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Inverno in Maremma, chi l’ha visto? A gennaio caldo record: i dati che preoccupano

di Massimiliano Frascino
Inverno in Maremma, chi l’ha visto? A gennaio caldo record: i dati che preoccupano

Il 2024 si apre con +4,6 gradi rispetto agli ultimi trent’anni. La nostra intervista a Roberto Costantini, responsabile della sede grossetana del Lamma

01 febbraio 2024
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GROSSETO. Quest’anno l’inverno praticamente non è mai arrivato. Ne abbiamo parlato con Roberto Costantini, responsabile della sede grossetana del Lamma, agronomo membro dell’accademia dei Georgofili e presto divulgatore scientifico ufficiale in seguito a un master universitario.
Fine gennaio e sembra d’essere in primavera inoltrata, con tanto di gente in spiaggia. Autunno prolungato?

«Già nel primo mese dell’inverno meteorologico, dicembre, ci eravamo tutti accorti dell’assenza di freddo, eccezion fatta per alcuni giorni nella prima decade del mese con temperature timidamente invernali. Sempre lontane dallo zero, almeno a Grosseto. Venendo dall’autunno più caldo in Italia dal 1800 , secondo l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Cnr . I dati Lamma dicono che in Toscana i 3 autunni più caldi sono quelli di 2023, 2014 e 2018. Nel 2023 a Grosseto, con l’eccezione di maggio, negli altri 11 mesi si sono registrate temperature sia minime che massime più elevate della media».

Non sono bei segnali

«È molto esplicativo il grafico ideato da Ed Hawkins, ricercatore dell’Università di Reading : tramite bande colorate, una per ogni anno, che vanno dal blu al rosso a seconda che l’anno sia stato meno o più caldo della media climatologica. Se prendiamo il grafico ideato da Ed Hawkins coi dati medi dell’Italia, blu più freddo della media, rosso più caldo, si nota che dal 1990 ad oggi solo 3 anni sono stati più freddi della media, con gli ultimi via via sempre più caldi rispetto all’anno precedente».

La speranza era che almeno il secondo mese dell’inverno tornasse entro i parametri di normalità. Speranza vana?

«Decisamente. Infatti, dopo i giorni che ci hanno fatto illudere, fin dal 9 dicembre si è osservato un progressivo aumento delle temperature giornaliere, massima e minima, tant’è che il 31 dicembre la colonnina ha segnato 10 gradi come minima e ben 16 gradi di massima».

Poi anche gennaio è stato il secondo mese di “non inverno”. Niente sciabolate artiche….

«No, decisamente l’inverno non s’è visto. Lascerei fare le sciabolate artiche e terrei ben saldi i piedi a terra, anche perché gli unici due giorni in cui a gennaio vi sono state temperature minime invernali sono stati il 22 e il 30, quando si sono rispettivamente registrate temperature minime di -0,9 °C e -1,2 °C. Più che sciabola un coltellino da giovane marmotta».

Può illustrarci nel dettaglio con i dati della stazione del servizio meteorologico regionale come è trascorso questo gennaio?

«I dati rilevati dalla stazione meteo del Lamma ci confermano un mese eccezionalmente caldo, in cui ben 21 giorni su 29 si sono caratterizzati per una temperatura massima superiore a quella massima media di gennaio, calcolata nel trentennio 1991 - 2020. Ancor più impressionante è il confronto con gennaio 2023, se pensiamo che tale anno risulta il più caldo dal 1800. Infatti, vediamo che nel 2024 ben 18 giorni su 29 hanno registrato temperature superiori a quelle registrate nel 2023. Tra l’altro, questi ultimi tre giorni di gennaio nella tradizione popolare sono definiti i “giorni della merla”, quelli che dovrebbero essere i più freddi dell’anno».

Resta febbraio e poi l’inverno meteorologico terminerà. C’è speranza che arrivi un po’ di freddo e magari torni la neve in montagna? Oppure l’inverno si può considerare ormai finito?

«Intanto possiamo dire che l’inverno non è mai iniziato. Tutt’al più due o tre timide incursioni di aria fredda a spezzare una sequenza quasi interminabile di giornate primaverili, e le due uniche mattinate in cui si sono registrati valori inferiori a 0 °C. Questi sono dovuti soprattutto al fenomeno dell’inversione termica».

Anche le coltivazioni hanno subito questo anomalo andamento. Proprio qui in Maremma sono stati segnalati casi di ripresa di fruttiferi e addirittura in alcuni casi sono comparsi i fiori nei peschi.

«Dato che non possiamo escludere un colpo di coda dell’inverno nella seconda metà di febbraio o addirittura a marzo, questo porterebbe a inevitabili danni alle coltivazioni. Al momento, però, secondo i modelli l’anticiclone non dovrebbe abbandonarci. Ancora a inizio di febbraio, forse addirittura l’intera prima decade, continueremo ad avere temperature miti, di alcuni gradi superiori alla media climatologica, soprattutto in aree di media collina, dove nulla è l’influenza del fenomeno dell’inversione termica. Fenomeno che notiamo anche in città, quando la mattina presto avvertiamo effettivamente un abbassamento delle temperature, che poi, però, nel corso della giornata tornano sensibilmente a salire. Oltre è difficile se non impossibile fare delle previsioni attendibili».

Se non bastasse, anche le piogge continuano a scarseggiare…

«A gennaio i 40 millimetri di pioggia caduti sono in linea con la media climatologica. Considerando però che la piovosità ritenuta “normale” per Grosseto si assesta sul valore già modesto di 600 millimetri. Il 2023, con una precipitazione cumulata annua di soli 460 millimetri, quindi con una perdita del 25%, può essere considerato un anno critico: confrontando sul grafico i dati di piovosità cumulata mensile del 2023 con quelli della media climatologica, risulta evidente come da inizio estate a fine anno manchino all’appello tantissimi millimetri di pioggia, proprio nell’autunno e a inizio inverno, quando le piogge sono indispensabili per ricostituire le riserve idriche e quindi avere sufficiente disponibilità di acqua nella prossima stagione estiva, per gli usi civili e soprattutto per le colture irrigue. Speriamo in una primavera piovosa quanto basti per rinormalizzare almeno parzialmente la situazione». 

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