un booster».

Ma le sottovarianti continuano a moltiplicarsi…

«Il vaccino è aggiornato, oggi arriva alla B5, coprendo quasi tutte le sottovarianti. Lo sforzo delle case farmaceutiche deve essere quello di avere vaccini aggiornati all’ultima variante, ma è difficile perché le variazioni sono rapide, da gennaio siamo già a sei sottovarianti di Omicron».

La maggior parte della popolazione ha fatto tre dosi. Non bastano?

«Serve la quarta subito per chi non l’ha fatta, anche la quinta per chi ne ha fatte quattro, con vaccino aggiornato».

Negli Stati Uniti intanto è in corso l’esplosione di Gryphon: rappresenta oltre il 40 per cento dei casi di Covid. È un altro elemento di rischio?

«Gryphon non è un elemento di preoccupazione. C’era già in Italia, era già stato documentato. Per pericolosità e capacità di dare malattia nei soggetti vaccinati non è un problema. Con Omicron le sottovarianti compresa Gryphon non determinano grandi sconquassi perché la popolazione è protetta dalla vaccinazione e dal fatto che il virus ha circolato con le sue varianti e c’è una immunità ibrida, vale a dire vaccino più infezione, che è quella che più protegge».

Il futuro come lo vede?

«Il mondo andrà avanti a ondate, anzi a ondatine. Avremo piccole ondate legate al rilassamento delle misure di precauzione e al modificarsi del virus, ma se ci facciamo trovare protetti con mascherine nei luoghi chiusi e affollati, sui mezzi pubblici, questo mitigherà le singole ondate. Per fortuna è stato prorogato l’obbligo di mascherine in ospedale».

Per adesso fino al 30 aprile...

«Ma dovrà essere lasciato per sempre. Dobbiamo proteggere malati e operatori. Dobbiamo evitare che possano esserci cluster, focolai nei reparti. La mascherina è fondamentale».

All’orizzonte vede la possibilità di rivivere i mesi più duri che abbiamo vissuto durante la pandemia o resteranno un terribile ricordo?

«La preoccupazione non è tanto il riproporsi di situazioni paragonabili all’autunno e al marzo del 2020. All’orizzonte c’è la convivenza col virus: per convivere bisogna proteggerci, vaccinandoci e attuando le misure che conosciamo. Il futuro va preparato: bisogna riorganizzare rapidamente la campagna vaccinale per tutti gli over 65».

Molti hanno ancora paura del virus, ma a colpire duramente in queste settimane sembra più l’influenza…

«Ad oggi l’infezione da Covid ha una mortalità inferiore all’influenza. Lo dicono studi scientifici. Ma se non ci fosse stata la protezione del vaccino e l’immunità ibrida, sarebbe stato il caos».

I negazionisti sostengono che l’influenza sia sempre stata più pericolosa del Covid o quantomeno uguale…

«Non scherziamo. Il Covid tende a dare polmoniti se trova persone non protette, le dà anche ai giovani, l’abbiamo visto bene in questi tre anni, mentre che l’influenza dia polmonite è una rarità. Il Covid di suo interessa il polmone, l’influenza no».

Quest’anno tuttavia sembra particolarmente tosta…

«Abbiamo avuto casi sporadici di influenza severa. Nella stragrande maggioranza dei casi l’influenza dà patologia in soggetti già ampiamente defedati. Ma il Covid è tutt’altra cosa: nei soggetti che seguiamo a malattie infettive, immunodepressi e oncologici ad esempio, spesso il vaccino non ha funzionato e le polmoniti da Covid si vedono. Mentre non si vedono le polmoniti da influenza». l

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