Il Tirreno

Grosseto

Tecnologia e natura

In Toscana c’è il cane-robot per difendersi dai lupi: «Gli ultrasuoni per tenerli lontani e difendere gli allevamenti»

di Maurizio Caldarelli
Uno dei prototipi
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Uno dei prototipi

In corso le sperimentazioni con i prototipi Remo e Romolo: un team dell’Università di Padova sta monitorando le reazioni dei lupi agli stimoli

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SEMPRONIANO. La tecnologia potrebbe venire incontro agli allevamenti e risolvere il problema delle predazioni causate da lupi o ibridi. Ormai da un anno, dal novembre 2025, è iniziata nel parco AnimaNatura di Semproniano, un centro di recupero alle pendici dell’Amiata, una sperimentazione con un primo prototipo di cane robot, chiamato Remo, mentre a settembre nel parco faunistico del Monte Amiata sono iniziati dallo scorso settembre i test con un secondo prototipo, Romolo.

Il team e i test

Un team di ricerca dell’università di Padova, coordinato dai professori Nicola Trivellin, Alessandro Pozzebon e Michele Scotton, sta monitorando la reazione dei lupi ai diversi stimoli in condizioni reali ma controllate, senza alcun rischio per gli animali.

I test svolti finora hanno dato indicazioni preliminari incoraggianti. Gli ultrasuoni hanno mostrato una buona capacità di provocare una risposta di allontanamento. Le luci stroboscopiche del robot hanno evidenziato reazioni diverse a seconda della frequenza di lampeggio e del colore utilizzati. Questi dati sono fondamentali per i ricercatori per capire quali combinazioni di stimoli siano più efficaci e come variarle nel tempo.

Allevamenti nel mirino: cosa fare

I progetti di ricerca Heimat e Melken sono finanziati da Regione Veneto e Veneto Agricoltura. Secondo una stima di Coldiretti nel 2025 sono stati colpiti almeno 60 allevamenti che hanno subito una o più predazioni nel corso dell'ultimo anno, con oltre 200 capi uccisi (tra pecore, agnelli, asini e vitelli). In un quinquennio sono stati quasi un migliaio di assalti a danno delle aziende zootecniche nella sola Maremma, colpendo in particolare gli allevamenti di pecore (che rappresentano circa il 95% dei casi). Negli ultimi sei anni la Regione Toscana ha erogato 1,8 milioni di indennizzi alla provincia di Grosseto. I deterrenti tradizionali, come le recinzioni elettrificate o i dissuasori acustici, riducono inizialmente gli attacchi.

La scarsa variabilità degli stimoli, però, porta ad una graduale riduzione dell’efficacia: il lupo si abitua, fino a diventare quasi indifferente alla loro presenza. E dunque la possibilità di un cane robot viene accolta con nuove speranze da chi periodicamente fare i conti con le predazioni.

La spiegazione degli esperti

«Il robot ha lo scopo di trasportare nella zona di intervento i dissuasori dotati di diverse tecnologie – spiega il professor Nicola Trivellin del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’Università di Padova – finora i risultati preliminari raccolti mostrano come gli ultrasuoni abbiano una buona efficacia. Lo scopo della nostra attività di ricerca è individuare quali soluzioni non letali siano più efficaci per allontanare il lupo dalle zone di pascolo. La prima fase del progetto prevede infatti l’analisi della risposta del lupo ad una serie di stimoli di tipo differente, ad esempio ottici e acustici, variati nel tempo e nelle loro caratteristiche. Al tempo stesso è necessario sviluppare dei sistemi di sensori che siano in grado di rilevare la presenza del lupo nell’ambiente alpino, in modo efficace, ma al tempo stesso con costo contenuto e in grado di operare con ridotto consumo energetico».

Remo e...Romolo

L’esperienza raccolta con Remo è servita per progettare un secondo prototipo, Romolo, più maturo ed affidabile, con cui è stata avviata una nuova campagna di test sul Monte Labro. «Una volta individuate le soluzioni più efficaci – continua Trivellin – prevediamo di sviluppare dei prototipi di sistema autonomo, capace di rilevare la presenza del lupo e attivare i propri dissuasori, così da allontanare il predatore dall’area di pascolo e al tempo stesso comunicare la presenza ad un sistema di monitoraggio controllabile da remoto. L’idea è di installare una rete di prototipi lungo il perimetro da proteggere».

I dissuasori sono alimentati da una batteria ricaricata con un pannello fotovoltaico, che garantisce una lunga autonomia anche nelle zone più isolate. Il progetto punta a sviluppare dissuasori che entrino in funzione solo quando un lupo si avvicina alla zona da proteggere, è quindi fondamentale per i ricercatori lo sviluppo di un sistema che sia in grado di operare in modo continuo, ma anche a basso consumo energetico grazie anche all’utilizzo di intelligenza artificiale per l’effettiva verifica della potenziale presenza del predatore. L’obiettivo è quindi quello di evitare falsi positivi, causati da altri animali sia selvatici che domestici, e limitare le azioni di deterrenza non necessarie. In una fase successiva, il progetto integrerà il sistema di deterrenza con un sistema mobile, una sorta di cane-robot, in grado di spostarsi sul terreno accidentato per meglio direzionare l’azione di deterrenza una volta che il lupo sia stato identificato.

Il robot potrà così trasportare le tecnologie di deterrenza, spostandole nelle zone di maggiore impatto e integrare sistemi di sensori per pattugliare l’area di pascolo. Dovrà essere in grado di muoversi in modo autonomo e di intervenire su chiamata dei nodi perimetrali in caso di necessità. «Il progetto prevede l'attività di due dottorandi di ricerca per un ulteriore periodo di 2 anni – conclude il professor Trivellin – Il robot in sé è un sistema commerciale (non sviluppato da noi) dotato di sensori e sistemi di deterrenza sviluppati dal nostro gruppo di ricerca interdipartimentale nell'ambito del progetto. Per il momento il progetto punta a sviluppare tecnologie utili alla riduzione delle predazioni, senza creare danni al lupo. Non si esclude, nel caso in cui la tecnologia confermi i risultati positivi finora ottenuti, una sua futura commercializzazione».

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