Camaiore, addio alla ristoratrice di tante star: in suo ricordo un brindisi tra amici
Emiliana Antonelli ha fondato col marito vari locali, l’ultimo a Capezzano
CAMAIORE. La sua cucina ha conquistato Renato Zero e Mina, Renato Pozzetto e Paolo Villaggio. Il 29 marzo avrebbe compiuto 67 anni ma da ieri mattina Emiliana Antonelli cucinerà per gli angeli. Lo annuncia il marito Riccardo Santini con il quale ha duettato in famiglia e nelle avventure lavorative contribuendo a scrivere la storia della ristorazione di questa terra. Partirono insieme dal Vignaccio, creato dal niente nel 1987 dapprima accanto alla chiesa della frazione camaiorese di Santa Lucia. Fu luogo simbolo di una tradizione che cambia passo, in nome di una cantina fatta di importanti etichette, trippa e foie gras. Di lei ricorderemo per prime le tagliatelle ai tre peperoni, nate nel desiderio di omaggiare i prodotti di stagione e insieme sfamare le bollenti notti estive.
Emiliana e Riccardo si erano incontrati giovanissimi all’allora Linus di Ponte di Sasso. Diciassette anni lei e un futuro da estetista, appena un anno in più lui, già avviato in sala sotto l’ala protettrice di Fernando Becagli. «Quando la vidi la prima volta – rammenta il marito – dissi al mio amico: questa ragazza me la sposo». E infatti sette anni dopo si sono scambiati la promessa che hanno mantenuto fino a ieri, quando alle 11 del mattino Emiliana si è spenta all’ospedale Unico della Versilia dove era ricoverata da martedì notte per una grave crisi respiratoria. Se ne è andata nel giorno di San Valentino, i primi di marzo avrebbero festeggiato 43 anni di matrimonio e mezzo secolo di vita insieme. Erano un tandem ben rodato. Dopo il Vignaccio ceduto nel 2006 arrivò infatti il Vignaccio al Mare al Cinquale, quindi l’Arcano del Mare a Lido di Camaiore, altre parentesi fino a Baccalà Vino e Merendino aperto nel 2020 a Capezzano Pianore. Fra gli allievi di Emiliana c’è sicuramente la figlia Nancy che continuerà a portare avanti le ricette della madre: i tordelli, i muscoli ripieni, le trippe con le quattro parti dello stomaco, il sugo d’anatra, la cacciagione di cui Emiliana andava tanto orgogliosa. Che se le chiedevi il numero di telefono non se lo ricordava, ma con ingredienti e dosi era capace di riconoscerli a occhi chiusi e ricordarseli anche dopo anni.
«Una volta andammo a Madrid e assaggiamo un ottimo coniglio all’aglio di cui capì subito la ricetta – racconta Riccardo – dopo quindici anni si mise in testa di inserirlo in menù. Era identico. Aveva un dono innato, come i profumieri che a naso riconoscono le varie note». Ad accompagnarla a Livorno per la cremazione stamani ci saranno il marito Riccardo, i figli Stefano e Nancy, i tre nipotini tanto amati Eloise, Sebastian e Laerte. Dopodiché gli amici potranno brindare al suo sorriso prossimamente, quando da Baccalà Vino e Merendino verrà organizzata una serata nella spensieratezza in cui le sarebbe piaciuto riunire i volti di sempre.
