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L’intervista

Carnevale di Viareggio, Marialina Marcucci: «Una grande edizione, ora lascio. Candidata sindaco? Ho già detto come la penso...»

di Claudio Vecoli

	La presidente della Fondazione Carnevale Marialina Marcucci durante l’ultimo corso mascherato di sabato (foto Iacopo Giannini)
La presidente della Fondazione Carnevale Marialina Marcucci durante l’ultimo corso mascherato di sabato (foto Iacopo Giannini)

Viareggio, dagli incassi alla qualità dei carri fino alle polemiche sui verdetti: la presidente della Fondazione traccia il bilancio dell’evento e conferma che, dopo dieci anni, lascerà la guida dell’ente

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VIAREGGIO. È soddisfatta per l’andamento dei conti al botteghino e per la qualità dello spettacolo andato in scena sui viali a mare. Rivendica la scelta delle giurie “straniere” e si assume le responsabilità per i (contestati) verdetti di sabato. Conferma che, qualunque cosa accada, lascerà il timone della Fondazione. E, sul suo futuro, non nasconde di sentirsi sotto pressione (e «in enorme imbarazzo») per i tanti che le tirano la giacchetta perché si candidi a sindaco di Viareggio. Il giorno dopo la fine del Carnevale 2026, Marialina Marcucci parla a tutto campo dei suoi dieci anni alla guida della Fondazione. E traccia un bilancio più che positivo dell’edizione che si è appena conclusa.

Presidente, partiamo dai numeri. Che non sono ancora definitivi, ma che quanto a presenze e incassi parlano di un’altra edizione boom del Carnevale di Viareggio.

«Sono molto contenta di come sono andate le cose quest’anno. Non sono ancora in grado di dire se abbiamo o meno superato il record dello scorso anno perché i dati esatti li conosceremo solo nei prossimi giorni, ma è stata senza dubbio un’edizione straordinaria sia come presenze che come incassi. Ma il bilancio che mi interessa sottolineare di più è quello artistico: quest’anno ho visto una ulteriore crescita del livello delle opere in concorso. Non solo fra i carri di prima e seconda categoria, ma anche nelle mascherate di gruppo e in quelle isolate. Due categorie, queste ultime, che mi fanno dire che il futuro del Carnevale, grazie al vivaio straordinario che abbiamo, sia certamente assicurato».

A proposito di futuro. Quest’anno è scaduto il bando di concorso triennale che regolamenta tutta la macchina del Carnevale. Il prossimo bando lo scriverete ancora voi o lo lascerete a chi verrà dopo?

«Ci stiamo già lavorando. È una scelta che abbiamo fatto insieme ai carristi per fare in modo che possano lavorare con una relativa tranquillità. Calendario alla mano, il nuovo sindaco non sarà eletto prima di fine maggio-inizio giugno. E naturalmente a chi sarà eletto servirà un po’ di tempo per le nomine di enti e fondazioni. Questo significherebbe arrivare tardi con la consegna dei bozzetti e con tutti i tempi che la macchina del Carnevale prevede. Naturalmente il bando potrà poi essere modificato a proprio piacimento da chi subentrerà al nostro posto».

Scadenza triennale, promozioni e retrocessioni, compensi, premio di risultato: sarà un bando che ricalcherà quello che è appena scaduto?

«Abbiamo tirato giù una primissima bozza che è già stata consegnata ai carristi e dalla quale partiremo per un confronto. Comunque sì, direi che le linee guida restano quelle già presenti nel bando di concorso scaduto. Ora faremo passare una decina di giorni, poi ci incontreremo per entrare nei dettagli».

Il giorno dopo i verdetti non si può non parlare dei verdetti e delle polemiche che si sono scatenate. Non le chiedo un suo giudizio sulle classifiche perché non me lo darebbe, ma ritiene che le giurie così come sono composte adesso – e in particolare la controversa scelta di giurati tutti non viareggini – sia quella migliore?

«Naturalmente non giudico i verdetti, ma me ne assumo tutta la responsabilità. La giuria è composta da 60 persone di indubbie competenze che scelgo direttamente io e che fanno parte dei più svariati mondi: ingegneri, architetti, esponenti del mondo dei media, ricercatori, studenti universitari… In dieci anni ho portato al Carnevale di Viareggio circa 600 personalità da tutta Italia che hanno conosciuto la nostra manifestazione, si sono documentati e l’hanno approfondita e sono tornati via entusiasti di quello che hanno visto. È una scelta che rivendico. Se poi chi verrà dopo di me riterrà di modificarne l’impostazione, è libero di farlo».

Tocchiamo un nervo scoperto: il contestato rapporto con Lucca e un “gemellaggio” che a Viareggio proprio non piace (e neanche a Lucca)…

«Noi portiamo il Carnevale di Viareggio dove ci chiamano. In passato siamo stati a Milano con i nostri teschi di cartapesta oppure a Firenze per il loro carnevale storico. Ma siamo stati anche in paesi più piccoli dove siamo sempre stati accolti molto bene. Quella di farci conoscere un po’ ovunque in giro per l’Italia o per l’Europa è una nostra missione. La nostra presenza a Lucca vuol essere anche un modo per avvicinare al nostro Carnevale un turismo diverso - quello delle città d’arte - che non sempre si incrocia con quello che già ci frequenta. Lucca, poi, ha anche acquistato delle nostre maschere, con un ritorno economico per i nostri carristi e per la nostra manifestazione. Non c’è certo la volontà di spostare altrove il Carnevale di Viareggio. Non riesco a capire le ragioni di chi è contrario».

Facciamo un esempio concreto: in tanti hanno ritenuto che la volontà di far sfilare il Carnevale il sabato della grande pioggia fosse legato alla necessità di dover essere il giorno seguente a Lucca. Insomma, una sorta di sudditanza psicologica…

«Questo lo smentisco categoricamente. Lucca, con la decisione di sfilare quel giorno, non c’entra niente. In passato abbiamo spostato le sfilate a causa del maltempo o perché le previsioni meteo erano inequivocabilmente pessime fin dai giorni precedenti o quando ci siamo trovati di fronte ad una allerta meteo. In occasione di quel sabato pomeriggio, al contrario, le previsioni del giorno precedente non erano così negative. E abbiamo discusso fino all’ultimo se uscire o meno. Poi, per rispetto delle tante persone che erano venute a Viareggio ed avevano prenotato l’albergo o acquistato il biglietto in prevendita, abbiamo deciso di sfilare. Ma l’impegno a Lucca del giorno successivo non c’entra nulla».

Quella di sabato, dopo dieci anni, è stata la sua ultima sfilata da presidente. Che cosa le rimane dentro? Ed è proprio sicura di non avere ripensamenti?

«Sì, ripensamenti non ne ho. Sono stati dieci anni lunghi e bellissimi e ho dato al Carnevale di Viareggio tutto quello che dovevo e potevo dare. È stata una bellissima storia d’amore, la più bella che ho mai vissuto in vita mia. Ma come tutte le storie, anche questa deve concludersi. Vedo all’orizzonte tante persone che possono prendere il mio posto e portare avanti la manifestazione nel miglior modo possibile. Cosa mi porto dentro di quest’ultimo Carnevale? Sono romantica e dico il tramonto sul mare sullo sfondo dei carri».

E veniamo al futuro. Argomento scottante, visto che la tirano per la giacchetta da ogni parte. Si candiderà a sindaco come le chiedono in tanti?

«La mia posizione l’ho già espressa in tante occasioni e quella resta. Sento tanti fare il mio nome e sento una grande pressione su di me che, non lo nascondo, mi mette anche in enorme imbarazzo. Stasera (ieri sera, ndr) sarò a cena con tutto lo staff della Fondazione e al momento non voglio pensare al futuro ma al passato. E concedermi un po’ a quella nostalgia che a Viareggio si chiama “mi’ riordo”…»

C’è chi dice che, prima della decisione finale, aspetterà l’esito delle primarie del centrosinistra e, se non dovesse vincere Baccelli a cui è vicina, potrebbe scendere in campo…

«Non voglio commentare certi discorsi. Tutti i candidati, sia di centrosinistra che di centrodestra e presto anche dei civici, meritano rispetto. Non ci si candida se non ci si sente in grado di assumere una enorme responsabilità. E qui mi fermo…».

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