Il Tirreno

Versilia

Lutto

Addio a Giò di Torquà, il batterista che suonò per Mina alla Bussola

di Luca Basile

	Una foto di Giorgio Coluccini davanti al suo emporio-edicola e, a destra, insieme a Mina
Una foto di Giorgio Coluccini davanti al suo emporio-edicola e, a destra, insieme a Mina

Giorgio Coluccini gestiva l’edicola-emporio di Valdicastello Carducci

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PIETRASANTAÈ stato un grande musicista Giorgio Coluccini, per tutti Giò di Torquà, scomparso domenica all’età di 87 anni. Un batterista di straordinario livello chiamato ad accompagnare, negli anni d’oro della Bussola di Sergio Bernardini, le voci più importanti della musica italiana.

«Quella è la mia batteria Rogers: è da tanto che non la suono. Se ti va, ti faccio sentire qualcosa» disse una delle ultime volte che ci siamo incontrati. E in quella stanza, sommersa da spartiti e ricordi, Giò cominciò a “mulinare” ritmi ora lenti ora sincopati. Uno spettacolo. «Macché, sono invecchiato. Dovevi vedermi quando alla Bussola con l’orchestra suonavo per Mina» tagliò corto all’ennesimo complimento.

Già perché Giorgio Coluccini, empatico e ironico, gentile e schietto come pochi, prima di dedicarsi all’edicola emporio di famiglia, “Musica e Parole” (104 anni di attività e ancora oggi riferimento a Valdicastello), aveva appunto condiviso le sue notti, per decenni sul palco, con voci e personalità iconiche dello spettacolo italiano.

«Ho girato il mondo per 46 anni. Faticoso, ma bellissimo, anche se alla fine la passione prende a cazzotti la tua vita. Non mi sono mai sposato, non ho messo su famiglia, perché sarebbe stato da egoisti imporre questo genere di vita alle persone a te care», confessò Giò senza però lasciarsi andare al rimpianto.

E del resto perché mai cedere al rimpianto dopo avere suonato per Mina, Ornella Vanoni, Nini Rosso, Domenico Modugno, Johnny Dorelli, Lola Falana, Massimo Ranieri., Peppino Di Chiari giusto per citarne alcuni, o fatto da spalla ritmica a grandi personaggi come Valter Chiari, Renzo Arbore, Alighiero Noschese e Gigi Proietti?

«La migliore di tutte? Mina. Che voce. Una persona buona come il pane, forse inizialmente un po’ ingenua. La sera, finito lo spettacolo, giocava talvolta a carte, alla Bussola e perdeva spesso. Però, poi, tutto finiva per gioco e nessuno reclamava quei debiti. Cantò 44 giorni ininterrottamente, ogni sera: mai un abbassamento di voce. Seppe che mia madre Leontina lavorava di uncinetto: si ritrovò in regalo una sciarpa nera. Sai quante volte l’ho poi vista quella sciarpa, negli anni successivi, al suo collo in televisione? Anche Ornella Vanoni era, un’ottima voce, ma Mina non aveva eguali. La Carrà? Una grande professionista: sapeva fare un po’ tutto. Molto affabile. Adorava scherzare», disse a epilogo di una lunga chiacchierata.

E quando gli chiedevi se la sua vita era poi stata così come immaginata da ragazzo, rispondeva senza esitare. Con un sorriso. «E’ stata la vita di Giò di Torquà e ogni riferimento a mio padre Torquato è ovviamente voluto: un ragazzo che come suo fratello – morto alcuni fa e capace di suonare fino a 16 strumenti – adorava la musica e che è partito da un paesino, Valdicastello, per ritrovarsi ad accompagnare i più grandi cantanti dell’epoca. Era il mio sogno. E si l’ho vissuto. Ho fatto tanti sacrifici, ma dai, ammettiamolo, me la sono anche goduta tanto».

I funerali di Giorgio Coluccini sono fissati per questo pomeriggio alle 15, nella chiesa del paese. 


 

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