Il Tirreno

Firenze

Il caso

Accusata di aver finto di essere avvocata: patteggia figlia di Denis Verdini. I messaggi: «Appena arrivo in ufficio sei la prima a cui penserò»

di Pasquale Petrella
Accusata di aver finto di essere avvocata: patteggia figlia di Denis Verdini. I messaggi: «Appena arrivo in ufficio sei la prima a cui penserò»

Firenze, a denunciarla era stata una badante romena: messinscena, secondo l’accusa, per intascare una commissione di poche centinaia di euro

04 aprile 2024
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FIRENZE. Ha patteggiato in fase di indagine preliminare una pena a un anno di reclusione con la sospensione condizionale. Una procedura davanti al gip Agnese Di Girolamo che ha evitato la possibilità della costituzione di parte civile da parte della querelante. «Una procedura corretta legalmente ma che non ritengo giusta per la mia cliente», commenta l’avvocato Mattia Alfano. A ottenere il patteggiamento è stata Diletta Chiara Verdini, figlia dell’ex senatore di Ala, Denis Verdini, e sorella di Francesca, compagna del vicepremier Matteo Salvini.

La donna era accusata di tentata truffa e falsità materiale commessa dal privato per essersi finta avvocato e di aver addirittura falsificato una sentenza del tribunale del lavoro per convincere la sua cliente, una badante romena - ignara di essersi affidata a una falsa professionista - che la sua pratica stava andando avanti e che aveva vinto la causa. Una vittoria che prevedeva anche un risarcimento di 3400 euro. Ed è stato proprio il mancato arrivo di quei soldi e il lungo tira e molla con Verdini che aveva spinto a inizio 2023 la donna romena, da 17 anni in Italia, a rivolgersi all’avvocato Mattia Alfano.

La badante si era rivolta alla donna per portare avanti una causa di lavoro contro una famiglia presso cui aveva lavorato, che non voleva pagarle quanto lei riteneva che invece le spettasse.

Quando ha chiesto informazioni sull’andamento del procedimento, Chiara Verdini le avrebbe consegnato una sentenza, su carta intestata del tribunale di Firenze, che però sarebbe risultata un falso. Questo spiega perché, nonostante il presunto verdetto del tribunale fosse favorevole alla badante, lei non aveva mai ricevuto il risarcimento indicato.

Verdini avrebbe inviato alla badante anche false mail, intestate al “dipartimento finanze del Ministero della Giustizia”, ente che a suo dire avrebbe dovuto provvedere al pagamento di quanto spettava alla donna. In base alla missiva, il bonifico del pagamento, in realtà inesistente, era anche già partito.

Di fronte alle richieste sempre più pressanti da parte della badante, Verdini avrebbe risposto con una serie di messaggi, aventi tutti, secondo quanto ricostruito, il solo scopo di guadagnare più tempo possibile. «Ho un cliente e ne ho per un po’», o ancora «appena arrivo in ufficio sei la prima a cui penserò», «pratica istruita, io sono a Roma torno lunedì e ti chiamo». Ma non c’era nessuna pratica, tutto falso. Tutta questa messinscena, secondo l’accusa, per intascare una commissione di poche centinaia di euro. Alla fine la badante romena si è rivolta all’avvocato Mattia Alfano che, non appena è entrato in possesso del documento, ne ha compreso la falsità. Falsità che è stata avvalorata dagli uffici giudiziari dove è partito un altro procedimento, oltre a quello della querela della badante romena, per la quale ora non resta che la strada della giustizia civile per poter vedere riconosciute le sue ragioni da truffata.


 

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