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Lo spettro delle aste

Consorzio romano vuole comprare 5 bagni tra Viareggio e Lido - Quali sono

di Gabriele Buffoni
Consorzio romano vuole comprare 5 bagni tra Viareggio e Lido - Quali sono

Nel mirino due stabilimenti sulla Terrazza della Repubblica. Il Tar della Toscana ha rigettato il ricorso presentato dalla società contro l’inerzia mostrata dai due enti comunali

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VIAREGGIO. Anche il Bagno Avvenire e il bagno Lido (noto come “Lidino”) sulla Terrazza della Repubblica a Viareggio sono finiti nel mirino dello stesso consorzio romano che aveva già manifestato intenzione di acquistare tre stabilimenti balneari a Lido di Camaiore (il bagno Flora, il Lido Verde e il bagno Pesce d’Oro). Si tratta del Consorzio Lido, una società consortile a responsabilità limitata (Scarl) che a gennaio ha portato davanti al Tribunale amministrativo della Toscana non solo il Comune di Camaiore ma anche quello di Viareggio.

Il motivo? Il «silenzio e l’inerzia», come si legge dagli atti processuali, dimostrati dai due enti municipali nella gestione della procedura, avviata su istanza di parte dello stesso consorzio, per il rilascio delle concessioni demaniali a uso turistico-ricreativo con cui la società romana puntava a ottenere l’assegnazione delle aree di litorale oggi occupate dai cinque stabilimenti. Nonostante la procedura sia stata infatti attivata (come previsto dal Codice della Navigazione che regola le concessioni balneari) anche il Comune di Viareggio – come già aveva fatto il Comune di Camaiore – ha dichiarato di trovarsi nell’impossibilità di concluderla «in ragione – si legge negli atti del Tar toscano – di un contrasto normativo venutosi a creare tra la norma nazionale regolante la quantificazione dell’indennizzo spettante al concessionario uscente e le nuove linee guida». Tradotto: il susseguirsi delle nuove norme (nazionali ed europee) non hanno permesso agli uffici dell’ente di avere un quadro chiaro su quelle che dovrebbero essere le regole per l’applicazione dei criteri per le aste pubbliche e sugli indennizzi. E per questo gli uffici hanno di fatto tenuto “in ghiaccio” la pratica. Troppo a lungo, almeno secondo il Consorzio Lido che ha presentato ricorso al Tar per tutte e cinque le pratiche. Ma che nel mese di gennaio si è visto rigettare ciascuna delle richieste di procedere con le aste pubbliche.

«Quanto decretato a gennaio dal Tar è sicuramente importante perché si è accertato che anche il Comune di Viareggio non è rimasto affatto inerte come sostenuto da questo consorzio, ma che sta procedendo nel rispetto delle leggi, senza favoritismi ma anche con la giusta cautela – dichiara il presidente dei balneari viareggini Tommaso Magnani – i nostri Comuni vivono di turismo balneare ed è necessario che l’ente sia molto attento alla materia. Non è un caso – sottolinea – che i Comuni che stanno già celebrando le gare, assumendosi una responsabilità molto pesante visto il quadro di incertezza in cui ci muoviamo, siano una minoranza: noi balneari siamo i primi che vorremmo vivere in una situazione più chiara, anche per quel che riguarda gli indennizzi, perché non è possibile fare attività d’impresa senza programmazione».

Resta però per i balneari la preoccupazione (ormai crescente) per una tendenza «a fare spesa in maniera indiscriminata sulle nostre coste da parte di grandi gruppi o consorzi di cui non si conoscono in maniera chiara i componenti e gli investitori. Purtroppo ormai è una realtà con cui presto o tardi dovremo fare i conti – racconta Magnani – nel momento in cui si apre un mercato, se non si stabiliscono dei limiti precisi e non viene chiarito il modello d’impresa che si vuole in un territorio, il rischio concreto è di veder scomparire la piccola impresa a carattere famigliare in favore di gruppi anche molto grandi che possono agire in modo speculativo, rivendendo la concessione ottenuta o sub-concedendo lo stabilimento ad altri gestori. In molti non capiscono che questo non garantirà la tanto sbandierata concorrenza, mentre oggi dal punto di vista dei consumatori la possibilità di scegliere tra tante piccole imprese balneari garantisce proprio un mercato più concorrenziale sia sotto il profilo dei prezzi che dei servizi offerti. E anche i nostri lavoratori – conclude – in queste nuove condizioni saranno a rischio, perché i rapporti con un grande gruppo piuttosto che con una famiglia di gestori non potranno essere diretti come oggi: i bagni saranno solo aziende per fare business, in barba al rapporto con il territorio che caratterizza il nostro modello di turismo diventato negli anni un’eccellenza». 

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