Empoli, l'artiglieria di Ché Adams è irresistibile: azzurri beffati da un colpo da maestro
Il Torino espunga il Castellani con una magia dell'attaccante granata
EMPOLI. Un gol da fantascienza di Adams condanna l’Empoli. Che non fallisce la prova del nove, come l’aveva definita D’Aversa, sotto il profilo della prestazione ma paga a caro prezzo l’emergenza, perché le assenze sono sempre di più e sempre più pesanti, e anche la comprovata incapacità di sfruttare a dovere quanto crea. Non occasioni clamorosissime, stavolta, ma una quantità industriale di palloni scaricati nell’area del Torino tra corner (in doppia cifra) e cross. Niente di salto qualità, insomma, ma anche se perdere così fa male, la consapevolezza di poter arrivare al traguardo della salvezza resta. Se poi la fortuna girerà e dal mercato arriverà qualcosa (che, visti anche gli infortuni, serve) lo striscione potrebbe anche essere tagliato in anticipo.
Al via l’Empoli si presenta con l’abito di sempre, il 3-4-2-1, e i singoli in campo nel trionfo del Bentegodi dopo il grave infortunio di Pelleri (ovvero Colombo in avanti). Vanoli sceglie il 3-5-2 per il Torino e la sorpresa è Karamoh, alla prima da titolare, in attacco. L’avvio è guardingo per entrambe. Gli azzurri senza il loro riferimento in avanti scelgono il movimento (con scambi di posizione annessi) dei tre offensivi cui si aggiunge a Gyasi a prendere i lanci dalla retrovie. I ritmi non sono altissimi, il tasso di attenzione sì. L’Empoli fa qualcosa di più e qualcosa di meglio (al 16’ gol annullato a Ismajli per un precedente fallo di Maleh sul portiere), tanto che allo scoccare del 30’ gli angoli sono 7-0 e Milinkovic-Savic si è dovuto sporcare guanti e maglia su Anjorin (24’) e Colombo (26’). Quando il Toto sembra alle corde, però, mette fuori la testa. In senso letterale visto che Vasquez deve superarsi per dire di no prima all’ex Ricci (32’) e soprattutto poi a Sanabria (36’).
C’è ancora corrida, insomma. I granata cercano subito di aumentare il loro peso offensivo sganciando Vlasic per Gineitis (ora anche gli ospiti sposano il 3-4-2-1) e la ripresa si apre coi tiri di Colombo (fiacco) e Linetty (alto). Lo scambio di colpi prosegue, perché all’8’ è un superbo intervento di Viti a fermare Karamoh in campo aperto e subito dopo Cacace sparacchia male da due passi un pallone recapitato in area da Esposito e conteso da Gyasi ai difensori. Vanoli (al 19’) fa quello che per D’Aversa è una pia illusione: cambia l’attacco con Njie e Che Adams. Ed è quest’ultimo che (al 26’) s’inventa la rete che rompe un equilibrio apparentemente consolidato. Lo fa segnando addirittura da metà campo, dopo un contrasto perso da Maleh e Vasquez già (giustamente) fuori dai pali per bloccare l’eventuale, probabilissima ripartenza. Un’invenzione e un gran gol, insomma. Che lo stesso Adams rischia di bissare pochi secondi dopo e prima che il tecnico di casa provi a rilanciare i suoi con Grassi (per Anjorin) ed Ekonge (per Cacace). Sambia per Colombo, con avanzamento di Gyasi, e Konate per Goglichidze, con cambio modulo, sono le successive mosse. D’altra parte in panca c’è solo il ragazzino Campaniello (classe 2008) e la buona volontà, pur se unita a intenzioni altrettanto positive, stavolta non basta. l
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