Il Tirreno

Firenze

L'indagine

Masso precipita e sfiora le case, droni speciali a Pian di Mugnone per "mappare" le rocce a rischio

di Redazione Firenze

	Il masso precipitato a pochi centimetri dalla casa e il professor Nicola Casagli
Il masso precipitato a pochi centimetri dalla casa e il professor Nicola Casagli

Firenze, il team del professor Casagli passa al setaccio la collina di Fontelucente da cui si è staccato l'enorme masso che ha imposto la chiusura della Faentina

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FIRENZE. «Per riaprire la strada la Città metropolitana dovrà fare quello che in gergo si chiama un disgaggio, cioè rimuovere i blocchi instabili». E per farlo, prima la collina di Fontelucente da cui è crollato il masso enorme che ha imposto la chiusura della Faentina dovrà essere passata al setaccio dai droni e dai laser di Nicola Casagli, docente di geologia all’università di Firenze diventato una specie di autorità in caso di emergenze ambientali.

Il prof è il massimo esperto italiano e non solo di frane, smottamenti, slavine e disastri, negli anni è diventato perfino un volto tv per aver avviato i monitoraggi in alcune delle grandi emergenze ambientali del Paese, dalla Concordia a Ischia, dal rischio tsunami a Stromboli fino a Rigopiano. Già ieri sul posto sono arrivati i tecnici della Città Metropolitana, quelli del Comune di Fiesole, la Protezione civile e appunto la squadra di geologi del suo team specializzato in protezione civile.

Stamani i droni, guidati da Guglielmo Rossi, entreranno in funzione per monitorare il costone della montagna, con lo scopo di mappare la morfologia della vecchia cava sotto Fontelucente e verificare se ci sono altre rocce a rischio distacco così che poi la Città Metropolitana possa intervenire rimuovendo eventuali massi instabili per poi riaprire la Faentina. «La parte alta della vecchia cava – spiega Casagli – deve essere bonificata. Prima però dobbiamo lavorare noi. Lo faremo già da domani (stamani, ndr) se necessario utilizzando un drone dotato di uno speciale laser scanner che riesce a penetrare la vegetazione e a ricostruire in 3D la mappatura del costone di montagna. Questo permetterà di capire se ci sono blocchi instabili da rimuovere o aree in cui installare barriere. È un lavoro per cui servirà qualche giorno e che cercheremo di fare il più in fretta possibile proprio per riaprire una strada importante come la Faentina».

Quel crollo non è stato uno scherzo. Difficile, da un primo sopralluogo, che sia stato il ghiaccio o la neve a innescare la frana. «Lì c’è una vecchia cava. Il masso è crollato dall’alto e non ha travolto la casa solo perché ha incontrato prima degli arbusti e poi ha concluso la sua corsa su un piccolo pianoro retrostante l’edificio che lo ha rallentato, ma al momento non sappiamo se ce n’è un altro più grande o più aerodinamico pronto a crollare, per questo la strada deve restare chiusa e le abitazioni evacuate».
 

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