Grosseto, il dottor Mauro Breggia saluta l’ospedale: «26 anni dedicati alle emergenze»
Pilastro del Misericordia e a capo dell’intero Dipartimento Emergenza Urgenza, va in pensione: «Ho 4 figli e 5 nipoti, voglio godermi di più la famiglia, poi riposarmi e viaggiare»
GROSSETO. L’Asl Toscana sud est ha indicato in Stefano Dami il successore del dottor Mauro Breggia a capo del Dipartimento Emergenza Urgenza. Nelle prossime settimane il Misericordia dovrà inviduare il direttore della Dea di Grosseto. «Verrà fatta una manifestazione di interesse – spiega il dottor Breggia, 70 anni il prossimo 30 aprile – cui possono partecipare i medici. Quello più titolato diventerà il facente funzione, poi ci sarà il concorso».
Originario del Viterbese, il dottor Breggia è grossetano d’adozione, felice di esserlo: «Sono arrivato nel febbraio 1990 – ricorda – chiamato dal primario di chirurgia II, il professor Mariani, mio maestro a Siena; ero reduce da un periodo all’ospedale di Volterra, anche se la mia formazione era senese. Ho continuato a lavorare in chirurgia con Mariani, poi con Piercristoforo Giulianotti. Nel frattempo, pur lavorando in chirurgia, mi avevano dato già la responsabilità del pronto soccorso dopo il pensionamento del dottor Sarti. Nel 2000, mezzo secolo fa – prosegue il dottor Breggia – ho fatto il concorso, perché nel frattempo i pronti soccorso si erano trasformati in unità operativa».
Breggia, da quel momento, si è dedicato in maniera intensiva ed esclusiva all’emergenza e urgenza. «Il pronto soccorso che inizialmente era un posto per il trattamento delle prime lesioni e smistamento – sottolinea – ha cambiato mission, diventando un reparto in cui si studiano i pazienti e si dimettono in sicurezza. Sono stato la prima unità operativa toscana di pronto soccorso».
Le è mancata la sala operatoria? «Giulianotti, che mi aveva proposto di rimanere, mi dava l’ex chirurgia I con 20 letti. Ho fatto alcune valutazioni, ho pensato all’équipe e ho così deciso di dare un taglio. Ho passato un’estate insonne, mi è dispiaciuto, è logico dopo 25 anni in sala operatoria. La concretezza dell’estrazione chirurgica e l’ho trasportata sull’emergenza urgenza e insieme al 118, fin dall’inizio, abbiamo cambiato, pian piano, i chirurghi in medici dell’emergenza. Successivamente sono nate le scuole di specializzazione e da molti anni nascono specialisti: ho l’onore e la soddisfazione di averne allevati tanti e sono felice ora di lasciare un bel gruppo di medici, di infermieri e di oss, perché io lavoro sempre in squadra. In pronto soccorso siamo partiti da una struttura che poi si è rivelata insufficiente e adesso, con la nuova location inaugurata nel 2010, tra le prime in Toscana, con criteri di modernità, abbiamo una struttura molto bella, un corridoio di accesso per i codici ad alta priorità, direttamente in shock room senza transitare da sale d’attesa. Siamo uno dei più grandi e strutturati pronti soccorso della Toscana, Dea di primo livello; abbiamo aperto le Obi con tanti posti letto, abbiamo letti di medicina d’urgenza».
Con orgoglio, il dottor Breggia ricorda che già nel 1999 «siamo stati tra i primi a introdurre il triage, un obbligo nazionale e internazionale. Un’altra tappa fondamentale è stata l’informatizzazione, all’inizio degli anni 2000. C’è stata insomma una crescita continua, una crescita culturale di medici, infermieri. Oggi abbiamo un tasso di ricovero buono, sul 10-11%: su 100 pazienti solo 10-11 li tratteniamo».
In questo quarto di secolo, il pronto soccorso ha dovuto fare i conti anche con un paio di emergenze, fronteggiate benissimo: «Nel gennaio 2012, in veste di capo dipartimento della Usl 9 l’emergenza della Costa Concordia. Grazie all’abnegazione sia del 118 che ha fatto la postazione mobile, sia poi l’attrezzatura e con l’attuazione di piani predisposti allo scopo, abbiamo trattato in maniera corretta tanti pazienti per un’emergenza di livello internazionale. In anni più recenti abbiamo fronteggiato bene la terribile epidemia Covid insieme a tutto l’ospedale, con l’ausilio dei colleghi rianimatori, pneumologi, internisti, cardiologi, a tutto il territorio. Mi ricordo nei primi giorni i sanitari terrorizzati dal rischio di morire e non c’erano evidenze che per forza sarebbe andato tutto bene: l’abbiamo scoperto dopo. Abbiamo iniziato con la compartimentazione all’interno, poi ci siamo inventati la tenda fuori, poi con la direzione decidemmo di allocare, nel parcheggio dipendenti, la bassa e media intensità fuori, in modo da diminuire i contagi per l’ospedale. Erano sorte queste strutture predisposte dove adesso è tornato il parcheggio dei dipendenti. Il tutto prima di sistemare nella rampa del vecchio pronto soccorso, con la rampa autonoma, l’alta intensità».
E ora cosa farà dal 1° maggio? «Inizialmente mi voglio un po’ riposare e dedicare molto di più di quanto ho fatto in questi anni alla famiglia, avendo quattro figli e cinque nipoti; voglio viaggiare, leggere. Sono comunque pieno di interessi e poi valuterò».
