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Quattrocento partite tra i pali del Lido: il record di Pieraccini

di Massimo Guidi
Quattrocento partite tra i pali del Lido: il record di Pieraccini

Società e Comune gli hanno donato una targa

21 febbraio 2023
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VIAREGGIO. Al Lido di Camaiore ci era arrivato quasi per caso. I Cavallucci in quell’ormai lontano 2010 militavano in Terza Categoria ma Diego Pieraccini, che era stato messo in lista di svincolo dallo Sporting Bozzano, aveva accettato con entusiasmo l’invito di alcuni amici che giocavano in gialloblù, senza stare a pensare troppo alla categoria. Per lui l’importante era continuare a giocare a calcio o meglio continuare a volare tra i pali di una porta. Un amore nato quasi per caso ma che è arrivato senza crisi fino ad oggi. E domenica scorsa Diego, viareggino, 34 anni a ottobre, contro il San Macario ha disputato la gara numero 400 con la formazione lidese, entrando di diritto nella “hall of fame” della società al fianco, tanto per fare un nome, del “mito” Mario Santini. Il Lido di Camaiore ha festeggiato l’evento prima dell’inizio della gara con la consegna di una targa da parte del presidente del club Ugo Dini e dall’assessore allo sport del Comune di Camaiore, Luca Mecchi.

Cosa ha provato?

«Un po’ di emozione per il raggiungimento di questo traguardo che mi piace condividere con tutto il gruppo».

Avrà comunque una dedica particolare da fare?

«A mia moglie Debora, che ha tanta pazienza, e al nostro Nicolò».

Quindi tra qualche anno avremo un nuovo Pieraccini tra i pali?

«È presto, il bimbo ha solo due anni. Spero solo che abbia grande passione per lo sport, quale non ha importanza».

Lei a quanti anni ha iniziato a giocare a calcio?

«Avevo 6 anni. I primi calci li ho tirati con la Ninfea e la V2. Poi, il settore giovanile con Lido di Camaiore, Massarosa e Stiava prima di andare al Bozzano in Promozione e di seguito allo Sporting Bozzano».

Ha sempre ricoperto il ruolo di portiere?

«Dai tempi della V2 in poi sempre».

Portiere per caso o per scelta?

«Vedevo che i portieri erano gli unici tra i giocatori che potevano indossare cappellino e guanti e allora decisi che quello era il mio ruolo. Un modello? È sempre stato Frey anche perché sono tifoso della Fiorentina».

Ma veniamo alla sua bella storia con il Lido: come è nata?

«Lo Sporting Bozzano, che giocava in Prima categoria, aveva puntato su Carpita e io ero stato messo in lista di svincolo. Quindi, per non smettere decisi di finire la stagione con il Lido dove giocavano alcuni miei amici e dove fui ben accolto dal tecnico Monga».

Perché ha poi scelto il Lido per sempre?

«Mi sono trovato subito bene. Società impeccabile e impianti molto belli. C’erano tutte le condizioni per restare».

È vero che al Lido non percepite rimborsi spese?

«È la verità. Così come è vero che non ci manca niente, grazie anche a Corrado Quadrelli un dirigente che ci tratta come figli».

Ricorda la prima partita giocata a guardia dei Cavallucci?

«Sì, è stato un Lido-Montagna Seravezzina nella stagione 2009/2010 nel campionato di Terza Categoria».

E la partita che ricorda con maggior piacere?

«La finale dei playoff del campionato di Seconda categoria della passata stagione vinta contro il Montenero».

Nella sua carriera si è fatto una solida fama di para rigori...

«Nella stagione prima del covid ne ho neutralizzati nove di fila, credo anche questo un piccolo record».

E qual è il suo segreto per parare i rigori?

«Il lavoro fatto nel corso degli anni con Graziano Vassale, il nostro allenatore dei portieri. Ha corretto tutti i miei difetti a livello tecnico, e ne avevo tanti, spiegandomi anche come battezzare da quale parte tirerà il rigorista facendo attenzione alla postura con la quale si approccia al tiro».

Tornando alla famiglia c’è qualcuno che viene a vedere le partite?

«Con il bimbo piccolo mia moglie viene raramente. Chi invece non salta una partita è mio papà Stefano. Mamma Antonella mi ha accompagnato agli allenamenti fino a che ero ragazzino, acqua o vento non me ne faceva saltare uno. Poi non è più venuta perché ha paura di vedermi subire un infortunio».

Ha già pensato fino a quando continuerà a giocare?

«Fino a che ci sono gli stimoli e soprattutto fino a quando regge il fisico».

Dopo le piacerebbe comunque rimanere nell’ambiente?

«Mi piacerebbe per trasmettere ai giovani portieri il modo di stare in porta».


 

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