Il Tirreno

Firenze

Caso irrisolto

Mostro di Firenze, un altro mistero: “sparisce” la tenda dell’ultima coppia uccisa

di Matteo Leoni
La piazzola degli Scopeti, teatro dell’ultimo duplice omicidio
La piazzola degli Scopeti, teatro dell’ultimo duplice omicidio

La canadese non era nella scatola aperta in tribunale nel gennaio 2024

27 aprile 2024
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FIRENZE. Non era la tenda dove furono aggrediti Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, le ultime vittime dei duplici omicidi del cosiddetto mostro di Firenze, uccise a Scopeti nel settembre del 1985. Lo scorso gennaio, durante un udienza appositamente convocata in corte di assise, furono aperte due scatole che avrebbero dovuto contenere i reperti relativi al delitto, con lo scopo di restituirne alcuni alla figlia della Mauriot. Saltarono fuori anche la base e la copertura interna di una tenda. Però adesso è emerso che non si trattava della canadese della coppia, ma di una tenda che venne sequestrata dopo il delitto, nell’ambito delle indagini nel 1986, a Salvatore Vinci, all’epoca tra gli indiziati.
Le scatole
Le due scatole erano catalogate con i numeri 53079 e il 53070. In una delle due c’erano degli abiti, probabilmente appartenuti a Nadine Mauriot, tra cui una camicetta da donna, un maglioncino e un giubbotto di jeans. Reperti per i quali il giudice aveva dato il via libera alla restituzione, ma che poi non sono mai stati richiesti dai legali dei parenti di Mauriot, avvocati Vieri Adriani e Gaetano Pacchi. L’udienza in corte di appello era stata fissata dopo che la figlia della donna francese, Anne Lanciotti, aveva chiesto di poter recuperare alcuni oggetti: una macchina fotografica Nikon, 17 fotogrammi scattati, 16 diapositive, un pezzo di pellicola e degli appunti scritti. Immagini che avrebbero potuto aiutare a ricostruire i movimenti dei francesi, prima di essere trucidati nella piazzola degli Scopeti. Niente di tutto questo però venne trovato nelle due scatole. E adesso si scopre che quella che gli avvocati pensavano fosse la tenda della coppia non lo era. Si trattava invece di una tenda molto più grande, appartenuta a Salvatore Vinci. Oltre alla base e alla copertura interna c’era anche un sacco con i paletti. Una verità in linea col fatto che sulla copertura interna della tenda contenuta nella scatole non c’erano né il segno del taglio del coltello né i fori dei proiettili sparati con la Beretta calibro 22, diventata una firma del cosiddetto mostro di Firenze. Circostanza che in un primo momento fece addirittura pensare alla possibilità di nuovi scenari in relazione alla ricostruzione del delitto avvenuto in una piazzola a Scopeti, nel comune di Rufina sulle colline intorno a Firenze, come venne sottolineato nell’occasione dagli avvocati Antonio Mazzeo e Valter Biscotti, che erano in aula al momento dell’apertura e che da tempo si battono per una revisione del processo terminato con la condanna del postino Mario Vanni. E invece si trattava di un’altra tenda.
Mistero
Al momento non sarebbe dato sapere dove si trovi la piccola canadese che fu teatro del terribile duplice omicidio. Quasi certamente dovrebbe trovarsi in procura, dove sono custoditi alcuni dei reperti. Una possibilità è che il reperto sia confluito tra quelli del procedimento che era stato iscritto nei confronti del “legionario” Giampiero Vigilanti, che è stato – insieme al medico Francesco Caccamo – l’ultimo degli indagati nell’inchiesta, archiviata, sui duplici omicidi. A fare ordine nel mare di reperto sul caso del mostro, che nel tempo sono stati sparsi tra archivi della procura e della questura, ci stanno provando le pm Ornella Galeotti e Beatrice Giunti. Proprio nelle sorse settimane si sono recate in questura per visionare alcuni dei fascicoli sul caso, in vista di un riordino e della creazione di un archivio digitale.


 

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