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Si era spacciato per maresciallo per farsi fare una ricarica

Pierluigi Sposato
Si era spacciato per maresciallo per farsi fare una ricarica

Pesante condanna per un uomo accusato di usurpazione di funzioni pubbliche Aveva contattato per telefono i gestori di tre stazioni di servizio della zona sud

30 dicembre 2021
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Pierluigi Sposato

Orbetello. Aveva telefonato ai gestori di tre stazioni di servizio dicendo di essere un appartenente alla guardia di finanza. Al primo aveva detto di essere il maresciallo Coppola, al secondo di essere il capitano Coppola, al terzo di essere un capitano delle fiamme gialle. Da ciascuno dei tre avrebbe voluto, senza essere accontentato, una ricarica sulla propria carta di credito.

Tutto falso, come ha accertato il Tribunale di Grosseto, che ha condannato l’uomo, Giuseppe Vinciguerra, 40 anni, originario della provincia di Caserta, a ben quattro anni e due mesi per essersi falsamente qualificato come un militare della guardia di finanza: usurpazione di funzioni pubbliche e sostituzione di persona. La pena iniziale sarebbe stata di due anni e mezzo ma il giudice Adolfo Di Zenzo ha ritenuto di dover applicare la recidiva e di non concedere alcuna attenuante a causa dei precedenti per truffa, insolvenza fraudolenta e anche per sostituzione di persona.

I fatti contestati dalla Procura risalgono alla giornata del 23 dicembre del 2013. Quel giorno, ha ricordato il primo testimone, gestore di un distributore di carburanti di Orbetello, era stato contattato da una persona che si era qualificata come appartenente alle fiamme gialle. Il secondo testimone è stato il titolare di una pompa di benzina a Porto Santo Stefano: «Mi disse che era il maresciallo Coppola, che era fermo in autostrada e che aveva bisogno di una ricarica sulla carta della compagnia petrolifera». Aveva fornito i dati e aveva poi aggiunto che era in Tribunale a Grosseto e che avrebbe mandato poco dopo un appuntato a saldare. Il gestore si era insospettito e aveva segnalato la telefonata alla guardia di finanza del Promontorio, dando anche il numero di telefono di chi aveva chiamato, precisando che il “maresciallo” parlava con accento campano e aveva avuto un tono molto confidenziale. La terza telefonata aveva raggiunto una stazione di servizio di Fonteblanda, sempre quel 23 dicembre: uno delle forze dell’ordine aveva chiesto una ricarica perché «il figlio aveva avuto un incidente sull’autostrada e doveva pagare il carro attrezzi» con quella ricarica. Anche questo gestore aveva segnalato il fatto alle fiamme gialle.

Erano stati gli stessi uomini della guardia di finanza a condurre le indagini, ricostruendo che il numero di telefono era intestato a una donna ma era in uso a Vinciguerra: ciò era emerso nel corso di una perquisizione ordinata dalla Procura di Bolzano (un fascicolo per contestazioni analoghe) nel Casertano, a casa dell’imputato, a distanza di un mese dalle telefonate (29 gennaio 2014), quando era stato lui stesso a fornire il codice di sblocco per quella sim.

Responsabilità pienamente provate, secondo il giudice, che ha ritenuto equa la pena di quattro anni e due mesi. L’accusa aveva chiesto otto mesi.

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