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Gazzoli, da Viareggio alla Serie A all’ultimo tuffo: «È la mia rivincita da allenatore»

L’ex giocatore di Empoli e Pisa sarà il preparatore dei portieri alla Cremonese: «Avrei dovuto esordire con il Genoa, ringrazio Alvini che mi porta con lui»


13 giugno 2022 Massimo Guidi


Viareggio Massimiliano Alvini è nel destino di Massimo Gazzoli. Nell’estate del 2015 l’ex portiere viareggino di Empoli, Pisa, Lucchese, Massese, Carrarese, Genoa, Lumezzane, Viareggio e Prato appesi i guantoni al chiodo aveva iniziato la sua seconda vita calcistica occupandosi della preparazione dei portieri della Pistoiese allenata dal tecnico di Fucecchio. Sette anni dopo Gazzoli (47 anni nel prossimo luglio) arriva in serie A al seguito di Alvini – con il quale aveva già lavorato a Perugia – nuovo tecnico della neo promossa Cremonese.

Quella serie A sfuggita a Gazzoli da calciatore nel luglio del 2005 quando il suo passaggio dal Genoa al Messina (allora nella massima serie) era stato vanificato dalla condanna del Grifone per illecito sportivo che aveva portato a rendere nulli i trasferimenti.

Come ha saputo che sarebbe approdato alla serie A nello staff di Alvini?

«Il mister mi aveva chiamato quando era quasi sicuro che sarebbe andato a Cremona. Dico quasi sicuro perché nel calcio la certezza si ha solo dopo la firma dei contratti. Mi ha detto che avrebbe potuto portare alcuni elementi del suo gruppo di lavoro. Tra questi anche il preparatore dei portieri visto che Nando Coppola, tra l’altro un amico, avrebbe seguito Pecchia al Parma».

Tra l’altro Alvini è stato il suo primo capo allenatore quando lei aveva iniziato ad allenare i portieri.

«Esatto. Era successo a Pistoia proprio nella prima stagione dopo che avevo smesso di giocare. Già perché Alvini è uno di quei tecnici che hanno fatto gavetta tra i dilettanti (tre campionati di Promozione, uno di Eccellenza ed uno di serie D vinti ndr) e che arrivano con merito alla massima divisione magari in mezzo allo scetticismo generale perché non hanno trascorsi da calciatore. Io lo conosco da tre anni e posso dire che oltre ad essere una brava persona è anche un allenatore raffinato, merita la serie A».

La serie A: il sogno di allenatori e giocatori che lei aveva solo annusato da calciatore.

«Il Genoa mi aveva ceduto al Messina, che faceva la serie A, nel luglio del 2005. Ero stato anche qualche giorno in ritiro e forse avrei anche esordito perché Storari era squalificato per la prima giornata ma poi tutto era saltato per le vicende legate alla famosa valigetta piena di soldi che aveva visto la condanna del Genoa per illecito. E con la condanna della società rossoblù erano stati invalidati anche tutti i movimenti di mercato effettuati».

È al corrente con quali portieri dovrà lavorare?

«Al momento no. Carnesecchi non resterà, quindi vedremo».

Pistoiese, Carrarese, Siena, Entella e Perugia le sue tappe da preparatore dei portieri. Qual è il più forte tra quelli con i quali ha lavorato?

«Chichizola. Una brava persona che ha grande cultura del lavoro. È arrivato a Perugia per mettersi in discussione e ha aiutato molto la squadra a crescere».

Tra i giovani portieri che ha visto in serie B chi consiglierebbe ad una società?

«Di Gregorio del Monza è sicuramente pronto per la serie A ma anche Turati della Reggina è un portiere molto bravo».

Cosa è cambiato nell’interpretazione del ruolo di portiere negli ultimi anni?

«Fino a qualche anno fa il portiere era visto come un elemento a parte. Ora fa veramente parte della squadra perché si allena di più con la squadra perché è chiamato a partecipare all’azione».

E cosa è cambiato nel ruolo del preparatore dei portieri?

«Si interfaccia di più con l’allenatore anche se ad esempio uno come Alvini lascia spazio ai suoi collaboratori. Per quanto riguarda il mio ruolo credo che bisogna capire che i protagonisti sono l’allenatore ed i giocatori e dunque bisogna sapere rimanere nell’ombra».

Per molti anni i portieri italiani erano considerati i più bravi del mondo, ora tranne qualche eccezione si preferisce gli stranieri. Perché?

«È un problema di cultura calcistico. Da qualche anno i portieri giocano all’80% con la squadra. Da noi i ragazzi vengono coinvolti poco nel farlo mentre nelle altre nazioni hanno cominciato da tempo a farlo. Un esempio: Meret è un portiere molto forte ma gli viene preferito Ospina perché funzionale al gioco della squadra. Mentre ad esempio Donnarumma, che comunque è un fenomeno, ha avuto la fortuna di lavorare in una società come il Milan dove Brocchi e Lazzarini (altro ex portiere viareggino nda) nella Primavera lo hanno abituato a giocare con la squadra».

Perché ha scelto di fare il preparatore dei portieri?

«A fine carriera mi ero posto qualche domanda. Mi piaceva continuare a lavorare sul campo ma mi sentivo più pronto per ricoprire un ruolo nel quale credo di esprimermi meglio».

E per il futuro potrebbe cambiare idea?

«No. Comunque credo che questo ruolo può essere ricoperto fino ad una certa età insomma fino a quando il fisico lo consente».

Tra le telefonate di congratulazioni da parte di amici e parenti ci sarà stata anche quella di suo fratello Andrea (direttore generale della Spal). Cosa le ha detto?

«Niente di particolare, mi ha detto che era felice per me. Ma del resto io e lui ci confrontiamo molto spesso. Mi hanno chiamato anche tanti amici per farmi le congratulazioni ed augurarmi un buon lavoro«.

Pensa che proverà emozione quando scenderà sul prato di stadi che hanno fatto la storia del calcio italiano come l’Olimpico o San Siro?

«Credo proprio che un po’ di emozione la proverò ma sarà sicuramente sarà questione di un attimo perché poi ci sarà da pensare alla preparazione dei portieri».

Lei riesce ancora a tuffarsi.

«Due o tre volte a Perugia ho disputato qualche partitella con la squadra. Sì riesco a tuffarmi ancora. Ma forse sarebbe meglio evitare…». l

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