Infermieri e oss no vax sospesi in Toscana: l'Asl deve risarcirli – Perché il provvedimento è stato giudicato illegittimo
L’Asl Toscana nord ovest dovrà rimborsare alcuni operatori in servizio all’ospedale di Volterra e in altre strutture dell’alta Valdicecina
VOLTERRA. L’espressione chiave è contenuta alla pagina 27 della sentenza dei giudici civili del Tribunale di Pisa: “limbo normativo”. Un ennesimo pasticcio all’italiana che ora costringerà l’Asl Toscana nord ovest a rimborsare alcuni operatori sanitari no vax in servizio all’ospedale di Volterra e in altre strutture dell’alta Valdicecina che per un paio di settimane circa sono risultati illegittimamente sospesi dal servizio. E questo nonostante che sia stato acclarato che non avevano effettuato alcuna vaccinazione contro il Covid-19.
Cosa è successo
La vicenda è stata portata all’attenzione del tribunale civile da quattro infermieri e tre operatori sociosanitari che tra la fine del 2021 e il 2022 avevano subìto, a più riprese, lo stop alla loro attività lavorativa. Uno stop che – sostenevano nei loro ricorsi – era viziato da una serie di presunti aspetti illegittimi che lo rendevano non valido: mancata adeguato comunicazione della sospensione (per mail anziché per raccomandata), mancato rispetto di procedure di accertamento delle loro condizioni, trattamento discriminatorio, “coartazione delle libertà di autodeterminazione in campo medico” fino a un dichiarato “periodo di trascuratezza della propria persona” con crisi di pianto e insonnia nel periodo della sospensione. Un armamentario retorico tipico di posizioni no vax che – come molte altre volte – non è stato accolto dai giudici. Tuttavia, su un paio di aspetti formali, ad alcuni di loro è stata data ragione.
Cosa è stato deciso
In particolare per tre infermieri è stato dichiarato illegittimo il periodo di sospensione dal 15 al 28 dicembre del 2021. La data chiave è proprio quella del 15 dicembre, quando entrò in vigore il decreto legge che stringeva le maglie vista la recrudescenza dei contagi, prevedendo norme più severe come il green pass rafforzato (solo con vaccino o guarigione) e obbligatorietà della terza dose. Oltre a questo si prevedeva che da quella data responsabili dell’accertamento dei requisiti per il green pass non fossero più i datori di lavoro (quindi la Asl), ma gli ordini professionali, in particolare per quello degli infermieri. Ed eccolo qua il “limbo normativo” ricordato poco fa: gli infermieri che erano stati sospesi dall’Asl prima del 15 dicembre, avrebbero dovuto essere riammessi al lavoro dopo quella data, visto che l’azienda non era più titolata a fermarli e che, d’altra parte, ancora non era arrivato lo stop da parte dell’Ordine delle professioni infermieristiche. Per questo motivo i tre infermieri dovranno essere rimborsati dello stipendio di 14 giorni di lavoro. Per un’operatrice sociosanitaria, invece, il risarcimento arriverà ma per un altro motivo. Il decreto legge, infatti, faceva anche venir meno, sempre dal 15 dicembre, l’obbligo del datore di lavoro di valutare il cosiddetto “ripescaggio”, cioè individuare una mansione dove poter ricollocare l’operatore non vaccinato senza rischiare la diffusione del contagio. Esattamente quello che l’Asl non fece nella prima parte di sospensione dell’Oss, dal 1° al 15 dicembre, di fatto rendendo questo provvedimento illegittimo e quindi meritevole di risarcimento.
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