Il Tirreno

Versilia

L’intervista

Turismo a Viareggio e in Versilia, Maurizio Lavetti (Hotel Palace): «Servono più voli e stabilimenti aperti anche a ottobre»

di Luca Pardini
L'hotel Palace e il direttore Maurizio Lavetti
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L'hotel Palace e il direttore Maurizio Lavetti

Il direttore dell’Hotel Palace fa il punto sull’estate 2026, sulle nuove abitudini dei viaggiatori e sulle prenotazioni per il prossimo anno: «Il cliente cerca un’esperienza completa, non soltanto una camera...»

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Oggi una nuova puntata dedicata ai signori del turismo, il ciclo di interviste ai proprietari o direttori delle principali strutture ricettive di Viareggio. 

VIAREGGIO. Direttore dell’Hotel Palace dal 2023, Maurizio Lavetti è un professionista di comprovata esperienza nel settore, con alle spalle anni di direzione di alberghi in Versilia e in Italia. Contattato da Il Tirreno, Lavetti ha fatto il punto sui risultati del 2026 mettendo in evidenza i servizi del Palace – bar e ristorante su tutti – che li hanno resi possibili.

Direttore, partiamo da un bilancio della stagione turistica appena conclusa. Com’è andata l’estate 2026 per il Palace? E quanto hanno inciso le tensioni internazionali?

«La stagione è andata bene, considerando il quadro internazionale. All’inizio le tensioni in Medio Oriente sembravano favorire le prenotazioni verso la nostra destinazione: chi rinunciava a viaggi in quelle aree, o in località raggiungibili da quelle aree, cercava alternative. Poi, però, abbiamo registrato una frenata. Il carovita ormai interessa tutte le fasce di reddito e si riflette sulle scelte di vacanza. Quanto alle provenienze, abbiamo osservato una lievissima flessione degli americani, compensata da altri mercati europei. Nel complesso il Palace ha mantenuto un andamento positivo».

La destagionalizzazione resta uno degli obiettivi più discussi a Viareggio. Che cosa serve per allungare la stagione turistica?

«Quest’anno siamo stati favoriti dal bel tempo, da marzo a ottobre. Ma il meteo non si può programmare. Servono collegamenti aerei adeguati: circa la metà dei clienti che arrivano nei quattro stelle di Viareggio viaggia in aereo. Se le compagnie aumentassero i voli e i posti disponibili anche in bassa stagione, contribuirebbero ad allungare la stagione. Un altro aspetto riguarda gli stabilimenti balneari. Occorrerebbe valutare le norme che ne regolano l’apertura, per consentire ad alcuni di lavorare anche in ottobre. Non tutti i nostri ospiti vengono per il mare: circa la metà usa Viareggio come base per visitare la Toscana, in treno o auto. Ma chi sceglie la città per la spiaggia si aspetta di trovare lettini, assistenza e qualche bar o ristorante aperto. I balneari devono però poter lavorare in condizioni sostenibili. E l’allungamento della stagione dovrebbe coinvolgere anche le altre attività cittadine. Servono poi eventi musicali e congressuali in bassa stagione. Va detto che Viareggio ha già una stagione molto lunga: quando racconto ai colleghi di altre località che lavoriamo a tariffe alte da maggio a settembre, restano sorpresi».

Oggi un albergo non offre soltanto camere. Quanto contano, nella scelta degli ospiti, servizi come il ristorante, il bar e la terrazza? E quanto sono frequentati anche dai viareggini?

«Dopo il Covid il nostro settore è cambiato, in positivo: le persone investono sempre di più nei viaggi e cercano esperienze complete. La Toscana è conosciuta per arte, paesaggi ed enogastronomia. Chi viene qui vuole anche mangiare bene, scoprire prodotti e sapori, stare in un ambiente piacevole. Per questo gli alberghi di fascia alta hanno investito molto nella ristorazione. Il cliente sceglie una struttura anche perché dispone di un buon ristorante, di una terrazza o di un bar capace di proporre cocktail particolari. Al Palace abbiamo lavorato per valorizzare la terrazza e gli ambienti al piano terra. Con la proprietà ci eravamo posti un obiettivo preciso: fare in modo che l’albergo non fosse frequentato soltanto dai turisti che vi soggiornano, ma diventasse anche un luogo per i viareggini. È successo: d’estate la clientela esterna ha rappresentato il 40% del fatturato complessivo di bar e ristoranti. Notiamo inoltre un fenomeno interessante: persone che scelgono di dormire in appartamento vengono da noi per la colazione, l’aperitivo o la cena. Alcune avevano già soggiornato al Palace e, pur scegliendo questa volta una sistemazione extralberghiera, vogliono continuare a vivere l’esperienza dei nostri servizi».

Guardando ai prossimi mesi e alla stagione 2027, quali segnali arrivano dalle prenotazioni?

«Al momento non riscontriamo dati diversi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le prenotazioni per i prossimi mesi sono più o meno allo stesso livello di quelle che registravamo dodici mesi fa. È un elemento incoraggiante, ma non significa che si possano fare previsioni certe. Monitoriamo l’evoluzione delle tensioni internazionali, perché possono influire pesantemente sui flussi turistici, anche rapidamente. Ricordo sempre, ad esempio, quello che accadde nel 1986, quando dalla Libia vennero lanciati missili verso Lampedusa: quell’episodio ebbe ripercussioni sulla presenza dei turisti americani in Italia. Oggi le possibili fonti di instabilità sono diverse e le conseguenze sui viaggi possono essere imprevedibili».

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