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Aeroporto militare di Pisa: due depositi per esplosivi e munizioni – Il progetto

di Danilo Renzullo

	Un addestramento dei Fucilieri dell’aria nella sede della 46ª Brigata Aerea (Foto Aeronautica militare)
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Un addestramento dei Fucilieri dell’aria nella sede della 46ª Brigata Aerea (Foto Aeronautica militare)

Un intervento dell’Aeronautica militare da sei milioni di euro per lo scalo: in ogni riservetta fino a dieci tonnellate di materiale bellico

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PISA. Il progetto è destinato a cambiare radicalmente anche il ruolo dell’aeroporto militare pisano. Non solo base d’eccellenza per il trasporto aereo tattico e strategico di personale, materiali, mezzi oltre alle funzioni di supporto logistico e per lo svolgimento di missioni umanitarie e sanitarie assicurate dalla 46ª Brigata Aerea, ma anche di immagazzinamento di esplosivi e munizioni.

Il piano

L’Aeronautica militare ha stilato un progetto da sei milioni di euro per la realizzazione di due depositi da realizzare nel sedime aeroportuale militare destinati, ognuno, alla conservazione di 10 tonnellate di materiale bellico. Ma non solo. Perché se la procedura per la realizzazione dei due maxi-depositi è già in fase avanzata – con l’appalto in fase di aggiudicazione a un raggruppamento temporaneo di imprese formata da due aziende della provincia di Trapani – il piano prevede in futuro la costruzione di altre quattro riservette dello stesso tipo per una capacità totale di 60 tonnellate di materiale bellico.

Un piano, specifica il progetto, per le esigenze della terza squadriglia dei Fucilieri dell’aria, unità dell’Aeronautica militare, distaccata alla 46ª Brigata Aerea.

Gli attivisti

«Riteniamo che questo progetto debba essere subito fermato e che tutte le istituzioni debbano immediatamente fare chiarezza – sottolineano Diritti in comune e Movimento No base contestando il progetto –. La questione riguarda in primo luogo la realizzazione, novità assoluta per l’aeroporto militare di Pisa, di ben due depositi di esplosivi. Oltre alle più basilari questioni di sicurezza, non solo per la presenza del materiale altamente pericoloso, ma di tutta la movimentazione connessa sulle infrastrutture di collegamento, strade, ferrovie e canali che saranno attraversati con molta più frequenza da bombe, missili e quant’altro di esplosivo possa essere contenuto in questi nuovi magazzini che andranno svuotati e riforniti. Siamo di fronte ad un ulteriore salto di qualità rispetto alla trasformazione delle funzioni che andrà a ricoprire l’aeroporto militare di Pisa e a come cambia il suo ruolo dal punto di vista strategico e logistico rispetto agli aspetti di guerra e di conflitto globale che stiamo vivendo».

Il progetto

Il progetto esecutivo, approvato lo scorso marzo, prevede la costruzione di due strutture in cemento armato, ognuna di 120 metri quadrati a forma di igloo, destinate allo stoccaggio di esplosivi e munizionamento, oltre ad un’area coperta per lo stoccaggio temporaneo del materiale e locali di servizio.

«Gli igloo saranno progettati per resistere alle sollecitazioni conseguenti all’esplosione accidentale di un magazzino posto alla prescritta distanza di sicurezza, senza crollare, in tutto o in parte e senza che al suo interno si verifichi distacco con proiezioni di parti che possono risultare pericolose per la sicurezza degli esplosivi immagazzinati nel fabbricato stesso», specifica il progetto che indica in 750 giorni la durata dei lavori.

Gli attivisti: le domande

«C’è una questione che riguarda direttamente la città, e in particolare i quartieri di San Marco e San Giusto – aggiungono Diritti in comune e Movimento No base –. L’aeroporto Galilei è un’infrastruttura militare ad uso civile che nello scorso anno ha visto quasi 6 milioni di passeggeri. Intorno allo scalo, vivono migliaia di cittadini e lavorano centinaia di persone. San Marco e San Giusto convivono da decenni con l’attività aeroportuale e con le sue conseguenze sul territorio. La costruzione di nuove infrastrutture per esplosivi e munizionamento impone domande precise: dove saranno collocati esattamente i depositi? Quali tipologie di materiali potranno essere immagazzinate? Quali valutazioni sono state effettuate sulle distanze di sicurezza? Quali possibili interferenze sono state esaminate rispetto all’aeroporto civile? Quali procedure di emergenza sono previste? Vogliamo sapere se il Comune e la Regione siano stati informati di questo programma, quali interlocuzioni abbiano avuto con le autorità militari e quali valutazioni siano state svolte sulle sue implicazioni territoriali».  
 

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