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Il piano dell’Asl Centro per i territori: ecco dove sparisce la guardia medica fra Firenze, Prato e Pistoia

di Mario Neri
Il piano dell’Asl Centro per i territori: ecco dove sparisce la guardia medica fra Firenze, Prato e Pistoia

L’azienda rivede orari e turni nelle Case di comunità e nei Pir. Cancellate le “notti” in 13 sedi. In totale, verranno erogate nella Toscana centrale oltre 8.400 ore settimanali di assistenza dei medici di base

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FIRENZE La notte si restringe, il giorno si allarga. A volte talmente tanto da cancellare il medico di guardia da mezzanotte in poi. Eccola la riorganizzazione dell’assistenza territoriale con cui l’Asl Centro attua la riforma varata nel 2022 dal governo Draghi. Una riforma già partita a febbraio - e con risultati ancora altalenanti per Pir e Case di Comunità - ma che con la delibera del 27 marzo entra nella fase operativa e viene estesa a tutto il territorio. Una rivoluzione che passa soprattutto dalla revisione dai turni dei medici di base e ridisegna la loro presenza prima ancora che la funzione delle strutture.

Come cambia il servizio

Un passaggio che fissa numeri precisi: 5.864 ore settimanali di attività oraria classica, cioè la continuità assistenziale, e 2.611 ore di attività oraria avanzata, quella che si svolge nei Pir (i Punti di intervento rapido) e nelle Case di comunità. In totale oltre 8.400 ore, con una distribuzione che cambia direzione. Le ore non si riducono, si spostano. La copertura notturna viene alleggerita o accorpata, quella diurna si rafforza e si concentra nelle strutture territoriali. La continuità assistenziale resta attiva anche tra mezzanotte e le otto, ma con una presenza più essenziale: quasi ovunque un solo medico per turno, su territori più ampi e con meno sedi aperte.

In alcune postazioni minori il turno notturno non è più previsto e viene assorbito da presidi vicini. Il risultato è una rete meno diffusa nelle ore notturne e più concentrata nelle fasce diurne. Il modello si legge nelle tabelle operative: nelle sedi principali si arriva fino a tre medici di giorno, due la sera e uno di notte; in quelle intermedie si scende a uno di giorno, uno la sera e uno di notte. Un modello basato sulle statistiche medie di impegno delle guardie mediche notturne, ma che di fatto ne ridurrà la presenza del 30-50% sul territorio. Nei presidi più piccoli, infatti, il turno notturno scompare e resta la copertura diurna e serale.

Guardia medica notturna: dove non c’è più

Dove non ci sarà più copertura della guardia medica di notte? Sono tredici le sedi che perdono il turno di notte. A Montelupo, al presidio di Santa Rosa in Oltrarno a Firenze, a Fiesole, Calenzano, Tavarnelle, Bagno a Ripoli, Rufina, Rignano, Scarperia, Sambuca Pistoiese, Agliana, Poggio a Caiano e Vaiano. Insomma, dove la guardia medica non viene cancellata, cambia scala e distribuzione. Copre aree più grandi, si appoggia a meno sedi, perde capillarità nelle ore in cui la domanda è più bassa. E spesso a scapito delle aree interne o svantaggiate, quelle con pochi residenti.

Le ore recuperate vengono trasferite nel giorno. È qui che si innesta l’adeguamento al Decreto ministeriale 77 del 2022, la riforma nazionale dell’assistenza territoriale voluta dal governo Draghi con l’ex ministro della Salute Roberto Speranza, che punta a spostare il baricentro della sanità dall’ospedale al territorio. L’Asl traduce questo impianto in organizzazione concreta: medici a ruolo unico, turni condivisi, attività distribuite tra ambulatorio e presidi territoriali.

La nuova organizzazione

Dentro questo schema operano le Aft (Aggregazioni funzionali territoriali), gruppi di medici che coordinano l’attività su base geografica e programmando i turni tra studio e servizio. Il medico non è più solo il riferimento dei propri assistiti, ma entra in una rete che copre l’intero territorio e si articola per fasce orarie. I centri operativi diventano (dovrebbero diventare) le Casa di comunità e i Pir, i Punti di intervento rapido, gli ambulatori che assorbono la domanda urgente non grave.

Aperte durante il giorno, queste strutture permettono visite, esami di base e terapie immediate, con l’obiettivo di evitare l’accesso al pronto soccorso. Il sistema prevede accesso tramite il numero 116117, invio del medico di base o ingresso diretto. Il paziente viene preso in carico, valutato e indirizzato, con una continuità che resta legata al proprio medico.

Nell’area fiorentina la rete dei Pir si distribuisce lungo le principali Case di comunità: Canova, Le Piagge, Santa Rosa, D’Annunzio, Morgagni, Scandicci, Sesto, Campi, Lastra a Signa, Pontassieve, Figline, Reggello, Borgo San Lorenzo. A questi si affiancano i poli collegati agli ospedali, come Torregalli e Serristori, che raccolgono una parte consistente degli accessi. Nell’area pratese i riferimenti principali sono Prato centro-est, Montemurlo e Vaiano. Nel pistoiese il sistema si appoggia su Pistoia Ceppo, Quarrata, Agliana e la Valdinievole, con Montecatini come nodo di area. Sono strutture che replicano lo stesso schema: attività diurna rafforzata, integrazione con i medici di famiglia, copertura serale e notturna più concentrata (o assente).

Il cambiamento si misura nei turni e negli spostamenti. Di notte meno presidi e meno medici, di giorno più presenza e più servizi. La riforma sulla carta non riduce il volume complessivo dell’assistenza, ma ne modifica la distribuzione, concentrando risorse dove la domanda è più alta e costruendo una rete territoriale che prova a intercettare i bisogni prima che arrivino in ospedale.

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