Morì nell’esplosione della villetta alla California: l’idraulico condannato a quattro anni
Michele Splendiani aveva cambiato l’impianto gpl dell’edificio. È stato condannato per l’omicidio colposo di Martina Rossetti
BIBBONA. La scintilla e l’esplosione che squarcia la villetta alla California. Le fiamme, il fumo e le sirene. Poi, la corsa d’urgenza in ospedale. Cenere e dolore, nella piccola frazione del Comune di Bibbona. Martina Rossetti è morta in ospedale 42 giorni dopo, per le ferite riportate. Il compagno Giuliano Geri, anche lui in casa al momento della deflagrazione, è rimasto invalido al 95%. Era il 22 settembre del 2019 e oggi, a cinque anni di distanza, il giudice ha condannato Michele Splendiani, l’idraulico che fece i lavori sull’impianto del gas il giorno prima della tragedia, a quattro anni per omicidio colposo. Il pubblico ministero aveva chiesto due anni e sei mesi. Il suo legale, l’avvocato Federico Pazzaglia, l’assoluzione o, quanto meno, il riconoscimento delle circostanze attenuanti. In aula erano presenti anche i familiari di Martina Rossetti, compreso il figlio Samuele Piazza, tredicenne all’epoca dei fatti.
I fatti
L’esplosione al centro del processo di primo grado concluso ieri risale al 22 settembre del 2019. In casa c’erano Martina Rossetti, Giuliano Geri e Samuele, il figlio tredicenne di lei. Le indagini della sezione di polizia giudiziaria dei vigili del fuoco si sono concentrate da subito sulla cucina e, in particolar modo, sull’impianto gpl collegato a una cisterna esterna sostituito con una bombola mobile del gas. Questo perché i proprietari avevano deciso di smantellare il vecchio impianto rimpiazzandolo con un boiler elettrico per l’acqua calda e, appunto, con una bombola per il gas.
L’accusa
Il sostituto procuratore Pietro Peruzzi, nella sua requisitoria, ha sottolineato come «le perizie dimostrano che, sebbene la condotta del gas fosse stata chiusa, la stessa cosa non è stata fatta con le valvole di sicurezza. Non era d’altra parte stato posto il tappo cieco: quello che impedisce al gpl di uscire. L’unica chiusura presente era la leva di servizio sopra la cucina». In tutto questo «che la causa probabile (dell’esplosione, ndr) sia stato il fatto che quella leva è stata azionata inavvertitamente è accertato dalle perizie. E aprendo quella leva i vigili de fuoco hanno visto che c’era del residuo di gpl, quindi il serbatoio non era stato svuotato». Sull’innesco, invece, «si può ipotizzare una sigaretta o la scintilla di un elettrodomestico». Secondo il pm «chi ha lavorato sull’impianto non ha sezionato la tubazione e manca tutta una serie di presidi, per esempio il tappo finale, che avrebbe evitato l’evento». Per quanto riguarda la leva sopra la cucina, relativamente a un eventuale concorso di colpa per Martina Rossetti che potrebbe averla azionata, «il consulente ha sostenuto che quello non poteva essere un presidio di sicurezza per impedire la fuoriuscita di gpl». Per questo secondo il pm, che ha chiesto due anni e sei mesi per Splendiani, «è evidente il nesso tra i comportamenti (dell’imputato, ndr) e l’esplosione che ha causato la morte».
La difesa
L’impianto difensivo dell’avvocato Pazzaglia, d’altra parte, si è basato sulla negazione del nesso diretto di causalità tra «gli errori che potrebbe anche aver connesso Splendiani» con l’esplosione e la successiva morte di Martina Rossetti. «Splendiani aveva messo fuori servizio l’impianto gpl sostituendolo col boiler e la bombola. L’impianto era poi stato utilizzato sia il sabato sera a cena che la domenica a pranzo. Senza che fosse successo niente. La fuoriuscita di gas, quindi, c’è stata perché è stato aperto il rubinetto sul cucinotto che, fino a quel momento, era chiuso». Secondo Pazzaglia, insomma, l’aprire il rubinetto avrebbe interrotto il nesso causale tra l’azione del suo cliente e il reato che gli è stato contestato: l’omicidio colposo. Perché «senza l’apertura di quel rubinetto, che è la condizione per l’esplosione, l’evento non si sarebbe verificato. «Quindi, mancando la consequenzialità – ha detto l’avvocato Pazzaglia durante la sua arringa – Splendiani deve essere assolto». In caso di condanna, d’altra parte, il legale ha chiesto «l’applicazione del minimo della pena e l’applicazione delle attenuanti generiche».
La sentenza
Il giudice Andrea Guarini non ha riconosciuto né l’uno né le altre leggendo in aula il dispositivo con cui ha condannato l’imputato a quattro anni di reclusione (circa il doppio, dunque, di quanto aveva chiesto il pm) oltre al pagamento delle spese processuali. Ha quindi disposto una serie di provvisionali rimandando alla sede civile per i risarcimenti.
Le parti civili
Per quanto riguarda le parti civili, l’avvocato Bruno Neri (legale di Samuele e Mario Piazza, oltre che di Valentina Rossetti, sorella di Martina, mentre il padre Prisco è seguito dall’avvocata Alessandra Pisano) aveva d’altra parte chiesto che si andasse «oltre i due anni e sei mesi di condanna chiesti dal pm». Anche perché, secondo l’avvocato Enrico Marinai, legale di Giuliano Geri, «non solo le pratiche di sicurezza, ma anche il buonsenso avrebbe suggerito di sigillare il tubo». Detto ciò, alla luce della sentenza e in attesa delle motivazioni, l’avvocato Federico Pazzaglia sottolinea l’intenzione di ricorrere in appello.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=4979c55)