Referendum, trionfa il No: magistrati in festa, dimissioni choc nell’Anm e centrodestra spaccato sul voto – E ora che succede? Reazioni e scenari
Alta l’affluenza con il 59% degli aventi diritto che è andato alle urne. Il presidente del comitato del Sì, Nicolò Zanon: «Ce l’abbiamo messa tutta». Nordio: «Prendo atto»
Il referendum sulla separazione delle carriere nella giustizia si conclude con una netta vittoria del ‘No’, che sfiora il 56%, mentre il ‘Sì’ si ferma poco sopra il 46%. L’affluenza raggiunge il 58,9%, segnale di un forte coinvolgimento dell’elettorato. Già dalle prime rilevazioni statistiche emerge un vantaggio significativo del ‘No’, destinato a consolidarsi nel corso della giornata. Il risultato genera reazioni opposte nei comitati schierati per le due opzioni.
Le reazioni della magistratura
A Milano e Napoli le toghe festeggiano apertamente: applausi, abbracci e cori accompagnano i primi exit poll che indicano il ‘No’ in vantaggio. A Napoli risuona anche ‘Bella ciao’, simbolo della resistenza. Nel pieno della giornata, però, arriva una notizia inattesa: Cesare Parodi, presidente dell’Anm, annuncia le sue dimissioni irrevocabili per gravi motivi familiari, precisando che la decisione non è collegata all’esito del voto.
Le posizioni dei comitati
Enrico Grosso, presidente del Comitato Giusto Dire No, parla di una vittoria della Costituzione e dell’indipendenza della magistratura, sottolineando la maturità degli elettori. Anche Nicola Gratteri esprime soddisfazione, definendo il risultato un segnale forte della società civile e ribadendo la necessità di riforme serie e rispettose dei diritti. Dal fronte opposto, il Comitato Camere Penali per il Sì invita a non interrompere il dibattito, evidenziando le criticità del sistema giudiziario e la necessità di un percorso riformatore. Più duro Francesco Petrelli, che accusa la magistratura di essersi trasformata in un soggetto politico, soprattutto durante la campagna referendaria.
L’analisi territoriale e politica del voto
Il ‘No’ prevale in tutte le regioni, tranne Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Secondo YouTrend, la compattezza degli elettori del ‘No’ è stata maggiore rispetto a quella del fronte opposto: solo il 5% degli elettori di PD, AVS e M5S ha votato ‘Sì’, mentre l’11% degli elettori di centrodestra e dei partiti centristi favorevoli al ‘Sì’ ha scelto il ‘No’.
E ora che succede? Reazioni e scenari
I leader dell’opposizione – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli – si ritrovano in piazza Barberini per unirsi al corteo organizzato dalla Cgil verso piazza del Popolo. La manifestazione assume toni festosi, tra cori contro Giorgia Meloni, balli su “Bella ciao” e fuochi d’artificio. I 15 milioni di voti contrari alla riforma Nordio vengono interpretati come un patrimonio politico da valorizzare in vista delle prossime elezioni. Schlein parla di una vittoria della Costituzione e invita i giovani a restare mobilitati, assicurando che il centrosinistra lavorerà unito per battere Meloni alle Politiche. Conte sostiene che il voto rappresenti un “avviso di sfratto” per il governo, mentre Matteo Renzi definisce il risultato una “sconfitta sonora” per l’esecutivo e richiama la premier alla responsabilità politica, ricordando la propria esperienza del 2016. Bonelli e Fratoianni chiedono di costruire un’alternativa coraggiosa, ribadendo che la Costituzione va applicata, non modificata. Si apre anche il tema della leadership del centrosinistra: Renzi auspica primarie rapide, Conte si dice disponibile a primarie aperte ai cittadini e Schlein conferma la propria disponibilità. Intanto cresce la preoccupazione per la riforma della legge elettorale proposta dal centrodestra, definita un “antipasto di premierato” e duramente contestata dalle opposizioni. Renzi chiude sostenendo che, dopo il voto, Meloni diventa “un’anatra zoppa” e che per la premier si apre una fase politicamente complicata.
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