Il Tirreno

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L’emergenza penitenziaria

Firenze, muore il detenuto che aveva tentato il suicidio. E le condizioni estreme di Sollicciano tornano a far discutere

di Redazione Firenze
Firenze, muore il detenuto che aveva tentato il suicidio. E le condizioni estreme di Sollicciano tornano a far discutere

Il 29enne di origine marocchina è deceduto a Careggi dopo il gesto estremo in cella. Era stato soccorso dagli agenti con un lenzuolo al collo e ricoverato in condizioni disperate. In carcere da poche settimane per un aggravamento della misura cautelare dopo due arresti a gennaio

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FIRENZE Il tentativo di salvarlo non è bastato. Il detenuto di 29 anni che domenica aveva cercato di togliersi la vita nel carcere di Sollicciano è morto ieri sera all’ospedale di Careggi, dove era stato ricoverato in condizioni disperate. Era stato trovato in cella dagli agenti della polizia penitenziaria con un lenzuolo stretto al collo e subito trasportato in ambulanza al trauma center. Dopo oltre ventiquattro ore di terapia intensiva, il quadro clinico non è migliorato e i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso.

La sua morte chiude una vicenda iniziata dentro una delle strutture penitenziarie più affollate della Toscana, da tempo al centro delle denunce per la carenza di personale e per il numero crescente di detenuti con fragilità psichiche. Il giovane, di origine marocchina, era entrato a Sollicciano da poche settimane, dopo una sequenza di arresti ravvicinati che avevano portato all’aggravamento della misura cautelare.

Il primo episodio risale al 2 gennaio, quando era stato fermato per una rapina in un negozio di articoli sportivi nel centro storico di Firenze. Il giudice aveva convalidato l’arresto ma disposto l’obbligo di firma, rimettendolo in libertà. Il 5 gennaio, durante un controllo delle forze dell’ordine, avrebbe reagito in modo violento alle richieste degli agenti. Da qui un nuovo arresto e la decisione del tribunale di disporre la custodia cautelare in carcere.

Domenica il gesto estremo. Gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno sorpreso mentre cercava di impiccarsi utilizzando un lenzuolo. Sono intervenuti immediatamente, riuscendo a tagliare il cappio improvvisato e a chiamare i soccorsi. Le sue condizioni, però, sono apparse subito gravissime. Trasportato d’urgenza a Careggi, è stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva del trauma center, dove è rimasto in prognosi riservata fino al decesso.

"È il primo suicidio del 2026, ma arriva dopo una lunga sequenza di morti che raccontano un'emergenza strutturale ormai evidente. Ogni suicidio in carcere è una sconfitta dello Stato e della società", dichiara l'associazione di volontariato Pantagruel. “Il dolore che proviamo è profondo e concreto - dichiarano Fatima Ben Hijji e Stefano Cecconi, presidente e vicepresidente dell'associazione - perché si tratta di un'altra vita presa in custodia dallo Stato che non siamo stati in grado di aiutare, sostenere, ascoltare. È una ferita che sentiamo nella carne e che rischia di trasformarsi in rabbia o rassegnazione. Ma non possiamo permetterci di smettere di sperare perché a Sollicciano vivono oltre 550 detenuti e detenute, con storie difficili, sofferenze spesso invisibili e diritti che uno Stato civile dovrebbe garantire. Invece continuiamo ad assistere a risposte fondate quasi esclusivamente sulla repressione e sull'aumento delle pene, senza un reale investimento su politiche sociali, salute mentale e gestione delle marginalità”.
E ancora: “Come associazione di volontariato - concludono da Pantagruel - continueremo a fare tutto ciò che è possibile per tutelare anche solo un diritto in più. Un centimetro alla volta proviamo a spostare l'asticella, un centimetro alla volta a cambiare l'orizzonte, senza rinunciare a interrogarci sul senso stesso del carcere e sulle alternative necessarie”.

La Procura ha aperto un fascicolo per ricostruire quanto accaduto e verificare se nei giorni precedenti fossero stati segnalati segnali di disagio o richieste di aiuto. Intanto, la morte del detenuto riaccende l’attenzione sulla situazione di Sollicciano e sulla difficoltà di intercettare in tempo i detenuti più vulnerabili.

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