Rider sfruttati e paghe da vergogna: sotto inchiesta una società di Glovo – Cosa è stato scoperto
Emerge il nome del primo indagato: un 34enne spagnolo amministratore unico di Foodinho
La Procura di Milano ha aperto un’indagine sul sistema di gestione dei rider della piattaforma di consegne Glovo. Il pubblico ministero Paolo Storari ha disposto un controllo giudiziario per ipotesi di caporalato nei confronti di Foodinho, la società italiana che opera per conto del colosso spagnolo del delivery. Secondo gli accertamenti, migliaia di ciclofattorini – circa 40mila tra Milano e il resto d’Italia – avrebbero ricevuto compensi considerati ben al di sotto dei livelli minimi.
Un amministratore sotto indagine
Dalle verifiche dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro emerge il nome del primo indagato: un 34enne spagnolo, amministratore unico di Foodinho. Nel decreto, il pm contesta all’uomo di aver impiegato lavoratori «in condizioni di sfruttamento», approfittando della loro situazione di necessità. Secondo la Procura, in alcuni casi le retribuzioni sarebbero risultate inferiori fino al 76% rispetto alla soglia di povertà e oltre l’80% più basse rispetto ai parametri previsti dalla contrattazione collettiva. Paghe che, per quantità e tipologia di lavoro, non garantirebbero una «esistenza libera e dignitosa».
Il ruolo del giudice e i precedenti
Con l’avvio dell’inchiesta è prevista la nomina di un amministratore giudiziario, che dovrà essere poi confermata da un giudice per le indagini preliminari. Non è la prima volta che la Procura milanese indaga su presunti casi di sfruttamento nel settore della logistica e del delivery: negli ultimi anni sono state aperte diverse inchieste analoghe.
La reazione dell’Usb: «Sfruttamento sistematico»
L’Unione Sindacale di Base ha accolto la notizia parlando di una conferma a quanto denunciato «da anni». Secondo il sindacato, i rider non sarebbero veri autonomi, ma lavoratori subordinati «mascherati» da partite Iva per aggirare tutele e diritti. L’Usb sostiene che il modello delle piattaforme si basi su una «finzione giuridica» che scarica sui fattorini costi, rischi e responsabilità: niente ferie, niente malattia, nessuna copertura assicurativa adeguata. Il sindacato chiede l’applicazione del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione a tutti i rider, con assunzione diretta, salario dignitoso, orari certi e mezzi di lavoro forniti dalle aziende.
Le critiche ai sindacati confederali
Nella nota, l’Usb punta il dito anche contro le organizzazioni confederali, accusate di aver sostenuto modelli di lavoro autonomo che – secondo il sindacato – avrebbero contribuito a consolidare forme di precarietà e a legittimare rapporti che non riconoscono la reale subordinazione dei rider.
I dati della Cgil: consegne lunghe, guadagni bassi
Un quadro altrettanto critico arriva dai numeri diffusi dalla Cgil. Secondo il sindacato, per oltre il 76% dei rider il delivery rappresenta la principale fonte di reddito. La maggior parte lavora 6-7 giorni a settimana, spesso per 7-10 ore al giorno, con più di 8 consegne quotidiane nel 61% dei casi. Il compenso medio per consegna, per oltre la metà degli intervistati, oscilla tra 2 e 4 euro lordi. Le attese nei ristoranti – spesso superiori ai 10-20 minuti – riducono ulteriormente il guadagno effettivo. Quasi tutti utilizzano un mezzo proprio, con costi mensili che possono superare i 200 euro.
Infortuni e sicurezza: un quadro preoccupante
Il tema della sicurezza è uno dei più critici: quasi 4 rider su 10 dichiarano di essersi infortunati almeno una volta, ma solo una minoranza ha denunciato l’episodio. Meno di un quinto ha ricevuto un risarcimento. Molti temono che segnalare un incidente possa compromettere l’accesso alle consegne o ai bonus gestiti dagli algoritmi delle piattaforme.
