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Cecina, si abbassa la saracinesca della “Bottega del Lotti”: «Il mondo è cambiato: andiamo in pensione»

di Michele Falorni
Il negozio e la famiglia (foto Falorni/Stick)
Il negozio e la famiglia (foto Falorni/Stick)

Il negozio di alimentari di Marina è un pezzo di storia, Dilvo: «Da ora in avanti mi dedicherò alle passeggiate in montagna»

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CECINA. Dal 1958, quando iniziò l’attività, sono passati 68 anni. Il 31 dicembre la “Bottega del Lotti” di viale della Repubblica, come da tutti è conosciuta, ha chiuso. Il futuro del negozio è ancora da scrivere, ma Dilvo – l’anima, con la moglie Islanda Piccirilli – lascia il lavoro ma non i clienti che nel tempo sono divenuti veri amici. La storia di questa gestione familiare merita di essere raccontata perché, all’ombra dei secolari pini, sono passati a riempire il carrello residenti, migliaia di turisti, ciclisti amatori e professionisti, qualche nome del piccolo e del grande schermo. Sempre accolti con la gentilezza, il loro biglietto da visita.

La storia

Alla fine degli anni Cinquanta il paese intero viveva il periodo più bello e Amerio Lotti, padre di Dilvo appassionato corridore dilettante, prese la licenza con la moglie Vanda Camerini e alzò la saracinesca davanti all’attuale edificio, dove una volta lavorava il barbiere Gennaro.

Il 15 settembre 1961, il trasferimento sull’altro lato della strada, luogo in cui la famiglia è rimasta fino a 2025. Era un altro mondo, perché i generi alimentari erano venduti sfusi, comprese la marmellata e la nutella per la gioia dei ragazzi. Chi acquistava, le riceveva incartate nel pergamino, un foglio oliato e resistente, in cambio di pochi soldi. I barattoli con le sorprese e le scritte multicolori sarebbero arrivati dopo. In paese, o come si dice oggi in centro, la vita pulsa. Gli anni difficili sono alle spalle, l’economia gira e le famiglie realizzano piccoli sogni. Cecina e Marina crescono e divengono località note, grazie al mare e alle idee degli imprenditori.

Dilvo, classe 1950, arriverà il 14 maggio 1982, la rileverà nel 1989 e fino al 2015 sarà dietro al banco e alla cassa, per passare poi il testimone alla terza generazione, ovvero alla primogenita Alessandra – l’altra figlia è Francesca – che in viale della Repubblica ha concluso l’avventura. Una curiosità: Amerio è uno dei fondatori della Ciclistica Cecina e della Fanfara dei bersaglieri. Dilvo e il ciclismo sono stati una cosa sola fino agli inizi dei Settanta, quando sceso di bici entrò alla Piaggio.

Tesserato per la squadra Ferretti Cucine, ha incrociato in strada tanti campioni non solo dell’epoca, a partire da Francesco Moser, che conosce di persona, e da Giuseppe Saronni, fino a Paolo Bettini. Dalle classiche alle corse di un giorno, passando per i grandi giri, conosce storie e retroscena. E, visto che in sella ha superato vie impervie e impegnativi tornanti, si intende anche di telai, rapporti, proporzioni ed evoluzioni dovute all’utilizzo di nuovi materiali.

«Andiamo in pensione»

«Dalla nostra bottega – afferma con le lacrime agli occhi – sono passati in tanti: Giovanni Battaglin, Antonio Salutini e Mario Berretta, tra i ciclisti, sono alcuni di questi. Più qualche stella del palcoscenico e tanti affezionati clienti. Sono contento di avere visto, nel tempo, ragazzine divenute madri e poi nonne. Abbiamo chiuso perché io ho 75 anni e mia moglie 70, il mondo è cambiato e noi andiamo in pensione. Da ora in avanti mi dedicherò alle passeggiate in montagna. Non faccio un’intera settimana di ferie dagli anni Ottanta».

Insomma, la famiglia Lotti ha lavorato parecchio e finalmente, quasi sette decenni dopo l’apertura, cambia vita. Numerosi sono i messaggi, anche scritti, che i Lotti hanno ricevuto, a testimonianza del loro impegno e della loro professionalità.

«Avete fatto la storia di questa comunità e reso un fondamentale servizio per decenni a tantissime persone. Di questo dovete andarne orgogliosi, perché siete un valore aggiunto e un punto di riferimento dal lato umano. Grazie di questo, vi rimpiangeranno in tantia, è uno di questi. Dilvo e la moglie hanno risposto con poche parole: «Le vostre prove di affetto ci hanno commosso, ci siamo sempre impegnati mettendoci il cuore. Sentirci circondati da stima e fiducia di tale portata fa sentire integrati nel posto in cui si vive».

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