Grosseto, parco intitolato a Giovanni Gentile. L’Anpi: «Offesa alla memoria antifascista»
All’inaugurazione hanno partecipato autorità civili e militari, insieme al sindaco Vivarelli Colonna.
GROSSETO. «L’amministrazione comunale di Grosseto persevera nella scelta di dedicare spazi pubblici a figure organiche al passato regime fascista. L’intitolazione di un’area verde a Giovanni Gentile ne rappresenta un’ulteriore conferma. Gentile fu tra i principali ideologi del fascismo: teorizzò la subordinazione dell’individuo allo Stato totalitario e celebrò Benito Mussolini come interprete della volontà etica nazionale». Ferma condanna della presidenza del Comitato provinciale Anpi di Grosseto Norma Parenti all’inaugurazione in via Porciatti del "Parco Giovanni Gentile" cui hanno partecipato autorità civili e militari, insieme al sindaco Vivarelli Colonna.
La posizione dell’Anpi
«Definito "il filosofo del manganello" e indicato da Benedetto Croce come simbolo della corruzione della cultura, mise il sapere al servizio del potere, contribuendo alla persecuzione di colleghi e accademici dissidenti anche attraverso il giuramento di fedeltà al regime - dice Anpi - Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti difese apertamente il fascismo, arrivando a sostenere che la forza dello Stato fosse una forma d’amore: una giustificazione cinica della violenza. Fu promotore e redattore del Manifesto degli intellettuali fascisti, pubblicato su "Il Popolo d’Italia", e da ministro dell’Istruzione firmò nel 1923 una riforma autoritaria e classista. Non espresse mai una critica pubblica alle leggi razziali del 1938, offrendo copertura culturale a una delle pagine più vergognose del regime e aderì fino all’ultimo alla Repubblica Sociale Italiana. Questa scelta si inserisce in una deriva preoccupante di riscrittura della storia, in cui i carnefici vengono riabilitati e i complici del regime celebrati. Ne è esempio anche la via dedicata a Giorgio Almirante, firmatario del cosiddetto "Manifesto della morte". Non è questa una scelta neutra, né un semplice atto amministrativo: è una presa di posizione politica e culturale».
«Netta condanna»
Per Anpi «la memoria non è un terreno da piegare alle convenienze del presente: è il fondamento della democrazia. Tradirla significa indebolire la Repubblica nata dalla Resistenza. Difenderla, oggi, è un dovere civile».L’Anpi esprime «una netta condanna di una decisione che ferisce la memoria collettiva e macchia la comunità civile e democratica grossetana. Non sono questi i valori che una comunità democratica dovrebbe trasmettere, tanto più alla vigilia della Festa della Liberazione e nell’80° anniversario della nascita della Repubblica antifascista, fondata su quei principi di libertà, giustizia e rifiuto di ogni totalitarismo».
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