Camaiore piange Riccardo Corti, pittore del colore e delle forme – Lavorò anche nel cinema con Visconti
Aveva 74 anni: nato a Firenze, ma nel 1989 si era trasferito a Lido di Camaiore allestendo la sua casa atelier in via Roma
LIDO DI CAMAIORE. Lutto nel mondo dell’arte. Domenica ci ha lasciato il pittore Riccardo Corti, fiorentino di nascita, ma lidese di adozione. Era uno degli artisti di punta della galleria Mercurio Arte Contemporanea di Viareggio.
Chi era
Nato a Firenze nel dicembre del 1952, dopo la maturità classica, si trasferisce a Roma per lavorare nel cinema. È segretario di produzione di varie pellicole e poi, nel 1976, assistente alla regia di Luchino Visconti nel film "L’innocente". Nel 1979 dirige "Miguelonica", un proprio mediometraggio che viene presentato a Sorrento agli Incontri Internazionali del Cinema organizzati da Gian Luigi Rondi. Nel 1983 torna a Firenze e la pittura, coltivata da sempre sulle orme della madre Paola, astrattista, diviene la sua espressione quotidiana.
Il trasferimento in Versilia
Nel 1989 si trasferisce a Lido di Camaiore, dove allestisce la sua casa atelier in via Roma. Tiene una lunga serie di mostre personali e collettive che fanno circolare il suo nome tra gli addetti ai lavori e il pubblico che, nella nostra zona, impara a scoprire i suoi dipinti specialmente nelle mostre curate da Gianni Costa, direttore della galleria Mercurio, attiva dal 1996, cui lo lega un intenso e proficuo rapporto di collaborazione e presso la quale i suoi lavori sono tuttora esposti in permanenza.Alcune sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche, tra cui quella della Gamc di Viareggio; numerosi sono i critici d’arte e i personaggi della cultura che scrivono sulla sua pittura: da Salvatore Accardo a Umberto Tirelli, da Antonella Serafini a Lucio Scardino.
La sua pittura
Nella sua inconfondibile cifra stilistica, Corti raffigura, dipingendo a olio, pini esili ed elegiaci, fantasiosi agrumi in sezione, sensuali angurie, immaginifiche marine dai cromatismi accesi e bastoncini sospesi nel vuoto, autentico "logo" delle sue composizioni: tutto campeggia in uno spazio atmosferico fortemente evocativo, nel quale l’eleganza dinamica delle forme si unisce alla morbidezza delle sfumature. «Non rappresento mai la terra, ma solo ciò che da essa emerge, per una sorta di ricerca verso l’alto, verso il soprannaturale», ha sempre affermato Corti, tra l’altro appassionato cultore di astrologia, in riferimento alla sua produzione. La sua è una pittura molto più dell’immagine che della materia, lirica e dalla spiccata valenza simbolica, a un tempo meticolosa e propensa alla sintesi, nell’ambito di un’indagine estetica mai fine a se stessa. Una ricerca di armonia presente anche nella serie dei ritratti di grande formato, realizzati soprattutto tra il 2006 e il 2018, in cui Corti offre una raffinata rivisitazione del linguaggio della Pop Art: suggestivi dipinti in cui la verosimiglianza si sposa a un lucido tratto poetico interiore. Così affermava Riccardo Corti in un’intervista rilasciata al magazine ’D’Ex’ nel 2007: «Vivo di emozioni e sono felice di poterle comunicare attraverso la pittura. Ho visto cose bellissime nella vita, le ho metabolizzate e voglio trasmetterle agli altri. Quando muoio andrò al Padrenostro e lui metterà sulla bilancia i miei peccati, mentre sull’altro piatto io metterò i miei mille quadri e tutte le carezze che ho dato e ricevuto nella mia vita».
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