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Forte dei Marmi "taglia" le feste sulla spiaggia, la protesta: «Così perdiamo 500 posti di lavoro»


	Una festa in spiaggia al Maitò Beach di Forte dei Marmi (foto d’archivio)
Una festa in spiaggia al Maitò Beach di Forte dei Marmi (foto d’archivio)

Contestate le ordinanze che prevedono restrizioni ai party negli stabilimenti balneari: domenica mattina presidio al Mercato, di fronte al Fortino e al Comune

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FORTE DEI MARMI. In piazza - ma anche al mercato e davanti al municipio - per dire stop alle restrizioni decise dall’amministrazione comunale di Forte dei Marmi per le serate in spiaggia. La guerra delle ordinanze anti-feste on the beach fa segnare un altro capitolo. Domenica mattina dalle 9 alle 12 gli operatori che spingono per avere minori restrizioni (soprattutto dopo il tramonto) all’interno degli stabilimenti balneari organizzeranno presidi per cercare di cambiare la politica imboccata con decisione dal sindaco Bruno Murzi. A manifestare tutto il loro dissenso saranno non solo i gestori degli stabilimenti balneari più attivi nell’organizzazione di feste notturne con i piedi nella sabbia. Ma anche il cosiddetto “indotto” (dalle aziende di catering a chi organizza eventi). Che domenica si ritroveranno fra i banchi dell’esclusivo mercato di Forte, nella piazza di fronte all’iconico Fortino e davanti alla sede del Comune. Obiettivo: far sentire tutto il proprio dissenso contro questa politica che - a loro dire - sta danneggiando l’economia turistica di Forte.

A farsi portavoce di questi interessi è Alessandro Sermattei, amministratore unico di My Maitò, che già ha contestato le ripetute ordinanze del primo cittadino. Che ha fatto due conti e ha provato a quantificare le conseguenze di certe decisioni in termini di occupazione. «Sono oltre cinquecento i lavoratori messi in ginocchio per le restrizioni volute dal sindaco di Forte dei Marmi per le serate in spiaggia», va giù duro l’ad di My Maitò.

Così l'attenzione si sposta sulla limitazione di dipendenti e fornitori conseguente al taglio drastico delle feste negli stabilimenti. «Il sindaco faccia una seria riflessione sulle scelte che ha voluto intraprendere», evidenzia Sermattei. Che poi aggiunge, entrando nel dettaglio: «Solo noi di Maitò abbiamo venticinque persone in meno a lavorare per il contenimento delle serate, a cui se ne aggiungono altrettante tra musicisti, fornitori, addetti al montaggio, sicurezza ecc. per un totale di cinquanta unità che si trovano a non operare. La concessione del nostro stabilimento rappresenta il 10 per cento di quelle presenti a Forte dei Marmi per cui il calcolo è rapido: 500 sono le persone colpite dalla restrizione, con incassi/stipendi e collaborazioni che saltano. È contento il sindaco di tutto questo?».

«A fronte poi di un'imprenditoria crescente – prosegue Sermattei – nei prossimi anni il paese è destinato a perdere la propria competitività se si impongono paletti: Maitò ha una clientela internazionale con possibilità di spostarsi altrove se non si diverte e individua località con maggior appeal. E come non abbiamo apprezzato noi la decisione del sindaco non è gradita neppure a tutte le aziende presenti _ e ce ne sono con mentalità aperta a innovare _ che hanno una visione decisamente imprenditoriale. Ma che, come noi, hanno comunque sempre mantenuto fede e rispetto alla tradizione dei luoghi, assicurando lavoro a persone del posto».

Insomma, un piccolo esercito che sembra intenzionato a far sentire la propria voce. E che domenica, in qualche modo, si conterà.
 

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